Un importante intervento a tutela della fauna selvatica è stato portato a termine dai carabinieri forestali del centro anticrimine natura di Palermo, nucleo cites, i quali hanno individuato e sequestrato ventuno esemplari di cardellino e due di lucherino detenuti illegalmente. L’operazione, condotta con il supporto delle stazioni dell’Arma locali, ha portato alla denuncia in stato di libertà di due uomini: un 63enne residente a Palermo e un 38enne di Belmonte Mezzagno.

Durante i controlli effettuati nei due territori comunali, i militari hanno accertato che gli uccelli erano privi degli anelli identificativi inamovibili e della documentazione necessaria a certificarne la lecita provenienza. I due detentori non sono stati in grado di dimostrare la legittimità del possesso degli esemplari, facendo scattare l’ipotesi di violazione della normativa sulla tutela della fauna selvatica e il conseguente deferimento all’autorità giudiziaria.

Le specie rinvenute, il cardellino e il lucherino, fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato secondo la legge 157 del 1992 e godono di una protezione speciale garantita dalla convenzione di Berna e dalla direttiva uccelli dell’Unione Europea. Queste normative internazionali hanno lo scopo di preservare l’equilibrio biologico e la conservazione degli habitat naturali, contrastando il prelievo indiscriminato di volatili dal loro ambiente.

Dopo aver verificato le buone condizioni di salute e l’idoneità al volo, i carabinieri hanno provveduto a reintrodurre tutti gli esemplari in natura, restituendoli al loro habitat. L’attività di vigilanza del nucleo operativo resta costante sul territorio per arginare il fenomeno del commercio e della detenzione illegale di specie protette.

Il bilancio operativo dei carabinieri forestali per l’inizio di quest’anno evidenzia un impegno significativo sul fronte ambientale. Nei primi tre mesi del 2026, infatti, sono già undici le persone denunciate per reati analoghi, mentre gli esemplari sequestrati e successivamente liberati hanno superato quota 125, a conferma di un monitoraggio serrato contro le condotte illecite che minacciano la biodiversità locale.