“Le accuse mosse a Totò Cuffaro, da parte della Procura, non reggono: è questo quanto emerge dalla decisione del Tribunale del Riesame che ieri ha respinto l’appello che mirava ad aggravare la posizione dell’ex segretario nazionale della DC e del capogruppo della DC all’Ars, Carmelo Pace”. A dirlo è Gianpiero Samorì, segretario nazionale della DC.
La Dc torna a stringersi al suo ex segretario
“Il Tribunale del Riesame, respingendo tutte le istanze di ulteriori misure restrittive e le richieste di sequestri, ha ridimensionato le accuse avanzate dalla Procura, con l’impianto accusatorio che appare sensibilmente indebolito – continua Samorì -. La misura degli arresti domiciliari per Cuffaro rimane legata esclusivamente per il caso del presunto concorso truccato presso l’ospedale Villa Sofia. Per quest’ultimo capo di imputazione, saranno gli avvocati a valutare l’eventuale ricorso in Cassazione”.
“La Democrazia Cristiana, nel rispetto delle istituzioni e delle regole processuali, auspica che il procedimento possa proseguire nell’osservanza della legge e delle garanzie costituzionali. Riteniamo che, in questa fase, sia fondamentale mantenere un atteggiamento equilibrato e responsabile, confidando nel lavoro della magistratura e nel rispetto della presunzione di innocenza”, conclude.
L’attacco dell’ex segretario regionale Cirillo
“Quando la difesa della legalità ignora le decisioni dei giudici e insiste su accuse che non reggono, smette di essere garanzia e diventa accanimento. Se non fossimo davanti a un’inchiesta giudiziaria, ma a un caso medico, lo chiameremmo senza esitazioni accanimento terapeutico” rincara la dose Stefano Cirillo, dirigente DC ed ex segretario regionale recentemente dimessosi per favorire la transizione verso il congresso.
“È esattamente ciò che emerge dal caso Cuffaro. Il Tribunale del Riesame ha respinto i ricorsi della Procura di Palermo, cancellando le ipotesi di corruzione, associazione a delinquere , lasciando in piedi una contestazione marginale e circoscritta. Nonostante ciò, per mesi è stato alimentato il racconto di un presunto “sistema” politico criminale, una narrazione mediatica sproporzionata che ha prodotto un danno politico evidente e uno sconvolgimento di tutto il Partito”.
Colpita la Democrazia Cristiana
“Non è stata colpita solo una persona. È stata colpita la Democrazia Cristiana, dipinta come un’anomalia, una minaccia, una riedizione sospetta del passato. E questo è semplicemente inaccettabile. Non ci giriamo attorno, l’obiettivo non era solo giudiziario. La DC è stata criminalizzata attraverso ipotesi investigative smentite dai tribunali, alterando il confronto democratico, deformando il dibattito pubblico e delegittimando un soggetto politico”.
“Totò Cuffaro, con una vicenda giudiziaria nota, conclusa e definitivamente giudicata, non può essere trasformato in un bersaglio simbolico permanente. Né può essere usato come clava per colpire chi oggi fa politica nella Democrazia Cristiana”.
Rispetto della magistratura non è in discussione
“Non è in discussione il rispetto della magistratura, ma un uso dell’azione giudiziaria che confonde indagini e sentenze, e scatena processi mediatici di un giornalismo deviato dagli effetti politici irreversibili. Nessuno osi insinuare ambiguità, le vittime e gli eroi della lotta contro le mafie sono anche i nostri eroi. Saremo sempre dalla parte della giustizia, contro ogni criminalità e contro ogni mafia. Ma in una democrazia degna di questo nome i partiti si giudicano nelle urne, non nelle procure”, conclude.






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