Presunti episodi di bullismo fisico e psicologico ai danni di un bambino di 12 anni, che frequenta un istituto comprensivo di Siracusa. È quanto riferisce il padre del piccolo, che racconta una situazione di disagio vissuta dal figlio nell’ambiente scolastico e sulla quale sostiene di aver richiamato l’attenzione della dirigenza.
Il bambino, secondo quanto riferito dal genitore, è affetto da una rara patologia genetica e da diversi disturbi del neurosviluppo, condizioni che renderebbero particolarmente delicato il suo percorso scolastico e relazionale.
Gli episodi segnalati
Nel racconto del padre, il figlio avrebbe riferito di aver subito comportamenti prevaricatori da parte di alcuni compagni, sia sul piano fisico sia su quello psicologico. Episodi che, secondo la ricostruzione fornita dal genitore, avrebbero provocato preoccupazione e sofferenza nel bambino.
“Mio figlio ha una malattia genetica rara e vari disturbi del neurosviluppo che hanno messo a dura prova, e continuano a mettere a dura prova, il suo iter scolastico”, racconta il padre.
Una situazione che avrebbe spinto la famiglia a cercare un confronto con la scuola, nella convinzione che fosse necessario intervenire per tutelare il minore e affrontare le difficoltà segnalate.
Le segnalazioni alla dirigenza
Il genitore riferisce di aver portato a conoscenza della dirigenza scolastica gli episodi raccontati dal figlio, lamentando tuttavia l’assenza di provvedimenti e una risposta che, a suo dire, avrebbe finito per ridimensionare quanto denunciato.
Una ricostruzione che pone interrogativi sulle modalità con cui sarebbero state gestite le segnalazioni e sulle eventuali iniziative intraprese per verificare quanto riferito dal bambino.
Le difficoltà del percorso scolastico
La denuncia si inserisce in un quadro più ampio di criticità che, secondo il padre, avrebbe accompagnato il percorso scolastico del figlio anche in precedenti istituti. “Abbiamo cambiato diversi istituti e tanti ci hanno chiuso le porte”, sostiene il genitore, che riferisce anche di contrasti durante gli incontri del GLO, il Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione, chiamato a elaborare e verificare il Piano educativo individualizzato.
Il padre lamenta una scarsa attenzione alle specifiche esigenze del bambino e quella che definisce una forma di “analfabetismo pedagogico” da parte di alcuni docenti. “È vergognoso vedere docenti titolari di cattedre che non hanno la minima idea di ciò che rappresenta un disturbo del neurosviluppo”, afferma, contestando anche un approccio all’inclusione che, a suo giudizio, rischierebbe di ridursi alla compilazione di documenti burocratici, come il PEI, senza un’effettiva conoscenza dei bisogni dell’alunno.
Il significato dell’inclusione
La riflessione del padre si conclude con una considerazione che va oltre la vicenda personale e richiama il ruolo educativo della scuola. “Insegnare, educare non vuol dire solo dare nozioni, ma rendersi conto di chi hai di fronte. Ci vuole empatia, soprattutto con i più fragili”, osserva il genitore. E aggiunge: “A pagare il prezzo di questa impreparazione sono sempre i ragazzi e le famiglie”.
Una vicenda che, al di là delle responsabilità ancora da verificare, riporta l’attenzione sul diritto dei minori con disabilità a frequentare la scuola in un ambiente sicuro, rispettoso e realmente inclusivo.



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