E’ stata rinviata la sentenza per il tentato omicidio dell’operaio della Reset ferito lo scorso 22 dicembre del 2024 davanti al cimitero dei Rotoli a Palermo. Il gup Giuseppina Zampino che avrebbe dovuto decidere se condannare Francesco Lupo a una pena di 16 anni con l’abbreviato, come richiesto dalla procura, dopo una camera di consiglio, ha emesso un’ordinanza per verificare alcuni punti cruciali sulla consulenza balistica.
Il giudice ha disposto che vengano risentiti i funzionari della polizia che eseguirono la perizia balistica per comprendere meglio la direzione dei colpi sparati e stabilire se l’intento dell’imputato fosse quello di uccidere o solamente di ferire.
Il tentato omicidio è sempre stato contestato dagli avvocati Vincenzo Giambruno e Giovanni Castronovo che hanno nominato un suo consulente balistico, Gianfranco Guccia, e alla prossima udienza, fissata per il 4 febbraio, saranno tutti sentiti dal gup. Successivamente le parti dovranno nuovamente discutere, alla luce degli eventuali nuovi elementi che emergeranno, e il giudice emetterà la sentenza.
Per la Procura quell’agguato fu una spedizione punitiva, maturata nell’ambito di una lunga faida famigliare, iniziata nel marzo del 2019 con l’uccisione, sempre a colpi di pistola del padre e del fratello dell’imputato, Antonino e Giacomo Lupo, da parte di Giovanni Colombo – poi condannato a 18 anni in via definitiva per il duplice omicidio – che è un cugino della vittima. Tesi da sempre contestata dalla difesa di Lupo, rappresentata, che infatti nella loro arringa hanno chiesto la derubricazione del reato di tentato omicidio in quello di lesioni gravi e l’esclusione dell’aggravante della premeditazione e della recidiva.
L’ordinanza del gup emessa oggi (lunedì 26 gennaio) rimescola le carte: il provvedimento lascia infatti pensare che dal processo non sia emersa in maniera netta la prova che Lupo sia uscito da casa quel giorno con l’intenzione di uccidere la vittima. E per stabilirlo occorre rivedere i dati balistici.






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