“A causa delle piogge eccezionali di queste settimane, la sede del “Centro Studi Paolo Rita Borsellino”, dovrà ridimensionare sensibilmente le proprie attività; la biblioteca, solitamente aperta al pubblico tutti i giorni feriali, non potrà riaprire per evitare possibili danni alle persone a causa del pericolo di caduta calcinacci dal tetto. Infatti la copertura di immobile presenta preoccupanti infiltrazioni che producono la caduta di acqua nelle stanze sottostanti. Anche le consuete attività di incontro con le numerose scolaresche, che solitamente vengono a visitarci, dovranno essere interrotte per la criticità di cui sopra”.

Lo dice Vittorio Teresi presidente del centro studi Paolo Borsellino.

“Tutto ciò è stato documentato mediante foto e filmati e le attuali condizioni dell’immobile sono state prontamente segnalate all’Amministrazione comunale, proprietaria del bene concesso al Centro studi, sottolineando la gravità e l’urgenza di interventi risolutivi – aggiunge il presidente – Purtroppo fino ad oggi non abbiamo registrato alcun riscontro alle segnalazioni effettuate, con il rischio dell’aggravarsi delle già precarie condizioni. Trattandosi di un bene confiscato alla mafia abbiamo provveduto a informare contestualmente l’Agenzia Nazionale per i beni confiscati, seno di Palermo, che ha immediatamente inviato un ingegnere di fiducia per una prima valutazione dei danni e degli eventuali interventi da effettuare, per una soluzione definitiva degli inconvenienti. Il ridimensionamento delle attività e il rischio concreto di una loro interruzione rappresenta un gravissimo danno nei confronti di una comunità che, oramai da molti anni, considera il nostro Centro studi come un polo di aggregazione culturale, di confronto e di aggiornamento ed è conosciuto e apprezzato in tutto il territorio nazionale, come è dimostrato dalle numerosissime richieste di visita e di incontri che ogni anno ci pervengono da scuole di ogni ordine grado di tutto il Paese. Auspichiamo un interessamento tempestivo ed efficace da parte di tutte le Autorità competenti, per scongiurare il rischio di un gravissimo passo indietro rispetto all’uso virtuoso di un bene che simboleggia la bontà della scelta legislativa del riuso sociale dei beni confiscati alla mafia”.