Un tesoretto da 160 milioni di euro per ridisegnare la sanità territoriale in Sicilia, ma con il rischio di lasciare fuori professionisti considerati chiave per la prevenzione e la diagnostica. Il piano straordinario per il potenziamento del personale sanitario nell’isola, sostenuto interamente dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), sta entrando nella sua fase cruciale. Tuttavia, si accende il dibattito sulla reale composizione multidisciplinare delle nuove strutture di prossimità, come le Case e gli Ospedali di Comunità.

A sollevare il caso è l’Ordine dei Biologi della Sicilia, che denuncia l’assenza della categoria dalle attuali previsioni di fabbisogno e lancia un appello formale alle istituzioni regionali affinché si ponga rimedio prima della pubblicazione dei concorsi.

L’appello dell’Ordine: “Biologi esclusi dalle nuove strutture”

Nonostante le ingenti risorse a disposizione per le assunzioni, allo stato attuale i biologi non risulterebbero previsti all’interno delle piante organiche dei nuovi presidi territoriali. Una mancanza che, secondo i rappresentanti di categoria, rischia di depotenziare l’efficacia dei servizi offerti ai cittadini.

“Il piano straordinario offre un’opportunità concreta per rafforzare la sanità territoriale siciliana – afferma Alessandro Pitruzzella, presidente dell’Ordine dei Biologi della Sicilia –. Tuttavia, allo stato attuale, i biologi non risultano previsti nelle piante organiche delle nuove strutture sanitarie territoriali. Per questo, nella definizione dei fabbisogni e nei futuri bandi di concorso, è necessario avviare un percorso che consenta di inserire anche la figura del biologo”.

Competenze strategiche per la sanità di prossimità

Il nodo centrale della questione risiede nella specificità delle competenze dei biologi, che spaziano dalla genetica alla prevenzione sul territorio. Ambiti che, per l’Ordine, sono fondamentali per la gestione della salute pubblica a livello locale, specialmente nella fase post-pandemica che richiede una sorveglianza epidemiologica sempre più stretta.

“Le competenze specialistiche dei biologi – spiega Pitruzzella – riguardano ambiti strategici, dalla diagnostica di laboratorio ai test di primo livello, dalla prevenzione alla nutrizione clinica, dalla genetica alla biologia molecolare, fino alla biosicurezza e alla sorveglianza epidemiologica”. Ambiti che difficilmente possono essere coperti in modo esaustivo da altre figure mediche o infermieristiche già inserite nei piani di assunzione.

Chiesto un incontro all’assessore alla Salute

Per trovare una soluzione immediata prima che la macchina concorsuale si metta definitivamente in moto, il presidente dell’Ordine ha inviato una nota ufficiale all’assessore regionale alla Salute, chiedendo l’apertura immediata di un tavolo di confronto istituzionale.
Il focus dell’incontro richiesto riguarda proprio l’inserimento del biologo nella rete delle Case e degli Ospedali di Comunità. Parallelamente, sul fronte politico si attende lo sblocco di un iter già avviato all’Assemblea Regionale Siciliana: “Lo scorso settembre, a seguito delle sollecitazioni del nostro Ordine, è stata depositata in VI Commissione Salute dell’ARS una risoluzione sul rafforzamento della prevenzione nutrizionale e sull’inserimento del biologo nutrizionista nelle dotazioni organiche del Servizio sanitario regionale”, ricorda il vertice dei biologi siciliani.

“I bandi non sono ancora usciti, bisogna intervenire ora”

La tempistica, in questa fase, è tutto. I decreti attuativi e i successivi concorsi legati ai 160 milioni di euro del PNRR sono in fase di elaborazione, il che lascia ancora un margine di manovra per apportare modifiche alle piante organiche delle aziende sanitarie provinciali.

“Auspichiamo che la discussione in Commissione rappresenti un passaggio concreto verso l’avvio del percorso necessario a prevedere questa figura nelle piante organiche e nei futuri bandi di concorso. I bandi non sono ancora stati pubblicati ed è proprio ora che occorre intervenire – conclude il presidente Alessandro Pitruzzella –. Chiediamo all’Assessorato di coinvolgere l’Ordine nella definizione dei profili professionali necessari alle nuove strutture territoriali. Non rivendichiamo privilegi, ma l’inclusione di competenze scientifiche indispensabili per costruire una sanità di prossimità realmente multidisciplinare, capace di rispondere con maggiore efficacia ai bisogni di salute della comunità”.