Un passo dopo l’altro, lungo il tragitto che da piazza Euripide conduce a piazza Archimede, Siracusa ha provato a mostrarsi unita contro il racket delle estorsioni. Il corteo “Siracusa non si piega”, promosso dalle associazioni e dai sindacati cittadini, è nato come risposta alla recente catena di attentati dinamitardi che ha colpito diverse attività commerciali, alimentando paura e preoccupazione per un possibile ritorno violento della criminalità organizzata.
La presenza delle istituzioni
Alla manifestazione hanno partecipato alcune centinaia di persone. In prima fila i sindaci della provincia di Siracusa, deputati regionali e nazionali, il presidente del Libero Consorzio e il presidente della Commissione parlamentare regionale antimafia, Antonello Cracolici. Una presenza istituzionale ampia e visibile, chiamata a dare un segnale di vicinanza e di attenzione a una città scossa dagli ultimi episodi intimidatori.
La partecipazione che non c’è
Accanto a questo fronte compatto delle istituzioni, è però emersa una criticità evidente: la scarsa adesione di commercianti e imprenditori. Proprio coloro che più direttamente subiscono il peso delle estorsioni non hanno risposto in modo massiccio all’appello della piazza, lasciando scoperta quella parte di città che il racket mira a colpire.
Nessuna denuncia, il dato che preoccupa
Un’assenza che trova riscontro nei numeri. Nei giorni scorsi, il coordinatore delle associazioni antiracket di Siracusa, Paolo Caligiore, ha rivelato che in città non risultano denunce da parte di vittime del pizzo. Un dato che fotografa un clima di paura e di chiusura, dove il silenzio continua a prevalere sulla ribellione.
Le parole di Cracolici
A rimarcare il nodo centrale della questione è stato il presidente della Commissione parlamentare regionale antimafia, Antonello Cracolici. «La risposta migliore al pizzo è la denuncia – ha affermato – e l’appello è che la città reagisca». Cracolici ha ricordato anche le visite svolte nei mesi scorsi a Siracusa, sottolineando come il silenzio accumulato negli anni abbia favorito il ritorno delle estorsioni.
Il silenzio come alleato del racket
Secondo Cracolici, quel silenzio è stato reso evidente anche dal progressivo venir meno dell’associazionismo, che nel tempo si è indebolito fino quasi a scomparire. Un vuoto che, ha spiegato, è diventato «un’arma importante per tornare a fare affari con le estorsioni». La manifestazione ha lanciato un segnale, ma la sfida resta tutta da giocare: trasformare la presenza simbolica in una reazione collettiva capace di spezzare davvero il silenzio.






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