Il tribunale del riesame ha rigettato tutti gli appelli della procura europea con cui chiedeva la custodia cautelare in carcere per Vincenzo Arizza, Antonio Fabbrizio e i domiciliari per Alberto Di Maio, Lucie Branwen Hornsby, Giovanni Quarto Callea, Salvatore Ditta e Mauro Cudia, professori universitari, ricercatori e imprenditori indagati nella truffa la dipartimento dell’università di Palermo su fondi europei.
Secondo i legali che difendono gli indagati, Massimo Motisi, Vincenzo Lo Re, Marcello Montalbano e Giuseppe Crescimanno. è stato dimostrato come in realtà il laboratorio di Lipari fosse soltanto un luogo dal valore simbolico dove svolgere l’attività di ricerca. Il laboratorio è stato inaugurato, ma a causa dell’emergenza Covid le attività di ricerca erano state spostate presso l’università di Palermo. Fatto non noto agli investigatori.
La professoressa Hornsby non aveva firmato o preparato le relazioni che le venivano contestate. Ieri c’è stata una prima udienza sulle richieste di misure cautelari personali.
A metà aprile ce ne sarà una seconda sulle richieste di sequestro. L’indagine della procura europea ruota su costi gonfiati, attività mai svolte e forniture solo sulla carta per ottenere i fondi europei.
L’indagine, coordinata dai pm delegati dell’Eppo Gery Ferrara e Amelia Luise, ruota attorno alle figure del professore Vincenzo Arizza, direttore del dipartimento Stebicef (Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche) e responsabile scientifico dei progetti Bythos e Smiling, e di Antonio Fabbrizio, originario del Casertano e residente a Canicattì, indicato come l’amministratore di fatto e il referente delle associazioni Progetto Giovani e Più Servizi Sicilia, che si occupavano dei servizi connessi alle attività finanziate.
Coinvolti, senza richiesta di misure cautelari, anche gli assegnisti di ricerca, oltre ai docenti associati. Per diciassette di loro i magistrati avevano chiesto misure cautelari, ma il gip Cristina Lo Bue le ha respinte dopo gli interrogatori preventivi.






Commenta con Facebook