Mentre in tutta la Sicilia la campanella suonerà il 15 settembre, a Rosolini gli studenti dovranno pazientare qualche giorno in più. Il sindaco Giovanni Spadola ha firmato l’ordinanza n. 92 del 3 settembre 2026, che dispone la chiusura di tutti i plessi scolastici del territorio, dalle materne alle superiori, “dal 15/09/2026 al 18/09/2026 compresi”. Il rientro slitta dunque al 19 ma essendo sabato se ne parlerà lunedì 21 settembre
Un intervento sanitario
L’atto dispone un “intervento straordinario di disinfestazione e derattizzazione contro insetti e parassiti nocivi”, motivato dalla “persistenza della eccezionale ed anomala ondata di calore” segnalata dalla Protezione Civile. Temperatura e umidità, si legge, avrebbero favorito “la proliferazione e il ricettacolo di insetti alati e striscianti, zecche, blatte e altri parassiti nocivi” negli edifici scolastici. Non è un pretesto burocratico: il provvedimento cita segnalazioni dei Dirigenti Scolastici e richiede un’impresa specializzata per i trattamenti, con obbligo di sgombero totale degli immobili durante l’irrorazione.
Il caldo, tra le righe
Leggendo l’ordinanza per intero, però, la disinfestazione da sola non basta a spiegare quattro giorni di stop. Spadola scrive di dover “ritenere precauzionalmente di posticipare l’avvio delle attività scolastiche” anche “per la mancanza di adeguate attrezzature di climatizzazione delle aule”, una condizione che configurerebbe “un imminente pericolo per l’igiene, la salute pubblica e la sicurezza della comunità scolastica”. Il caldo resta la vera cornice del provvedimento, anche se l’atto formale si concentra sull’intervento sanitario.
Cosa può fare un sindaco
Il potere del sindaco di intervenire sul calendario scolastico per il caldo esiste, ma non è discrezionale: si esercita attraverso l’ordinanza contingibile e urgente prevista dagli articoli 50 e 54 del Testo Unico degli Enti Locali, la stessa base giuridica richiamata nell’atto di Rosolini. Perché sia legittima, l’ordinanza deve poggiare su tre condizioni precise: un evento imprevedibile o di gravità straordinaria, certificato da bollettini ufficiali della Protezione Civile; un pericolo concreto e attuale per la salute di studenti e personale, non un generico disagio da caldo; una durata limitata al tempo strettamente necessario a fronteggiare l’emergenza.
Non esiste, va detto, una soglia di temperatura fissata per legge oltre la quale la chiusura diventi automatica. Le scuole sono equiparate a luoghi di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008, il cui Allegato IV richiede condizioni microclimatiche adeguate, e l’INAIL indica come riferimento una fascia tra 24 e 26 gradi: ma si tratta di parametri tecnici, non di soglie che attivano un obbligo automatico. La valutazione resta caso per caso.
In Sicilia, poi, il calendario scolastico è deliberato dalla Regione, e ogni rinvio deciso a livello comunale comprime ore di lezione stabilite altrove: per questo i sindaci tendono a blindare le ordinanze con basi documentali solide, dai bollettini della Protezione Civile alle relazioni sanitarie dell’ASP, così da reggere a eventuali verifiche degli uffici scolastici territoriali. È probabilmente in questa cornice che si spiega la scelta di Rosolini di ancorare la chiusura a un intervento igienico-sanitario formale, la disinfestazione, invece che alla sola motivazione climatica.
I numeri che spiegano il contesto
Il problema di fondo, comunque lo si inquadri giuridicamente, riguarda l’intera provincia. Secondo il Comitato Scuole Sicure di Siracusa, che raccoglie i professionisti volontari Angelo Troia, Gianluca Belviso e Giovanni Andronico, il 93,2% delle scuole siracusane non dispone di climatizzatori adeguati: solo il 6,8% degli istituti è davvero attrezzato per affrontare temperature che, a inizio settembre, restano vicine ai 40 gradi.
Standard ignorati
Il Comitato ricorda che i parametri INAIL per un ambiente scolastico estivo indicano una temperatura tra 24 e 26 gradi e un’umidità tra il 50 e il 60%. Senza impianti funzionanti, questi valori restano teorici. E i tecnici sono netti: “le temperature elevate non rappresentano più un’eccezione stagionale, bensì una criticità strutturale e prolungata”.
L’apertura delle scuole in Sicilia a fine settembre
Diversi anni fa le scuole siciliane riaprivano a fine settembre, proprio per lasciare che il caldo si attenuasse. Oggi la data è stata anticipata, ma le temperature non hanno seguito lo stesso calendario, né gli edifici sono stati adeguati nel frattempo. Il risultato è un sistema che rincorre un clima cambiato con soluzioni pensate per un clima che non esiste più.






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