La sabbia di Punta delle Formiche, a Pachino, ha restituito ieri mattina un’altra testimonianza silenziosa di una tragedia che si consuma lontano dai fari dell’informazione. Il corpo senza vita di un uomo, presumibilmente un giovane migrante di origini nordafricane intorno ai 20 anni, è stato scoperto sulla battigia in contrada Punto Rio. Secondo i primi accertamenti, la morte sarebbe presumibilmente legata a un naufragio avvenuto durante il passaggio del ciclone Harry, che ha investito il Canale di Sicilia fra metà e fine gennaio e ha trasformato il mare in un cimitero invisibile.
Le indagini
I carabinieri e il medico legale intervenuti sul posto hanno raccolto i primi elementi su un caso che apparentemente si inscrive in una serie di ritrovamenti di corpi di migranti sulle coste di Sicilia e Calabria nei giorni successivi alle mareggiate causate dal ciclone.
Il mare che restituisce volti e storie
Negli ultimi giorni, infatti, le coste meridionali italiane sono state teatro di ritrovamenti inquietanti: almeno 13 cadaveri sono stati rinvenuti tra Sicilia e Calabria in poco più di due settimane, molti dei quali ricollegabili agli effetti delle violente mareggiate di gennaio. I corpi — spesso in avanzato stato di decomposizione — vengono trasportati dalle correnti e affiorano dopo settimane o persino mesi: “naufragi fantasma” di cui si ha notizia solo grazie a quel che il mare restituisce.
Sulla costa tirrenica calabrese, ad esempio, sono stati trovati diversi corpi riconducibili a persone che avrebbero tentato la traversata nel Mediterraneo e poi finito inghiottiti dalle onde durante il maltempo. In Sicilia occidentale — tra Marsala, San Vito Lo Capo e l’arcipelago di Pantelleria — le autorità marittime hanno coordinato il recupero di numerosi resti umani, mentre le ricerche continuano.
La dimensione di una tragedia
Gli osservatori e le organizzazioni umanitarie parlano di cifre ben più alte: secondo le ong impegnate nel monitoraggio dei flussi, il passaggio del ciclone Harry tra il 14 e il 21 gennaio avrebbe causato circa mille dispersi nel Mediterraneo centrale e numerosi naufragi di imbarcazioni cariche di persone dirette verso l’Italia.
Familiari di migranti partiti dalle coste tunisine — in particolare dalla zona di Sfax — hanno lanciato appelli per chiedere aiuto nell’identificazione delle salme ritrovate sulle spiagge italiane, nella speranza di ricomporre almeno le storie spezzate dai flutti.
Il quadro che si delinea, con centinaia di corpi emersi dal mare in poche settimane tra Calabria e Sicilia, non è solo una tragedia isolata ma un pezzo drammatico di quella che gli esperti definiscono una crisi umanitaria permanente nel Mediterraneo centrale, dove ogni stagione di traversate porta con sé vittime spesso invisibili fino al momento in cui la risacca le riporta a riva.
Il ciclone e la migrazione: cause convergenti
Cicloni come Harry, pur estranei alle cause profonde dei flussi migratori, agiscono come moltiplicatori di rischio: quello stesso mare che è rotta verso un futuro migliore può trasformarsi in una trappola mortale quando la forza delle onde si somma alla precarietà delle imbarcazioni utilizzate dai migranti.






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