Si sono aggravate le posizioni di due indagati nell’operazione Tantalo della squadra mobile di Palermo con la quale è stata smantellato un’organizzazione che spezzava le ossa per truffare le assicurazioni.

Giuseppe Burrafato, 27 anni e Giuseppe Portanova, 41 anni rispettivamente con l’obbligo di dimora e agli arresti domiciliari sono stati portati in carcere dalla polizia su ordine del gip di Palermo.

L’inchiesta è passata di competenza al Tribunale di Palermo.

I tre erano stati fermati lo scorso 8 agosto. Adesso il gip di Palermo ha disposto la custodia cautelare in carcere.

Nel corso dell’operazione della squadra mobile di Palermo erano state coinvolte 12 persone che a vario titolo hanno preso parte alla truffa.

Secondo le indagini della polizia i componenti dell’organizzazione mutilavano braccia e gambe delle vittime, che erano consenzienti nonostante a volte finissero in sedia a rotelle, sostenendo che quelle lesioni erano la conseguenza di incidenti stradali, in modo da poter poi truffare le assicurazioni.

Le indagini della Polizia hanno accertato che i membri delle due organizzazioni utilizzavano metodi particolarmente violenti e dolorosi per mutilare le vittime, ad esempio scagliando su braccia e gambe dei pesanti dischi di ghisa come quelli utilizzati per il sollevamento pesi nelle palestre.

Le menomazioni erano tali che le vittime o finivano in sedia a rotelle o erano costrette a muoversi per lunghi periodi con le stampelle.

Tossicodipendenti, persone con problemi mentali o dipendenti dall’alcol, soggetti in grave difficoltà economica: erano tutti soggetti ai margini della società le vittime delle due organizzazioni scoperte dalla Polizia a Palermo che mutilavano le persone per poi truffare le assicurazioni.

Soggetti che, attratti dalla promessa – mai mantenuta – di ricevere del denaro, davano il loro consenso a subire ogni tipo di violenza. Dalle indagini è emerso che in alcune situazioni i membri delle associazioni criminali somministravano in maniera rudimentale dosi di anestetico alle vittime, per tentare di ridurre e attenuare il dolore delle mutilazioni subite. L’anestetico veniva procurato da una delle persone fermate, un’infermiera in servizio all’ospedale Civico di Palermo.

C’è anche un tunisino che è morto tra le vittime delle due organizzazioni. Le indagini degli uomini della squadra mobile di Palermo hanno infatti accertato che il cittadino tunisino trovato morto su una strada alla periferia di Palermo nel gennaio 2017, non era in realtà rimasto vittima di un incidente stradale ma era deceduto in seguito alle fratture provocate dai membri di una delle due organizzazioni proprio con l’obiettivo di simulare un incidente e ottenere così i rimborsi assicurativi.

 

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