Un “piccolo” investimento da parte del comune di Palermo potrebbe non solo risolvere un problema per tante famiglie ma apportare alla città vantaggi non indifferenti. Sono centinaia le persone, tra atleti, preparatori e parenti, che nei weekend si spostano dal capoluogo siciliano per andare dove ci sono impianti sportivi adeguati, alimentando così il cosiddetto turismo sportivo. Non è il caso della piscina comunale di Palermo nella quale, al contrario, non è consentito organizzare alcune gare di nuoto per la mancanza di alcune strutture.

Una fitta schiera di atleti palermitani chiede a gran voce l’installazione di una struttura che potrebbe dare loro la possibilità di gareggiare in competizioni internazionali anche a Palermo. A trarne vantaggio, quindi, non sarebbero solo i nuotatori della provincia palermitana, ma la città intera che potrebbe ospitare finalmente competizioni sportive riconosciute dalla Federazione Italiana Nuoto. La struttura, che in gergo viene chiamata “pontone”, consiste in una sorta di divisore mobile che permette la divisione della vasca in spazi più piccoli, diventando così conforme ai regolamenti della federazione del nuoto italiano. Sono oltre 70 i firmatari di una lettera aperta inviata al sindaco di Palermo, per chiedere che la piscina comunale si doti della struttura.

Il regolamento della Federazione Italiana Nuoto prevede che le competizioni invernali si svolgano in vasche da 25 metri al coperto, mentre quelle estive in vasche da 50 metri all’aperto. In Sicilia sono pochissimi gli impianti dotati di pontone che possono ospitare queste gare. I ragazzi, infatti, sono costretti ad andare a Caltanissetta o a Paternò per poter disputare le gare. La piscina comunale di Palermo non è adeguata ad ospitare nessuna delle due tipologie di gara. La vasca interna è troppo grande, mentre la vasca esterna non ha le tribune che consentono al pubblico di assistere alle gare e non ha spogliatoi. Con un pontone mobile all’interno, si potrebbe ovviare al problema delle dimensioni inadeguate della vasca e si raddoppierebbero le corsie, creando maggiori spazi per l’utilizzo della piscina da parte dei cittadini non-agonisti, “come se la città – sottolineano i firmatari della lettera – si dotasse di un’altra piscina”.

Gli atleti palermitani hanno più volte avanzato la richiesta al comune di Palermo ma quando tutto sembrava essere sulla via della soluzione, grazie all’intervento dell’ex assessore allo Sport Emilio Arcuri, la questione, a quanto riferiscono, sarebbe caduta di nuovo nel dimenticatoio.

Eppure il pontone costerebbe dai 70 mila ai 100 mila euro. “Una cifra – scrivono i firmatari della lettera aperta – irrisoria per una città come Palermo che fra l’altro avrebbe una positiva e immediata ricaduta positiva grazie all’aumento delle presenze legate al turismo sportivo”.

In assenza di questa struttura, oggi la piscina comunale di Palermo non può ospitare competizioni agonistiche che si svolgono quindi in altre parti della Sicilia. “Noi siamo costretti a spostamenti onerosi e faticosi – aggiungono i firmatari – per accompagnare i nostri atleti in giro per l’isola, in impianti idonei. E oltre al nostro disagio personale, Palermo perde potenziali introiti economici. Il turismo sportivo è infatti universalmente riconosciuto come valore aggiunto rispetto alla tradizionale offerta turistica, soprattutto in un settore di grande dinamismo e dal numero elevato di presenze come quello del nuoto agonistico. Non si capisce perché Palermo debba rinunciare a questa possibilità a fronte di una spesa inferiore ai 120mila euro”.