Riesaminare, e se necessario ritirare, la gara da 7,3 milioni di euro per la gestione delle entrate del Comune di Siracusa e fare chiarezza sulla tutela dei 33 lavoratori, sulle proroghe e sulla concorrenza. Lo chiede Michele Mangiafico, leader del movimento Civico 4 e portavoce dei fari 80, 131 e 135 di Controcorrente.
“In un’intervista radiofonica rilasciata il 28 ottobre – dichiara Mangiafico – il sindaco ha detto, letteralmente, che “in queste settimane ha chiesto un accertamento generale di tutti gli affidamenti generali sotto soglia”. Fermo restando che appare davvero bislacco che abbia chiesto un accertamento solo in “queste settimane”, visto che da oltre un anno lui stesso ha ricevuto una notifica di prosecuzione delle indagini, senza pensare agli altri soggetti al vaglio degli inquirenti, per cui ci si sarebbe aspettato che l’accertamento straordinario iniziasse un anno fa, qui si vuole cogliere lo spunto per dire che non basta. Noi riteniamo che in questi anni molte gare del Comune di Siracusa abbiano visto un solo partecipante oppure un solo soggetto giudicato come avente i requisiti richiesti, anche a fronte di un paio di partecipanti. È accaduto, solo per fare degli esempi, nel servizio di mensa scolastica, nell’affidamento dei beni confiscati alla mafia, in alcune opere pubbliche come il caso del ponte ciclopedonale e in alcuni servizi al cittadino, come quello di supporto alla gestione delle entrate. Nulla di illecito, ma le casistiche si ripetono a tal punto che i riflettori dell’accertamento straordinario vanno accesi anche sulle gare sopra la soglia. Per questa ragione oggi torniamo sulla gara dei tributi per chiedere maggiore attenzione.
La nuova gara per l’affidamento del servizio di supporto alla gestione delle entrate del Comune di Siracusa, del valore massimo di oltre 7,3 milioni di euro per tre anni, continua a presentare criticità che meritano un approfondimento ben più ampio di quello finora riservato alla vicenda. Dopo aver sollevato, già nelle scorse settimane, interrogativi sulla clausola sociale e sulla sorte del personale storico impiegato nel servizio, ritengo che le questioni evidenziate anche dalla Fiom, attraverso la stampa di questi giorni, rendano necessario un riesame complessivo degli atti di gara.
Non si tratta soltanto di tutelare i lavoratori, questione già di per sé fondamentale, ma di verificare se una procedura di tale valore sia stata costruita garantendo pienamente trasparenza, parità di trattamento e libera concorrenza.
Il primo nodo riguarda proprio la clausola sociale. Come avevo già evidenziato, il servizio coinvolge 33 unità riconducibili al bacino storico dei servizi di supporto, mentre la nuova documentazione considera una dotazione complessiva di 35 lavoratori, di cui 32 part-time, successivamente riparametrati in 27 unità equivalenti a tempo pieno. È una rappresentazione che rischia di rendere poco leggibile la reale consistenza del personale da tutelare e, soprattutto, le condizioni contrattuali che dovrebbero essere garantite a ciascun lavoratore nel passaggio al nuovo affidamento. La cosiddetta natura elastica della clausola sociale, richiamata nella relazione generale, non può diventare uno strumento attraverso il quale la continuità occupazionale e retributiva viene subordinata alle scelte organizzative del futuro aggiudicatario, senza che siano preventivamente chiariti i diritti del personale uscente.
C’è poi un elemento che merita una spiegazione: il corrispettivo fisso annuo passa dai circa 1,865 milioni di euro previsti nel precedente capitolato del 2021 a 1.690.444,55 euro nella nuova gara. Parallelamente, come evidenziato dalla Fiom, il costo della manodopera stimato per il triennio si attesterebbe intorno a 3,54 milioni di euro, con una differenza rispetto al costo del personale attualmente impiegato che richiede una spiegazione tecnica puntuale.
Il secondo nodo riguarda la storia delle proroghe. L’attuale affidamento, gestito dall’Ati Municipia-TopNetwork, ha attraversato i 36 mesi ordinari e i 24 mesi di proroga previsti dal precedente capitolato, arrivando a coprire complessivamente cinque anni. È necessario rendere pubblici e ricostruire tutti gli atti che hanno accompagnato la gestione del servizio: le proroghe, le motivazioni, le relative autorizzazioni, le condizioni economiche e le eventuali modifiche intervenute nel corso del rapporto contrattuale. Non basta sapere che una proroga fosse contemplata nel precedente contratto: occorre verificare quali atti l’abbiano disposta, con quali presupposti e nel rispetto di quali condizioni. La continuità di un servizio essenziale non può trasformarsi in una zona franca rispetto agli obblighi di programmazione, trasparenza e corretta gestione degli appalti pubblici.
Il terzo nodo, che considero particolarmente delicato, riguarda la concorrenza nella nuova gara. Il capitolato introduce l’obbligo per il futuro aggiudicatario di realizzare e gestire un sistema informativo speculare, integrato con le piattaforme già utilizzate dal Comune, tra cui Suite Plus Plus di Advanced Systems e Civilia Next di Deda Next, oltre agli altri sistemi indicati nella documentazione. È legittimo che il Comune pretenda interoperabilità, sicurezza e continuità dei propri sistemi informativi. Ma è altrettanto indispensabile verificare che queste prescrizioni non si traducano, nei fatti, in un vantaggio competitivo per gli operatori che già conoscono le piattaforme o che dispongono di rapporti privilegiati con i relativi fornitori. Si è tenuto conto del cosiddetto principio di equivalenza o si preferisce pretendere proprio quelle specifiche piattaforme?
Tutti i concorrenti devono poter conoscere preventivamente le specifiche tecniche, le condizioni di accesso alle interfacce, i costi delle integrazioni e gli eventuali oneri derivanti dagli aggiornamenti dei sistemi esistenti. Non sarebbe accettabile che un’impresa fosse chiamata a formulare un’offerta economica su costi tecnologici non pienamente conoscibili o dipendenti da condizioni stabilite da soggetti terzi con i quali non ha ancora rapporti contrattuali. La concorrenza non si tutela soltanto pubblicando un bando e consentendo formalmente a tutti di partecipare: si tutela mettendo tutti gli operatori nelle condizioni effettive di competere.
Il quarto nodo riguarda la qualità del servizio e l’autonomia del Comune. Parliamo di un appalto che vale oltre sette milioni di euro e che incide su una delle funzioni più delicate dell’amministrazione: la capacità di conoscere le proprie entrate, aggiornare le banche dati, contrastare l’evasione e garantire equità fiscale. Dopo cinque anni di gestione esterna, il Comune dovrebbe essere in grado di dimostrare quali risultati siano stati raggiunti, quale sia il livello di affidabilità delle banche dati, quale sia l’effettiva capacità di riscossione e quanto sia cresciuta la propria autonomia nella gestione delle informazioni. È indispensabile sapere se il nuovo affidamento rappresenti un miglioramento concreto rispetto al precedente o se, al contrario, rischi di riprodurre una dipendenza tecnologica e gestionale dall’esterno, senza risolvere le criticità che i cittadini continuano a sperimentare.
Ritengo che, alla luce di queste criticità, la documentazione di gara debba essere sottoposta a un approfondimento e a una verifica complessiva, valutando anche l’opportunità di un ritiro in autotutela e di un’eventuale riformulazione, prima che la procedura produca effetti difficilmente reversibili. Non stiamo parlando di un appalto qualsiasi. Stiamo parlando della gestione di milioni di euro di risorse pubbliche, del futuro di 33 lavoratori e di un servizio strategico per la capacità del Comune di amministrare le proprie entrate. La tutela dei lavoratori, la concorrenza tra imprese e l’interesse dei cittadini non sono questioni separate: sono tre condizioni della stessa buona amministrazione. Mi auguro che l’amministrazione sappia cogliere l’invito a un surplus di attenzione anche verso le gare, garantendo senza ombra di dubbio trasparenza, contendibilità e il superiore interesse della città”
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