A quasi nove mesi dal drammatico naufragio del Bayesian al largo di Porticello, prende il via la fase decisiva dell’inchiesta: all’ufficio circondariale Marittimo di Porticello è stato convocato un incontro tecnico per fare chiarezza sull’accaduto dello scorso 19 agosto. Su disposizione della Procura di Termini Imerese, la notizia è stata notificata agli indagati, alle parti offese e ai difensori che potranno nominare consulenti tecnici e partecipare agli accertamenti.
All’incontro partecipano i magistrati Raffaele Cammarano e Concetta Federico, quest’ultima reggente della Procura in attesa del pensionamento del procuratore Ambrogio Cartosio previsto per giugno, insieme agli avvocati delle parti coinvolte. Sono stati regolarmente notificati l’avviso e la possibilità di nominare consulenti tecnici a indagati, parti offese e difensori, che potranno così prendere parte attivamente alle operazioni peritali.
Il naufragio e gli indagati
Il tragico naufragio ha provocato la morte di sette persone, tra cui lo stesso Lynch, sua figlia Hannah, il presidente di Morgan Stanley International Jonathan Bloomer con la moglie Judy, la coppia Chris e Neda Morvillo e il cuoco di bordo Recaldo Thomas.
Tre i nomi finora iscritti nel registro degli indagati: il comandante della barca, James Cutfield, l’ufficiale di macchina Tim Parker Eaton e il marinaio Matthew Griffiths, tutti di nazionalità britannica. Le indagini mirano a chiarire eventuali responsabilità nella dinamica che ha portato all’affondamento dello yacht considerato tra i più avanzati della sua categoria.
Presente all’incontro tecnico anche il collegio difensivo dei familiari del cuoco Recaldo Thomas. L’avvocato Mario Bellavista rappresenta la moglie della vittima, mentre i legali Vincenzo Senatore, Gerardo Fariello e Gabriele Giambrone tutelano gli altri parenti del giovane deceduto.
Bayesian, le operazioni di recupero iniziate il 3 maggio
Sono iniziate il 3 maggio e si protrarranno per circa 25 giorni le complesse operazioni di recupero del relitto del Bayesian, lo yacht di lusso affondato il 19 agosto 2024 nella rada di Porticello, a circa 50 metri di profondità. I lavori sono eseguiti dalle società olandesi Hebo Maritiemservice e Smit International, con l’impiego delle unità Hebo Lift 2 e Hebo Lift 10, specializzate nel sollevamento di carichi marittimi pesanti.
Prima di riportare lo scafo in superficie, per motivi di sicurezza è stato necessario procedere al taglio del gigantesco albero di 72 metri, tra i più alti al mondo. Una volta completato il recupero, sia il relitto sia l’albero sono stati trasferiti nel porto di Termini Imerese e posti sotto sequestro giudiziario, a disposizione della Procura che coordina l’inchiesta.
Durante tutta la durata delle operazioni, le ditte incaricate hanno mantenuto sul posto mezzi dotati di strumentazioni antinquinamento pronti all’uso in caso di emergenza. È stato utilizzato anche un drone dotato di sensori per individuare eventuali tracce inquinanti, insieme a un veicolo sottomarino telecomandato (ROV) per le ispezioni in profondità.
Le attività si sono svolte sotto la costante supervisione della Capitaneria di Porto di Palermo, con la presenza di unità navali della Guardia Costiera, supportate da pattuglie della Guardia di Finanza e dei Carabinieri. A tutela della sicurezza, l’area del naufragio era stata interdetta alla navigazione e ad ogni attività marittima nel raggio di 650 metri, come previsto da un’ordinanza emessa dalla Guardia Costiera di Porticello. Anche lo spazio aereo sopra la zona è stato chiuso da ENAC su richiesta della Guardia Costiera, per consentire l’uso del drone in sicurezza.
Per il monitoraggio ambientale, è stato attivo il personale dei nuclei subacquei della Guardia Costiera in collaborazione con l’ARPA, con campionamenti periodici delle acque circostanti per rilevare eventuali forme di contaminazione.
La gru in viaggio verso Porticello
La gru galleggiante principale utilizzata, Hebo Lift 10, una piattaforma da sollevamento pesante con una stazza lorda di 5.695 tonnellate, era partita da Rotterdam il 19 aprile ed è giunta in Sicilia nei primi giorni di maggio. A supportarla, è stata impiegata anche la chiatta da lavoro Hebo 2, proveniente da Ortona, dotata di attrezzature subacquee e di un rimorchiatore di supporto.






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