La transizione energetica di Eni in Sicilia avanza, ma il baricentro sociale della partita resta tutto da definire. La Femca Cisl Sicilia promuove l’ingresso di Q8 nella joint venture con Eni per la realizzazione della bioraffineria di Priolo, ma richiama l’azienda a non perdere di vista il sito di Ragusa.

Il giudizio è positivo, ma la vigilanza è alta: il rispetto del protocollo del 10 marzo del 2025 e del cronoprogramma concordato rappresentano, per il sindacato, il punto dirimente.

 

Al centro dell’operazione c’è il rilancio industriale del polo siracusano attraverso la partnership tra e , con l’obiettivo di rafforzare la riconversione green dell’area di Priolo. Per la Femca Cisl, l’ingresso di un grande player internazionale consolida il percorso già avviato e conferma la scelta di puntare su investimenti e nuova missione produttiva. Ma il perimetro degli impegni – ribadiscono i segretari regionali – comprende anche Ragusa.

 

Il piano industriale secondo Eni

Secondo quanto illustrato dall’azienda nelle sedi istituzionali e industriali, la strategia in Sicilia si articola su due pilastri complementari.

 

Da un lato, Priolo: il sito diventerà uno dei fulcri della produzione di biocarburanti avanzati, in particolare HVO (olio vegetale idrogenato) e SAF (carburante sostenibile per l’aviazione), in coerenza con il piano di sviluppo di . L’operazione con Q8 punta a rafforzare la capacità finanziaria e commerciale del progetto, inserendolo in una filiera internazionale della mobilità sostenibile.

Il futuro di Ragusa

Dall’altro lato, Ragusa: lo stabilimento di è destinato, secondo quanto comunicato da Eni, a uscire progressivamente dalla chimica di base tradizionale (polietilene) per trasformarsi in un centro di economia circolare e bio-economia. Il progetto prevede l’implementazione della tecnologia proprietaria Hoop basata su processi di pirolisi per il riciclo chimico delle plastiche miste non riciclabili meccanicamente (plasmix).

 

L’obiettivo dichiarato è produrre olio di pirolisi da reimpiegare come materia prima seconda per nuovi polimeri, con qualità idonea anche ai settori alimentare e farmaceutico, riducendo l’impronta carbonica rispetto alla plastica da fonte fossile.

Perché Ragusa cambia pelle

La riconversione risponde a dinamiche di mercato strutturali: la chimica di base europea soffre la concorrenza di aree a basso costo energetico, mentre cresce la domanda di materiali riciclati e bio-based. Spostare Ragusa verso la chimica da riciclo significa, nelle intenzioni dell’azienda, sottrarre il sito alla volatilità dei prezzi del petrolio e collocarlo in un segmento ad alto valore aggiunto.

Il piano include accordi per l’approvvigionamento del plasmix anche attraverso intese con il Consorzio nazionale per la raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica, con l’idea di costruire una filiera regionale siciliana capace di intercettare rifiuti post-consumo e trasformarli in nuova materia prima.

Sul piano occupazionale, il protocollo prevede programmi di riqualificazione e reimpiego del personale nelle nuove attività circolari, con l’obiettivo dichiarato di salvaguardare i livelli occupazionali diretti.

L’integrazione Priolo–Ragusa: nasce il “distretto circolare”

Il vero banco di prova è però l’integrazione tra i due siti. Il disegno industriale prevede la creazione di una piattaforma integrata:

Integrazione logistica e di materia: l’olio di pirolisi prodotto a Ragusa potrebbe essere ulteriormente raffinato a Priolo, sfruttando infrastrutture esistenti e terminali costieri per l’export.

Integrazione energetica: possibili sinergie tra sottoprodotti gassosi del riciclo chimico e fabbisogni energetici della bioraffineria.

Integrazione dei servizi e della formazione: condivisione di manutenzione, laboratori, logistica e percorsi formativi comuni per il personale.

 

Nelle intenzioni di Eni, si tratterebbe di un vero e proprio “hub del Mediterraneo” della chimica e dei carburanti circolari, in cui rifiuti plastici e scarti organici diventano nuove risorse industriali.

Il punto sindacale: sostegno, ma senza assegni in bianco

La Femca Cisl sostiene fin dall’inizio la riconversione di Priolo in bioraffineria, ritenendola una scelta industriale strategica per il futuro del sito e dei lavoratori. Ma richiama l’attenzione su due elementi: il rispetto del cronoprogramma e la coerenza degli impegni complessivi, che includono Ragusa.

Il nodo non è la struttura societaria della joint venture, ma la capacità del progetto di tradursi in produttività reale, occupazione stabile e prospettive concrete. In questo quadro, il sindacato ritiene coerente che eventuali ridefinizioni degli investimenti, anche alla luce dell’ingresso di Q8, possano essere valutate in relazione al rafforzamento del progetto di Ragusa, nel rispetto delle scelte industriali dell’impresa.

Le perplessità della Cgil

Sul fronte , in diverse prese di posizione territoriali e di categoria negli ultimi mesi, sono emerse preoccupazioni sulla tempistica della riconversione di Ragusa e sulla fase di transizione tra chiusura della chimica di base e avvio a regime dei nuovi impianti. L’attenzione si concentra in particolare sulla continuità occupazionale, sugli ammortizzatori sociali e sulla certezza degli investimenti.

 

Se Priolo appare oggi il perno visibile della strategia siciliana di Eni, Ragusa rappresenta la cartina di tornasole della sostenibilità sociale del piano. La transizione industriale, per essere compiuta, dovrà dimostrare di saper coniugare innovazione tecnologica, equilibrio economico e stabilità del lavoro.

In Sicilia, più che altrove, la chimica verde non è soltanto una questione ambientale: è una questione di politica industriale e coesione sociale.