C’è un punto cieco nella transizione energetica del polo industriale di Priolo Gargallo. È rappresentato dalla centrale di cogenerazione BG 2, oggi gestita da B2G Sicily, un impianto che sulla carta dovrebbe essere un ponte tra il passato fossile e un futuro decarbonizzato, ma che nella pratica appare sempre più esposto a fragilità industriali, finanziarie e strategiche.

Il dubbio di fondo riguarda la sostenibilità complessiva dell’impianto: non solo ambientale, ma economica e industriale. Un dubbio che nelle ultime settimane è approdato anche in Parlamento, con un’interrogazione del senatore del Partito democratico Antonio Nicita. Un atto formale che, più che fornire risposte, mette in evidenza una questione più ampia: chi governa davvero il destino energetico di Priolo?

Un impianto chiave, ma strutturalmente dipendente

La centrale BG 2 non è un impianto come gli altri. Entrata in esercizio nel 2010, è una centrale a ciclo combinato a gas naturale in assetto cogenerativo: produce energia elettrica per la rete nazionale, ma soprattutto vapore tecnologico e servizi energetici essenziali per il polo petrolchimico siracusano.

È proprio questa doppia funzione a renderla strategica e, allo stesso tempo, vulnerabile. La centrale è stata progettata come “polmone energetico” delle raffinerie ISAB, alle quali fornisce ogni anno circa un milione di tonnellate di vapore e 150 GWh di elettricità. Senza quella fornitura, i processi industriali della raffinazione diventano economicamente insostenibili. Senza la raffineria, la centrale perde il suo principale – di fatto unico – cliente per il calore.

Un equilibrio simbiotico che funziona solo se entrambi gli attori sono solidi.

Dalla stagione ERG alla nascita di B2G

Per comprendere la situazione attuale bisogna tornare alla riorganizzazione degli asset energetici di ERG. Quando il gruppo Garrone ha deciso di uscire definitivamente dal petrolio e dal gas, ha scelto di separare le attività: le raffinerie ISAB sono finite prima a Lukoil e poi, nel 2023, al fondo GOI Energy; la centrale di cogenerazione è stata invece ceduta al fondo svizzero Achernar Assets AG.

Da quell’operazione nasce B2G Sicily S.r.l., acronimo di Brown to Green, società che nelle intenzioni avrebbe dovuto accompagnare l’impianto in un percorso di decarbonizzazione graduale. L’acquisizione è stata considerata strategica dallo Stato italiano, tanto da essere sottoposta al regime di Golden Power, con prescrizioni precise: piano industriale, investimenti green, tutela occupazionale.

A distanza di due anni, però, le tracce concrete di quella transizione restano difficili da individuare.

La centrale è operativa, ma il modello scricchiola

Formalmente l’impianto BG 2 è in esercizio. I registri del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica lo indicano come operativo, con una potenza installata di circa 480 MW e una produzione annua che può arrivare a oltre 2 TWh. Ma la fotografia tecnica non racconta tutta la storia.

Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 la centrale ha programmato una fermata di 83 giorni, definita dalla società come necessaria per interventi “oltre la manutenzione ordinaria”. Un periodo lungo, che ha acceso interrogativi sulla reale condizione dell’impianto e sulla sua capacità di sostenere il servizio continuo richiesto dal polo industriale.

Nel frattempo, il contenzioso sul Capacity Market per il 2025 si è chiuso con una sconfitta per B2G: il Tar ha respinto il ricorso contro le prescrizioni del MASE, che non ha riconosciuto alla centrale lo status di impianto “da adeguare”, limitando così l’accesso a potenziali incentivi. Un colpo non marginale per la redditività dell’asset.

ISAB, il cliente indispensabile che oggi vacilla

Il vero punto critico resta però la raffineria ISAB. Dopo il passaggio da Lukoil a GOI Energy, la struttura finanziaria della raffinazione di Priolo si è rivelata fragile. Secondo quanto emerso in sede giudiziaria, GOI non avrebbe saldato integralmente il prezzo di acquisto a Litasco, con un debito che oscilla tra 150 e 190 milioni di euro. Il Tribunale di Milano ha aperto alla possibilità di pignoramento delle azioni.

Per B2G Sicily il rischio è diretto: se ISAB rallenta o si ferma, il contratto di fornitura – rinnovato da ERG fino al 2032 – perde valore. Senza vapore da vendere, la centrale di cogenerazione non regge economicamente.

La situazione è ulteriormente complicata dalle tensioni interne a GOI Energy e dal possibile disimpegno di Trafigura, partner commerciale chiave per l’approvvigionamento e il capitale circolante. A gennaio 2026 è emersa anche una nuova trattativa per la vendita degli impianti a Ludoil Energy, segnale di una instabilità proprietaria che rende difficile qualsiasi pianificazione industriale di lungo periodo.

Sindacati in allarme e transizione che non decolla

In questo contesto si inseriscono le preoccupazioni dei lavoratori. A gennaio 2026 Filctem Cgil e Uiltec Uil hanno denunciato la mancanza di un confronto strutturato con la proprietà e l’assenza di un piano industriale chiaro. La percezione è quella di una progressiva compressione dei costi e di un disimpegno silenzioso, in un polo industriale già segnato dalla riduzione dell’indotto e dallo spopolamento.

I progetti di integrazione rinnovabile – fotovoltaico, sistemi di accumulo, prospettive legate all’idrogeno verde – restano, per ora, più annunci che cantieri. E anche la prospettiva della Hydrogen Valley di Priolo, pur strategica, non offre soluzioni immediate per un impianto concepito intorno alla raffinazione tradizionale.

L’interrogazione Nicita come cartina di tornasole

È in questo quadro che si colloca l’interrogazione del senatore Nicita che solleva una questione centrale: chi verifica il rispetto degli impegni assunti da Achernar nell’ambito del Golden Power? E quali strumenti intende usare il Governo per garantire che un’infrastruttura non sostituibile per il polo industriale non venga gestita con una logica puramente finanziaria?

Il MIMIT e il MASE ribadiscono l’obiettivo di fare di Priolo un modello di riconversione sostenibile. Ma finché la questione dei debiti di ISAB resta aperta e la centrale BG 2 rimane agganciata a un unico cliente in difficoltà, il rischio è che la transizione resti bloccata in una zona grigia.

Gli scenari possibili

Lo scenario più favorevole passa da una stabilizzazione proprietaria della raffineria, dall’ingresso di partner industriali solidi e da investimenti reali sulla decarbonizzazione della cogenerazione. L’alternativa è una progressiva perdita di competitività del polo, con effetti a cascata su occupazione, sicurezza energetica e attrattività industriale del territorio.

BG 2 e ISAB non sono due crisi separate. Sono due facce della stessa fragilità strutturale. E finché non verrà sciolto questo nodo, Priolo resterà un laboratorio incompiuto della transizione energetica italiana.