Un risultato che sembra la brutta copia di quello che troppo spesso avviene in Parlamento, una sorta di “voto segreto” in grande stile, una occasione per buttare fuori tutti i mal di pancia.

La sconfitta referendaria

Nel centrodestra si legge così la sconfitta referendaria e non c’è bisogno di geni per capire cosa è accaduto. Il primo a dirsi amareggiato è il vice presidente della Camera dei deputati Giorgio Mulè che per Forza Italia era il referente del Comitato del Sì: “E’ evidente che sia mancato qualcosa, o qualcuno” dice l’esponente azzurro.

Raffaele Lombardo parla di “una campagna del no che ha animato una mobilitazione maggiore che non si è vista nel centrodestra e di qualche scandalo di troppo che non ha giovato in un elettorato che ha mal interpretato la riforma pensando che portasse ad una impunità dei potenti”.

Analisi preoccupata quella di Marco Falcone: “È un segnale da non sottovalutare, un forte campanello d’allarme per il centrodestra nel suo complesso e, per quanto ci riguarda, in particolare per la tenuta di Forza Italia. Le nostre roccaforti vanno difese con impegno e vicinanza alla gente, non considerate per acquisite”.

L’analisi spietata che nessuno vuole fare

Ma a fare una analisi spietata che nessuno ha voglia o coraggio di esprimere in maniera chiara è Gianfranco Miccichè che parla di “colpevole disinteresse”: “Amarezza ancora maggiore nei confronti di Forza Italia: i suoi dirigenti avrebbero avuto l’occasione di ringraziare Berlusconi per ciò che ha fatto per tutti noi e, invece, da molti è stato tradito proprio sulla battaglia della sua vita, quella per una giustizia giusta, che in Europa manca solo a noi e alla Grecia”.

“Se davvero ciò è accaduto per strafottenza o, peggio, per calcoli correntizi di qualche stupido, l’amarezza diventa dolore – prosegue l’ex presidente dell’Ars – ed è grave che chi guida Forza Italia non assuma subito le iniziative necessarie. Sì, servono calci nel sedere contro chi non merita di indossare la maglietta con il nome di Berlusconi. Non fare più parte del gruppo all’Ars non può bastare a farmi stare in silenzio, anche perché io a Berlusconi ho voluto e continuo a volere un bene infinito”.

“Posso accettare una vittoria del NO, ma ho troppa esperienza per non capire cosa è successo. Dove erano dirigenti, deputati, senatori, sindaci e assessori di centrodestra? Poche iniziative – conclude Micciché – nessuna vera mobilitazione, nessuna sala piena come accade di solito. Spero comunque che la riforma possa essere completata in futuro, da qualsiasi schieramento, senza che qualcuno gridi all’annullamento della Costituzione o ad altre sciocchezze simili”.