I funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, insieme ai militari della guardia di finanza, hanno bloccato una serata di poker a cui prendevano parte circa 40 giocatori nel centro di Bagheria.

L’operazione è scattata nella serata del 28 giugno all’interno dei locali di una associazione in via Orazio Costantino, dove era in corso un torneo di poker nella variante Texas Hold’em.

Le forze dell’ordine hanno proceduto al sequestro della struttura, di quattordici tavoli da gioco, di un computer e di un terminale Pos che è risultato registrato a nome di un’attività di toelettatura per animali. Al momento del controllo erano presenti 38 giocatori, seduti ai tavoli con fiches dal valore virtuale complessivo di sette milioni di euro.

Le indagini e il sistema di pagamento

L’associazione è rappresentata da un palermitano di 41 anni, al quale gli investigatori hanno richiesto le autorizzazioni necessarie per l’organizzazione dell’evento, che non sarebbero state esibite. I finanzieri hanno identificato tutti i partecipanti, residenti a Bagheria, a Palermo, nei Comuni limitrofi e in altre province siciliane. La documentazione e l’elenco dei nominativi saranno trasmessi alla procura di Termini Imerese. Gli accertamenti si concentrano sui flussi di denaro: dall’analisi di un computer Lenovo sono stati estratti i file delle iscrizioni a partire dal 23 giugno, contenenti quote associative, somme dovute e pagamenti per i “re-buy”, ovvero il rientro in gara dopo l’eliminazione. Agli atti è stato acquisito anche un blocco notes con appunti manoscritti sui versamenti.

La posizione della difesa e i precedenti

La difesa, affidata all’avvocato Loredana Mancino, respinge le accuse di gioco d’azzardo, sostenendo che il torneo non prevedeva vincite in denaro reale ma l’assegnazione di un ticket d’accesso per un successivo campionato a Malta. In attesa delle determinazioni dell’autorità giudiziaria, i locali sono stati affidati in custodia allo stesso presidente dell’associazione. Il legale ha inoltre richiamato un precedente dell’aprile dello scorso anno relativo a un club della Kalsa, a Palermo, in cui il Tribunale del riesame aveva annullato un analogo provvedimento di sequestro, disponendo la restituzione dei beni poiché la tesi della bisca clandestina mascherata da club privato non era stata validata dai giudici.