Una nuova indagine per Bea Navarra, la grafologa forense creata da Nunzia Scalzo, nel libro “Il Ragno nella tela”
Nunzia Scalzo ci ritenta e ci riesce: catapulta il lettore nei meandri della grafologia forense fra lettere, vocali e spazi interlinea che cominciano ad animarsi di vita propria sullo sfondo di fogli bianchi, rivelando “idiotismi” o affinità genealogiche.
Dopo il caso editoriale “La regola dell’ortica”, il secondo romanzo di Nunzia Scalzo

Dopo il primo successo, un vero e proprio caso editoriale, “La regola dell’ortica”, la scrittrice catanese riporta in libreria la grafologa forense Bea Navarra protagonista del “Il ragno nella tela”, un altro giallo “lento” in cui la suspense si alterna a riflessioni profonde sull’animo umano e a spaccati sul paesaggio e il modus vivendi siciliano.
Questa volta accanto ad un testo misterioso, corredato da altrettanti oscuri grafemi greci, le indagini di Bea si concentreranno su un inquietante quadro, un ginandro, una figura ermafrodita che compendia tratti femminili e maschili.
La nuova avventura della grafologa forense Bea Navarra
Ad accompagnare la vulcanica grafologa catanese nella nuova avventura ci sono gli amici di sempre: l’insostituibile giornalista Domenico e l’impeccabile esperta in chimica Erina. Questa volta un aiuto prezioso le arriverà anche dal figlio, studente di Astrofisica in Svizzera, capace di fornirle un punto di vista alternativo che la porterà a svelare la chiave del mistero. Il rigore scientifico e apodittico di Bea, supportato da adeguata strumentazione tecnica, ci consegnano una disciplina – la grafologia forense – che lungi dall’essere figlia di suggestioni psicologiche è in grado di determinare con evidenza empirica falsari e manipolatori e vittime di raggiri. Fra una perizia e una scoperta, il lettore è preso per mano e accompagnato fra gli spaccati e i sapori della cucina siciliana, evocati con forza quasi sinestetica.
L’archetipo della donna siciliana
Bea Navarra non è l’alter ego di Nunzia Scalzo, incarna l’archetipo della donna siciliana resiliente, irruente e dotata di una capacità di problem solving quasi filogenetico.
Il ritmo narrativo nei romanzi di Scalzo tende più verso il racconto introspettivo che l’accelerazione del genere “poliziesco”, l’uso del dialetto non è ornamentale ma funzionale alla dinamica espositiva.
Nel fecondo panorama del “giallo” siciliano, l’autrice etnea si è ritagliata un interessante spazio “sui generis” che, ne siamo certi, ci riserverà altre piacevoli sorprese.






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