Protesta nel carcere “Pietro Cerulli” di Trapani, dove un gruppo di detenuti ha dato vita a disordini all’interno del reparto Mediterraneo, provocando danneggiamenti e riuscendo ad aprire i cancelli che conducono ai cortili dei passeggi.

La situazione è particolarmente delicata e ha reso necessario attivare un dispositivo straordinario di sicurezza, con il richiamo in servizio del personale di polizia penitenziaria libero dal turno e la richiesta di intervento del gruppo di intervento operativo reparto specializzato del Corpo. Allertate anche le altre Forze di polizia per predisporre un dispositivo di sicurezza all’esterno dell’istituto.

A denunciare la gravità dell’accaduto è i sindacati Sappe, Consipe e Uilpa che hanno espresso forte preoccupazione per quanto sta accadendo nella struttura trapanese e richiama l’Amministrazione penitenziaria alla necessità di interventi immediati.

Sappe, forte preoccupazione per quanto successo

Violenta protesta nel carcere “Pietro Cerulli” di Trapani, dove un gruppo di detenuti ha dato vita a disordini all’interno del reparto Mediterraneo, provocando danneggiamenti e riuscendo ad aprire i cancelli che conducono ai cortili dei passeggi.

La situazione è particolarmente delicata e ha reso necessario attivare un dispositivo straordinario di sicurezza, con il richiamo in servizio del personale di Polizia Penitenziaria libero dal turno e la richiesta di intervento del Gruppo di Intervento Operativo (GIO), reparto specializzato del Corpo. Allertate anche le altre Forze di polizia per predisporre un dispositivo di sicurezza all’esterno dell’istituto.

“Siamo di fronte a un episodio estremamente grave, che conferma quanto sia diventato difficile garantire l’ordine e la sicurezza all’interno delle carceri”, dichiara Donato Capece, segretario generale del Sappe. “Quando un gruppo di detenuti riesce a provocare danneggiamenti e ad aprire i cancelli di accesso ai cortili, siamo davanti a una situazione che non può essere sottovalutata. La Polizia Penitenziaria sta fronteggiando l’emergenza con grande senso di responsabilità, ma non si può continuare a chiedere agli agenti di supplire con il sacrificio personale alle carenze organizzative e alle criticità del sistema”.

Capece sottolinea la necessità di sostenere concretamente il personale: “Occorrono organici adeguati, strumenti di intervento efficaci e condizioni operative che consentano di prevenire e gestire tempestivamente le rivolte. Il richiamo in servizio dei colleghi liberi dal turno e l’attivazione del GIO dimostrano la delicatezza dell’emergenza. Il Dipartimento intervenga immediatamente, garantendo tutto il supporto necessario e accertando le responsabilità e le cause che hanno determinato questa protesta”.
Per Gaspare Daguanno, segretario Sappe di Trapani, quanto sta accadendo rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato: «La situazione nel reparto Mediterraneo è estremamente preoccupante. I colleghi stanno affrontando momenti di forte tensione e sono chiamati a gestire una situazione complessa, con il rischio concreto che i disordini possano aggravarsi. Il richiamo in servizio del personale e la richiesta di supporto del Gruppo di Intervento Operativo rendono evidente la gravità dell’emergenza. La priorità assoluta deve essere quella di ripristinare la sicurezza, tutelando l’incolumità degli agenti e di tutte le persone presenti nell’istituto».
Il Sappe chiede che vengano adottate senza indugio tutte le misure necessarie per riportare la situazione sotto controllo, rafforzare i livelli di sicurezza e verificare le condizioni strutturali e organizzative del reparto interessato.
“Non è più possibile rincorrere le emergenze ogni volta che esplode una protesta», concludono Capece e Daguanno. «La sicurezza penitenziaria deve tornare a essere una priorità concreta. Servono decisioni immediate, risorse e un’organizzazione capace di garantire autorevolezza dello Stato e tutela degli operatori. La Polizia Penitenziaria non può essere lasciata sola a fronteggiare situazioni di questa gravità”.

Consipe, situazione allarmante

“Si è appena appreso da personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Trapani che è appena iniziata una protesta di detenuti del Reparto Mediterraneo. Gli stessi che si trovavano presso il cortile passeggi a loro destinato, una settantina circa, dopo avere appreso del diniego a loro richieste, hanno deciso di sfondare la porta di sbarramento e di uscire all’esterno dello stesso cortile, qualcuno è riuscito anche a scavalcare il muro raggiungendo i cortili passeggi destinati ad altri reparti e addirittura raggiungere altri spazi esterni all’intercinta, mettendo in seria discussione l’ordine alla sicurezza dell’intero reparto”. Lo dice il Vice Presidente Consipe Francesco Davide Scaduto

“Il sistema penitenziario è al collasso e si può ritenere fallimentare altresì la gestione dei detenuti sopratutto dei più facinorosi e di coloro i quali negano le offerte trattamentali e di reinserimento dalla Costituzione garantiti. Immediata è stata la risposta della Polizia Penitenziaria che anche liberi dal servizio ha raggiunto l’istituto in supporto ai colleghi di turno – aggiunge –  Vanno istituiti e dedicati istituti particolari ove potere mettere in atto strumenti di gestione più efficaci utili a riconquistare la legalità e evitare che detenuti di particolare indole e elevata pericolosità minaccino l’ordine e la sicurezza pubblica e non solo penitenziaria. Sembrerebbe sia stata allertata la locale Prefettura e in questo momento la Polizia Penitenziaria unitamente ad altre Forze dell’Ordine sta sorvegliando l’esterno dell’Istituto onde evitare tentativi di evasione da parte dei più facinorosi. Al momento non sono conosciuti i motivi di tale protesta, ma una circostanza certa è che l’istituto Penitenziario di Trapani non può più permettersi di operare e di gestire i detenuti dal reparto Mediterraneo senza le opportune cautele e strumenti adeguati per dissuadere i più facinorosi da comportamenti che compromettono l’ordine alla sicurezza dell’intero penitenziario nonché la collettività pubblica”.

Uilpa, struttura penitenziaria fragilissima

“Confermiamo che al Pietro Cerulli di Trapani vi è in atto una protesta di un numero imprecisato di ristretti, – dichiara Gioacchino Veneziano componente dell’Esecutivo Nazionale UIL FP Polizia Penitenziaria– ma non sappiamo il motivo di queste tensioni, ed è stato richiamato in servizio tutto il personale del reparto per fronteggiare questa situazione” “pare che sia stata allertata la Prefettura di Trapani chiosa il sindacalista Uil di settore- per il controllo esterno del Cerulli, ed è stato attivato il protocollo operativo regionale a cura del Provveditorato regionale della Sicilia, quindi stanno confluendo unità di Polizia Penitenziaria a rinforzo e supporto al personale di Trapani”. “La parte dove è in atto l’evento critico risulta il reparto mediterraneo, struttura dove più volte come Uil abbiamo chiesto la chiusura non solo per la totale mancanza di salubrità, ma anche è sopratutto per la vetustà che lo rende fragilissimo, fermo restando – conclude amaro Gioacchino Veneziano – paga un gravissima carenza di personale, giacché con un organico di appena 220 unità comprese le 27 che operano al Nucleo Traduzioni e Piantonamento e gli 80 impegnati negli uffici, sono circa 70 i poliziotti che nell’arco delle 24 ore vigilano sugli attuali 570 detenuti presenti”.

“Gravi disordini sono in corso presso la Casa Circondariale di Trapani, dove decine di detenuti dopo aver praticato un buco in una cella del reparto ‘Mediterraneo’ avrebbero divelto i cancelli dei passeggi e appiccato il fuoco in alcuni locali. Il Reparto di polizia penitenziaria, anche con agenti richiamati in servizio, con spirito di sacrificio e grande professionalità sta cercando di fronteggiare la situazione e attende i rinforzi da altre sedi della regione. I farraginosi protocolli attuali, di cui abbiamo ripetutamente auspicato la revisione, non consentono l’immediato intervento dei gruppi speciali appositamente formati. Mentre l’attenzione della politica e del Governo è catalizzata sulle proteste nelle piazze, nelle carceri non va affatto meglio, ma, per converso, non si intravedono misure di tangibile efficacia”.

Lo dichiara Gennarino De Fazio, Responsabile della UIL FP Polizia Penitenziaria.

“A Trapani 591 detenuti sono allocati in 480 posti (123% di sovraffollamento) e vengono gestiti, grazie a sforzi sovrumani per sostenere carichi di lavoro inenarrabili e a turnazioni di servizio che si protraggono ben oltre gli orari regolamentari, da soli 260 agenti della Polizia penitenziaria quando ne necessiterebbero almeno 417 (-38%). Per di più, il settore interessato ai disordini è del tutto fatiscente e più volte la UIL FP Polizia Penitenziaria della Sicilia ne ha richiesto la ristrutturazione. Ora i fatti sembrano darci ragione, se è vero che le pareti si bucano come il burro e i cancelli non reggono”, spiega il rappresentante della UIL FP PP.

“A livello nazionale, d’altronde, sono ormai 66.248 i reclusi stipati in appena 46.445 posti (143% di surplus), mentre al fabbisogno reale della Polizia penitenziaria, bando alla propaganda, continuano a mancare almeno 20mila agenti. Per rispondere concretamente all’emergenza in essere servono misure eccezionali e urgenti utili da un lato a deflazionare la densità detentiva e dall’altro a potenziare compiutamente gli organici del personale rilanciando la formazione. Parallelamente, ben al di là di fantomatici piani carcere, vanno ristrutturati e ammodernati gli edifici, implementati gli equipaggiamenti e avviate riforme di sistema”, conclude De Fazio.