Intelligenza artificiale, referendum e gli effetti sulla giustizia amministrativa, il boom di ricorsi per la carta docente per cui è stata interessata anche la procura della corte dei conti e la cronica mancanza di magistrati e personale amministrativo. Sono stati i temi analizzati dal presidente Salvatore Veneziano nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tar Sicilia. Una buona notizia, il tribunale a Palermo avrà una sede definitiva che verrà ammodernata e resa utilizzabile in ogni sua parte.

Tar, intelligenza artificiale nella giustizia

“La giustizia, settore nel quale l’intelligenza artificiale può essere usata, sotto vigilanza ministeriale, per organizzare i servizi relativi alla giustizia e semplificare il lavoro giudiziario e per le attività amministrative accessorie, rimanendo sempre riservata al magistrato ogni decisione sull’interpretazione e sull’applicazione della legge, sulla valutazione dei fatti e delle prove e sull’adozione dei provvedimenti”. Lo ha detto il presidente del Tar Sicilia Salvatore Veneziano nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in merito alle applicazioni informatiche e digitali all’attività amministrativa, comprese quelle avanzate. Il 1º agosto 2024 è entrato in vigore il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale che ha introdotto regole armonizzate per lo sviluppo e la messa in commercio di sistemi di intelligenza artificiale sul territorio dell’Unione europea. Nel 2025 il 23 settembre è entrata in vigore la legge sull’intelligenza artificiale con la quale l’Italia è divenuta il primo Paese dell’unione europea a dotarsi di un quadro normativo nazionale allineato con il regolamento europeo. “Nell’utilizzo dell’Ia, il legislatore ha fissato alcuni principi generali da rispettare: trasparenza, proporzionalità, sicurezza, protezione dei dati personali, riservatezza, accuratezza, non discriminazione, parità dei sessi e sostenibilità, non senza preoccuparsi di affermare che “l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale non deve pregiudicare lo svolgimento con metodo democratico della vita istituzionale e politica e l’esercizio delle competenze e funzioni delle istituzioni territoriali sulla base dei principi di autonomia e sussidiarietà e non deve altresì pregiudicare la libertà del dibattito democratico da interferenze illecite, da chiunque provocate, tutelando gli interessi della sovranità dello Stato nonché i diritti fondamentali di ogni cittadino riconosciuti dagli ordinamenti nazionale ed europeo”.

Tar, difficile stabilire se riforma avrà effetti indiretti su giustizia amministrativa

“Per la giustizia amministrativa il 2026 potrebbe essere l’anno di una riforma ordinamentale da lungo tempo attesa come affermato dal presidente del consiglio di Stato nella sua relazione sull’attività della giustizia amministrativa, lo scorso 10 febbraio, ha auspicato che si possa pervenire ad una proposta equilibrata e condivisa, tesa ad armonizzare le complesse funzioni del giudice amministrativo. Mi sembra oggi che tale autorevole auspicio possa essere considerato più vicino, che non in passato, alla sua realizzazione in virtù del clima di riforme che in questi anni ha riguardato sia la giurisdizione ordinaria, con la legge costituzionale approvata dal Senato e dalla Camera e sottoposta a referendum popolare confermativo, sia quella contabile”. Lo ha detto il presidente del Tar Sicilia Salvatore Veneziano nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Escluso in questa sede istituzionale qualsiasi commento personale sul merito delle riforme, per ovvio rispetto del processo di formazione del libero convincimento e della volontà popolare in corso, nei confronti dei poteri e degli organi costituzionali agenti e coinvolti – ha aggiunto Veneziano – non posso però fare a meno di pormi l’interrogativo se detti interventi riformatori abbiano sull’ordinamento della giustizia amministrativa effetti diretti, e la risposta mi sembra del tutto negativa, non risultando modificate le norme costituzionali che riguardano le magistrature speciali. O possano avere effetti indiretti eventualmente anche su quel confronto riformatore in corso. La risposta a questo secondo interrogativo mi sembra decisamente più difficile in quanto discendente da svariate variabili, tra le quali anche l’incognita dell’esito referendario; credo quindi che essa non possa che essere rinviata alla relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario 2027, ove la prospettiva dovesse in qualche modo concretizzarsi”.

Palazzo Benso acquistato dal demanio definitiva sede del Tar Sicilia

“L’anno 2025 ha posto le basi per la definitiva risoluzione della problematica relativa all’invecchiamento e deterioramento dell’immobile che ci ospita. Nel mese di dicembre 2025 è stato infatti stipulato il contratto di acquisto al demanio dello Stato, con fondi della giustizia amministrativa, di questo Palazzo Benso con definitiva destinazione a sede del tribunale amministrativo regionale per la Sicilia”. Lo ha detto il presidente del Tar Sicilia Salvatore Veneziano nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario questa mattina a Palermo. “La costituzione di un nuovo, e definitivo, titolo giuridico per la piena e libera disponibilità dell’immobile da parte del tribunale costituisce, infatti, il primo, ma indispensabile, passaggio per la definitiva risoluzione della problematica relativa alla messa a disposizione dell’Ufficio di un immobile adeguato e dignitoso rispetto alla funzione svolta e alle esigenze di chi vi lavora e lo frequenta – ha aggiunto il presidente – Successivamente a tale primo passaggio, dovrà infatti impostarsi un piano di interventi finalizzati al pieno recupero strutturale e impiantistico dell’immobile che dovrà svolgersi nei prossimi anni. Questo perché venga integralmente e sollecitamente recuperata all’uso per il personale di magistratura e di segreteria tutta la superficie acquistata attraverso il pieno adeguamento delle superfici oggi interdette per disposizione dell’Asp o del responsabile per la sicurezza sui luoghi di lavoro e la riconversione di spazi prima destinati ad archivio in spazi utili ad allocare postazioni di lavoro”.

Tar, in aumento i ricorsi soprattutto per la carta docente

“Nel 2025 sono stati depositati 2.612 nuovi ricorsi, in consistente incremento (+795 ricorsi, pari al +43,75%) rispetto al totale dei depositi dell’anno precedente. Detto dato risulta solo in parte bilanciato dal decremento dei ricorsi per motivi aggiunti diminuiti dai 250 dell’anno 2024 ai 152 del 2025 (pari a circa il -40%). Operando il confronto per materia tra i dati statistici dei nuovi ricorsi dell’anno 2025 rispetto a quelli dell’anno 2024, appare meritevole di segnalazione l’incremento dei ricorsi in materia di istruzione e insegnanti (+639), enti locali (+79), silenzio della P.a. (+48), appalti e revisione prezzi (+33), regione (+31), concorsi (+23) – oltre minori incrementi in materia di credito e risparmio (-38), accesso ai documenti (-25), militari e militarizzati (-21), armi (-16)”. Lo ha detto il presidente del Tar Sicilia Salvatore Veneziano nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario a Palermo. “Nel corso dell’anno 2025 sono stati definiti 2.555 ricorsi; da tale dato – tenuto conto della pendenza al primo gennaio 2025 (2.501 ricorsi) e del nuovo introito (2.612 nuovi ricorsi + 41 riaperture di fascicoli pregressi per sopravvenienze) – deriva una pendenza al 31 dicembre del 2025 di 2.599 ricorsi, con una differenza rispetto alla pendenza al 31 dicembre dell’anno precedente di +98 ricorsi, pari a circa il + 3,9%. Sono state tenute, dalle cinque sezioni interne, complessivamente 111 camere di consiglio e 111 udienze pubbliche, delle quali  2 udienze straordinarie per lo smaltimento dell’arretrato, articolate in 4 distinti collegi. Sono state pubblicate 2.359 sentenze, delle quali 231 sentenze brevi; 52 decreti decisori; 576 ordinanze cautelari e 179 decreti cautelari monocratici; 674 ordinanze e decreti collegiali; 115 ordinanze presidenziali e 150 altri provvedimenti monocratici. Per quanto riguarda i contenziosi, la maggioranze dei nuovi ricorsi sono stati proposti da insegnanti per il conseguimento del beneficio della cosiddetta “carta docente” che è letteralmente “esploso” nell’anno 2025 raggiungendo un numero di 600 ricorsi. Un contenzioso seriale che usualmente si conclude con esito negativo per il Ministero dell’Istruzione. Sul tema ho anche ritenuto di investire del fenomeno la procura regionale della Sicilia della corte dei conti. Nella materia degli appalti pubblici si registra un incremento nel numero dei nuovi ricorsi, in controtendenza rispetto all’anno 2024 (+22 per procedure di affidamento, oltre ad un +11 per revisione prezzi)”.

Tar, sezione Catania abbattuto arretrato

“La Sezione di Catania ha segnato un ulteriore decisivo miglioramento per quanto concerne il dato delle pendenze – diminuite a 2.134, rispetto alle 2.632 di fine 2024, con una differenza di -498 ricorsi pari al -18,92% – nonostante il significativo incremento di nuovi fascicoli depositati. Il numero dei nuovi ricorsi depositati nel 2025 è stato infatti di n. 2.835 ricorsi, con un incremento di 451 unità (pari a +18,86%) rispetto all’anno precedente, in cui i ricorsi introitati erano stati 2.386”. Lo ha detto il presidente Salvatore Veneziano nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Palermo. “Sono stati definiti 3.361 ricorsi e pubblicati n. 4.827 provvedimenti, contro i 5.691 dell’anno precedente – ha aggiunto Veneziano – In particolare, sono state pubblicate 2.766 sentenze, definendo 2.745 fascicoli, e 353 sentenze brevi, definendo 341 fascicoli; inoltre sono state depositate 286 ordinanze cautelari, 625 ordinanze collegiali, 39 ordinanze presidenziali, per complessive 950 ordinanze, e  129 decreti decisori. Inoltre sono stati adottati 150 decreti cautelari, 214 decreti presidenziali e altri 144 provvedimenti di vario tipo. Particolarmente significativo appare infine il saldo attivo tra sopravvenienze di 2.835 ricorsi, quindi notevolmente più alto del 2024 e sentenze pubblicate, pari a n. 3.119, conseguito in assenza di udienze straordinarie per la definizione di arretrato ultratriennale. Ritengo, quindi, che possa considerarsi definitivamente concluso lo sforzo compiuto nel corso dell’ultimo quindicennio per abbattere una mole di arretrato che nel 2010 ammontava a circa 70.000 pendenze e ancora a fine 2014 a 50.000 ricorsi. L’organico dei magistrati è rimasto invariato nelle 20 unità dell’anno 2024, su un organico previsto di 25 magistrati”.