A pochi minuti dall’inferno di Monreale le telecamere in corso Calatafimi inquadrano due scooter. Uno sta trasportando Massimo Pirozzo ferito in condizioni gravissime all’ospedale Ingrassia, l’altro è occupato da chi avrebbe preso parte alla carneficina e starebbe fuggendo via.  “Masì non mollare! Non mollare Masì… stiamo arrivando”. “A viristi ca a chiuivu già…”. Due frasi spezzate, pronunciate a distanza di pochi secondi. Voci che appartengono ai feriti e a chi aveva appena partecipato alla strage.

Vittime e assassini che, subito dopo l’inferno di piombo, percorrono insieme la stessa strada. E mentre qualcuno lotta per restare in vita, altri, poco dopo, proseguiranno la notte in centro storico all’Olivella, accanto al pub in cui a ottobre verrà ucciso Paolo Taormina, come se nulla fosse accaduto.

Succede lungo la strada che da Monreale conduce in città. È qui che le telecamere di un’attività di corso Calatafimi alta, quasi all’incrocio con via Fontana del Drago — l’arteria che porta dritta verso la cittadina normanna — fissano immagini e audio destinati a diventare atti d’indagine.

È l’1.33. La sparatoria è finita da appena due minuti. Nei filmati compaiono due scooter Honda Sh e una Bmw Gs nera. I primi a essere ripresi sono A. M. e Massimo Pirozzo. Quest’ultimo è gravemente ferito, sanguinante, forse già privo di vita. L’amico lo trasporta verso l’ospedale Ingrassia, in una corsa disperata contro il tempo: “Oh, ou Masì! Non mollare”. Viaggiano su uno scooter nero, lo stesso con cui Salvatore Calvaruso era arrivato a Monreale. Un mezzo preso al volo, il primo capitato a tiro, trasformato in un’ambulanza improvvisata.

Passano meno di dieci secondi e l’occhio elettronico intercetta un secondo Sh, questa volta bianco. In sella ci sono due giovani del quartiere Borgo Nuovo. Tra loro, come passeggero, Michele Acquisto, cugino di Samuel Acquisto, indicato come colui che avrebbe acceso la miccia della rissa.

È il quarto indagato in un procedimento parallelo al filone principale della strage. Parlano, ma le parole vengono coperte dal rumore del motore. Subito dopo arriva la Bmw Gs nera. A bordo ci sono quattro ragazzi dello Zen. Tre di loro — Samuel Acquisto, alla guida, Salvatore Calvaruso e Mattias Conti — dovranno rispondere del reato di strage. In sella con loro c’è anche M. D. F., cugino di Calvaruso.

«A viristi ca a chiuivu già», dice uno dei quattro rivolgendosi a Samuel Acquisto. «Picchì tu cucinu Michele, viristi?». La scena si ripete pochi metri più avanti. Un’altra telecamera riprende nuovamente i mezzi. Lo scooter con a bordo Pirozzo prosegue la corsa verso l’ospedale. Il secondo Sh, invece, rallenta e si ferma. «Oh oh, arriva!». La Gs lo raggiunge. M. D. F. scende dalla motocicletta e sale sullo scooter: «Oh figghiò, figghiò, figghiò, veloce!». Ripartono insieme. Poi un urlo: «Faccilla ghiccare a primo i tutti». Una frase che, per gli investigatori, potrebbe riferirsi alle armi utilizzate nella strage.

Da corso Calatafimi le strade si separano. I ragazzi dello Zen rientrano nel quartiere, cercando rifugio tra strade e palazzi conosciuti. Michele Acquisto, invece, si fa accompagnare all’Olivella, nel cuore del centro storico. Arriva alle 2. Raggiunge alcuni amici seduti nel locale accanto al pub O Scrucio. Lo stesso dove, nell’ottobre scorso, è stato ucciso il ventunenne Paolo Taormina, titolare del pub, colpito alla testa da un proiettile esploso a brucia pelo da Gaetano Maranzano. Anche lui, dopo quell’episodio di violenza, aveva proseguito la serata altrove, al Borgo Vecchio.

Con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato prima di Capodanno, la Procura di Palermo ha concluso gli accertamenti sulla strage di Monreale, avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 aprile scorsi.

Si tratta dell’atto propedeutico alla possibile richiesta di rinvio a giudizio e alla successiva celebrazione di un processo in corte d’assise (non si può più andare in abbreviato davanti al Gup, per questi reati) nei confronti dei tre giovani dello Zen Salvatore Calvaruso, oggi di 20 anni, Samuel Acquisto, di 19, e del ventunenne Mattias Conti.

Rispondono del reato di strage (pena minima 24 anni) per la morte di Massimo Pirozzo, Andrea Miceli e Salvatore Turdo, i primi due di 26 anni, l’altro di 23, colpiti mentre si trovavano tra la folla di giovani che frequentava il bar 365 di Monreale, poco distante dal Duomo famoso in tutto il mondo. I tre indagati sono accusati anche del ferimento di N. C. e G. B, che rischiarono anche loro di essere uccisi in quella notte di autentica follia.

I carabinieri della compagnia del paese a cinque chilometri da Palermo hanno ricostruito i fatti, in base alle testimonianze e alle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza: sostengono, nella corposa documentazione consegnata ai pm Maurizio Bonaccorso, Felice De Benedittis e Luisa Vittoria Cardinale, che a sparare siano stati Calvaruso e Conti mentre Acquisto avrebbe istigato gli altri due a premere il grilletto. Indagato a piede libero per rissa anche Michele Acquisto, cugino di Samuel, che risponde anche di reati legati alla detenzione e al porto illegale delle armi.

I difensori sono gli avvocati Corrado Sinatra, Riccardo Bellotta e Francesco Oddo, che ora avranno venti giorni di tempo per chiedere eventuali nuovi interrogatori, depositare memorie e ulteriori consulenze o testimonianze. Trascorso il termine, i pm potranno decidere se chiedere il processo, formulando le imputazioni.