I tre giovani migranti sabato pomeriggio hanno avuto solo la colpa di reagire e mettere in discussione il potere di Emanuele Rubino, 28 anni nel mercato di Ballarò a Palermo. Il palermitano finito in carcere con l’accusa di tentato omicidio che raggiunto in via Fiume e sparato alla testa Yusupha Susso 21 anni che risposto all’aggressione degli uomini di Rubino.
Susso insieme agli altri due migranti vivono a Palermo dal 2013 in centro di accoglienza. Da quando erano arrivati in Sicilia a bordo dei barconi. Sabato pomeriggio per banali motivi sono arrivati alle mani con uno del gruppo di Rubino, che gli uomini della squadra mobile diretta da Rodolfo Ruperti stanno cercando. A questo punto Emanuele Rubino con un cenno ha chiamato a raccolta i suoi.
Si sono allontanati dal luogo dell’aggressione e sono tornati. Rubino, come si vede dalle immagini è armato di pistola. Passa tra i passanti del sabato pomeriggio con in pugno l’arma. Dà la caccia al giovane studente del Gambia che si è ribellato ai pugni che i suoi due amici hanno ricevuto nel corso dell’aggressione. Rubino riesce a bloccare Susso in via Fiume. Qui esplode alcuni colpi per affermare il suo potere.
Uno perfora il cranio del giovane migrante che si trova adesso ricoverato in coma farmacologico all’ospedale Civico di Palermo.
“Non c’è nessun movente di tipo razziale dietro il tentato omicidio avvenuto sabato pomeriggio in via Maqueda. C’è solo la volontà da parte di un soggetto di imporre e dimostrare il suo dominio sul territorio”. Lo ha detto il questore di Palermo Guido Longo durante la conferenza stampa convocata per il fermo di Emanuele Rubino. “E’ solo un puro caso se parliamo di un tentato omicidio – ha aggiunto – Rubino mirava a uccidere, solo per dimostrare a tutti il suo dominio”.
Per il questore, “una sparatoria di sabato pomeriggio, in via Maqueda, non è un fatto normale e dimostra la strafottenza di un certo gruppo di soggetti che pensano di avere il dominio sul territorio ma si sbagliano. Averlo fermato subito – sottolinea Longo – significa aver bloccato la sua ascesa nel consenso. Questo significa che ci siamo, che lo Stato c’è”.
Per il capo della Mobile “c’è una cruenza e una perseveranza in questa azione delittuosa da gangsterismo. Più che di un tentato omicidio si può parlare di un omicidio mancato – sottolinea Ruperti – L’unica colpa di Susso è di aver reagito, al contrario degli altri due sue connazionali, a un’aggressione scattata senza nessun motivo. Non c’è stata alcuna testimonianza da parte dei tanti presenti”.
Come si vede nel video alla fine quando Rubino esce applaude anche i tanti che si sono ritrovati davanti alla squadra mobile quando è stato portato in carcere.










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