È entrato in funzione stamattina l’impianto di intercettazione e rimozione di rifiuti galleggianti alla foce del fiume Dirillo, in territorio di Acate, nel Ragusano. L’installazione contribuirà a ridurre l’inquinamento del territorio. Un sistema di barriere mobili provvederà a intercettare, accumulare e rimuovere i rifiuti e i detriti plastici trasportati dalla corrente, prevenendone lo scarico in mare.

Si tratta del primo intervento del genere in Sicilia, e tra i primi in Italia. Il progetto è stato finanziato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica all’Autorità di bacino della Presidenza della Regione con le risorse della legge “Salvamare“. L’infrastruttura è progettata per integrarsi in modo non invasivo con l’ambiente fluviale e rientra nel programma sperimentale triennale del ministero stesso.

L’obiettivo è quello di bloccare la plastica lungo il corso d’acqua, prima che raggiunga il Mediterraneo. Ogni anno tonnellate di rifiuti finiscono, infatti, in mare attraverso fiumi e torrenti. Intervenire alla foce significa agire in modo mirato e prevenire un danno più ampio e difficile da gestire.

Un intervento strategico per l’ecosistema

Alla manifestazione hanno preso parte il segretario generale dell’Autorità di bacino, Leonardo Santoro, il sindaco di Comiso e presidente del libero consorzio di Ragusa, Maria Rita Schembari, il sindaco di Scicli, Mario Marino, e Gianfranco Ciriacono, vicesindaco di Acate.

L’azione consiste nell’installazione di una vera e propria “trappola” per la cattura della plastica presente nel fiume, in modo da non inquinare i mari e non far pervenire le pericolose microplastiche alla fauna ittica, con evidenti vantaggi anche per la catena alimentare. Il progetto rappresenta un intervento strategico e innovativo per la tutela dei nostri ecosistemi idrici e costieri.

Il finanziamento rientra nel quadro della legge “Salvamare”, che sostiene azioni concrete contro l’inquinamento marino. L’impianto del Dirillo assume un valore simbolico e operativo. È un modello che potrà essere replicato in altri corsi d’acqua siciliani e italiani.

La scelta di un sistema non invasivo risponde alla necessità di proteggere l’ambiente fluviale senza alterarne l’equilibrio. Le barriere intercettano i rifiuti galleggianti e consentono la loro rimozione periodica. Questo approccio riduce l’impatto visivo e ambientale e mantiene la funzionalità naturale del fiume.

Il Dirillo diventa così un laboratorio a cielo aperto. Un segnale concreto di attenzione verso la qualità delle acque e la salvaguardia del mare, risorsa centrale per il territorio ragusano e per l’intera Sicilia.