Un cambio di sentiero, improvviso ma non inatteso. Il Comune di Ragusa archivia il Partenariato Speciale Pubblico-Privato (PSPP) e imbocca la strada della co-progettazione con il Terzo Settore per la gestione del Castello di Donnafugata. Sullo sfondo, le notizie di un’inchiesta della Procura su presunte irregolarità procedurali. In primo piano, uno scontro politico che per mesi ha diviso l’aula consiliare e acceso il dibattito pubblico.

È la storia di una svolta amministrativa che ridisegna il futuro di uno dei beni culturali più identitari della Sicilia sud-orientale.

La svolta: addio PSPP, spazio agli Enti del Terzo Settore

Il 5 dicembre 2025 il procedimento di Partenariato Speciale Pubblico-Privato viene formalmente interrotto con un provvedimento dirigenziale. Pochi mesi dopo, tra gennaio e febbraio 2026, il Comune approva nuove linee guida per l’utilizzo degli spazi e pubblica una manifestazione di interesse rivolta agli Enti del Terzo Settore (ETS), ai sensi dell’art. 55 del Codice del Terzo Settore.

La formula è diversa, l’impianto cambia radicalmente: non più un partenariato strutturato con soggetti privati, ma una co-progettazione con Organizzazioni di Volontariato (ODV), Associazioni di Promozione Sociale (APS) e altri enti iscritti al RUNTS.

Durata prevista: tre anni.

Contributo comunale: 93 mila euro annui, per un totale di 279 mila euro nel triennio.

Ambito: gestione e programmazione delle attività culturali nel complesso museale, inclusi parco e Museo del Costume.

Una scelta che il sindaco Peppe Cassì difende come decisione amministrativa autonoma, non collegata direttamente alle verifiche della magistratura.

L’ombra dell’inchiesta

Le notizie sull’indagine della Procura di Ragusa circolano già nel 2024. Gli inquirenti avrebbero acquisito atti e verbali relativi al PSPP per verificarne la correttezza. Non risultano, allo stato, conclusioni ufficiali, ma il solo fatto dell’apertura di un fascicolo contribuisce ad alzare la tensione politica.

Le opposizioni – in particolare Partito Democratico e Movimento 5 Stelle – avevano denunciato sin dall’inizio una presunta opacità dell’iter e il rischio di una “privatizzazione” di un bene simbolo della città. La gestione del castello diventa così terreno di scontro, dentro e fuori Palazzo dell’Aquila.

In questo clima si consuma l’inversione di rotta.

Il progetto Civita-Logos e la promessa dei posti di lavoro

A proporre il PSPP erano state Civita Sicilia srl e Logos Società Cooperativa. La loro proposta prevedeva un modello gestionale strutturato, con investimenti e un piano occupazionale preciso: almeno 24 addetti assunti a tempo indeterminato per biglietteria, accoglienza e vigilanza, con un monte stipendi superiore a 1,5 milioni di euro nel primo triennio.

Oggi, dopo l’interruzione unilaterale del percorso, Civita rompe il silenzio con toni duri. La cooperativa parla di scelta che “pregiudica il lavoro stabile e qualificato dei giovani del territorio”, sostituendolo con un impianto basato su volontari.

Nel nuovo avviso comunale, infatti, i servizi di biglietteria, accoglienza e vigilanza sarebbero affidati a 12 volontari in alta stagione e 6 in bassa stagione, coperti dal contributo pubblico previsto. Secondo la lettura di Civita, il compenso medio si tradurrebbe in circa 4 euro l’ora.

Volontari o professionisti?

Il nodo è tutto qui. Nel progetto preliminare allegato all’avviso, le mansioni richieste al personale sono dettagliate e stringenti:

selezione tramite curriculum; comportamento professionale con il pubblico; vigilanza attenta sulle opere; conoscenza adeguata dell’italiano e dell’inglese per le visite di approfondimento; competenze culturali per attività educative e laboratoriali.

Un profilo che, secondo Civita, somiglia più a quello di personale dipendente qualificato che a volontariato occasionale.

“La domanda è semplice – sostengono – si tratta di volontari o di lavoratori?”

Un interrogativo che apre un fronte più ampio: quale modello di gestione per i beni culturali? Impresa culturale con occupazione strutturata o rete associativa con forte impronta sociale?

Dallo scontro politico all’inversione di rotta

La vicenda si inserisce in un contesto politico già polarizzato. Il sindaco Cassì aveva difeso la legittimità del PSPP, respingendo le accuse di scarsa trasparenza. Ma le polemiche, l’attenzione mediatica e l’indagine in corso hanno reso il terreno sempre più scivoloso.

Il passaggio al Terzo Settore appare, per alcuni osservatori, come una scelta di discontinuità utile a disinnescare le tensioni e a riportare la gestione entro un perimetro percepito come più pubblico e partecipato.

Resta però il nodo economico e occupazionale. E resta la domanda: il nuovo modello garantirà la stessa qualità, stabilità e sostenibilità nel lungo periodo?

L’ipotesi del ricorso alla Regione

Civita non esclude un ricorso al presidente della Regione Siciliana per contestare l’interruzione del PSPP. Una mossa che potrebbe riaprire il confronto su un piano istituzionale più ampio, coinvolgendo la governance regionale dei beni culturali.

Se il ricorso dovesse concretizzarsi, la partita potrebbe spostarsi da Ragusa a Palermo, trasformando un caso locale in un precedente regionale.

Una partita ancora aperta

Il Castello di Donnafugata resta lì, immobile nella sua architettura neogotica, mentre attorno si muove una complessa partita amministrativa e politica.

Dal partenariato pubblico-privato alla co-progettazione con il Terzo Settore: in meno di due anni il Comune ha cambiato modello, filosofia e interlocutori.

Resta da capire se il nuovo corso sarà capace di coniugare valorizzazione culturale, sostenibilità economica e lavoro qualificato.

Per ora, più che una conclusione, sembra l’inizio di un nuovo capitolo.