“Non sono qui per una parata ipocrita e non dirvi che cosa è avvenuto sotto i vostri occhi e non avete denunciato. Non ometterò niente e quindi vi dirò che è accertato che a casa di Santino Di Matteo si è deciso come fare l’attentato a Capaci. Ma quella rete di protezione che gli ha permesso di farlo ha visto il coinvolgimento di tante persone che, a differenza di Santino che ha avuto un sussulto, sono rimaste a piede libero. E allora la storia terribile del piccolo Giuseppe ci insegna che con lui la mafia ha perso, perché la mamma e il fratello Nicola sono da questo lato della barricata e non da quello”. Lo ha detto a San Giuseppe Jato Chiara Colosimo, presiedente della Commissione nazionale Antimafia, commemorando il piccolo Giuseppe Di Matteo nel casolare in cui è stato ucciso dalla mafia l’11 gennaio di 30 anni fa. “Però io non so se tutti quelli che sono qui oggi ci sono con lo stesso spirito.
E non posso dire se nella loro vita quotidiana hanno continuato o continuano in qualche modo a favoreggiare Cosa nostra. Fosse così, vi dovreste fare schifo se siete entrati – ha aggiunto – Qui hanno portato un ragazzino dicendogli che la sua famiglia lo aveva abbandonato e qui hanno chiesto a quel ragazzino, prima di ammazzarlo, di scrivere una lettera al nonno per rimproverarlo. Qui quel ragazzino lo hanno sciolto nell’acido”. “Ma davvero avete il pelo sullo stomaco di venire qui a fare finte commemorazione? Perdonatemi, ma non ce l’ho per dire parole di circostanza. Se sono venuta qui, l’ho fatto per dire la verità a questo territorio. E la verità è che se un anno fa, ancora una volta, la famiglia di Camporeale del mandamento jatino viene coinvolta nell’ennesima indagine, ciò dimostra ancora una volta che qui si continui a tenere in piedi Cosa nostra. Invece, nel luogo dove la mafia si mangia tutto, bisogna ribellarsi” ha concluso.
Fratello, ‘trascorsi 30 anni ma per noi è sempre lo stesso giorno’
“Sono passati trent’anni, ma per noi non sono mai trascorsi, è sempre lo stesso giorno. Per tutta la vita ci porteremo questo dolore. L’ultimo ricordo di mio fratello è stato il giorno prima che venisse rapito, era il mio compleanno e abbiamo festeggiato assieme. Giuseppe è stato il bambino che “ha sconfitto la mafia” e quindi bisogna ricordarlo tutti i giorni come tutte le altre vittime. Quello che hanno fatto a mio fratello è imperdonabile”. Lo ha detto Nicola Di Matteo fratello del piccolo Giuseppe, durante la manifestazione nel casolare di contrada Giambascio a San Giuseppe Jato (Palermo), per ricordare l’omicidio di Giuseppe Di Matteo, sequestrato dalla mafia per 779 giorni quando aveva 12 anni e poi ucciso. Il corpo è stato sciolto nell’acido. Il bambino venne tenuto nel casolare di San Giuseppe Jato per 180 giorni.
Prefetto di Palermo, orrore indescrivibile per uccisione piccolo Di Matteo
“Un orrore indescrivibile e dal mio punto di vista simboleggia l’orrore rappresentato dalla sopraffazione, dal delitto, dalla mafia appunto. Questo ha tolto tanto a questa terra, innanzitutto la vita ai suoi stessi figli, a tanti servitori dello stato che dovremmo ricordare uno a uno. Qui arriviamo a un dilemma più difficile da immaginare, centinaia e centinaia di giorni che immagino saranno stati lunghissimi per questo bambino a cui è stata spenta la vita e la cui colpa è stata quella di nascere in questo contesto”. Lo ha detto il prefetto di Palermo, Massimo Mariani, al giardino della memoria a San Giuseppe Jato nel corso della commemorazione del piccolo Giuseppe Di Matteo ucciso e sciolto nell’acido 30 anni fa. “C’è ben poco da dire – ha aggiunto – è inimmaginabile riuscire ad arrivare a un abisso, a un’aberrazione paragonabile a quella a cui ci siamo trovati, eppure noi questo orrore lo dobbiamo guardare in faccia. Noi tutti lo dobbiamo combattere ogni giorno, ogni giorno dobbiamo fare di tutto per e ricordare questo sacrificio senza paroloni, senza cerimonie, semplicemente facendo ogni giorno silenziosamente e puntualmente il nostro dovere da servitori dello stato ma anche da semplici cittadini. Se noi saremo capaci di fare questo, potremo anche guardare nel viso questa mamma e il fratello”.
Sindaco di San Giuseppe Jato, dove c’è omertà la mafia non può essere sconfitta
“Dove c’è omertà, la mafia non può essere definitivamente sconfitta. Quindi stiamo lavorando, soprattutto con le nuove generazioni, attraverso i docenti, per portare avanti i principi della legalità”. Lo ha detto il sindaco di San Giuseppe Jato, Giuseppe Siviglia, intervenendo nel Giardino della Memoria, il casolare-bunker di contrada Giambascio (confiscato ai boss), in cui l’11 gennaio 1996 fu ucciso e sciolto nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo – figlio quattordicenne del collaboratore di giustizia Santino – dopo un sequestro durato 779 giorni, 180 dei quali nel casolare. Alla cerimonia prendono parte la presidente dell’Antimafia nazionale Chiara Colosimo e il prefetto di Palermo Massimo Mariani. “Oggi Giuseppe Di Matteo rappresenta la svolta, il risveglio delle coscienze – ha aggiunto il sindaco -. Dopo l’efferato omicidio c’è stata proprio una rivoluzione culturale. Da Di Matteo in poi tutto è cambiato. La mafia non è stata definitivamente distrutta, ma non ha la potenza di una volta, o quantomeno la potenza di fuoco di una volta”. “Ho paura della zona grigia (nella zona grigia inserisco quelli che si girano dall’altro lato, che non scendono in campo fino a quando non vengono toccati direttamente), che ritengo veramente pericolosa perché non collaborare con le istituzioni e non abbandona l’omertà”.
Sindaco Palermo, ‘piccolo Di Matteo simbolo della mafia che teme la legge’
“Trent’anni fa la mafia ha superato un confine che non avrebbe mai dovuto essere oltrepassato: ha rapito, torturato e assassinato un giovane innocente, Giuseppe Di Matteo, trasformando la sua vita in una lunga prigionia di dolore e usando il suo corpo come strumento di ricatto contro lo Stato. Ricordare Giuseppe oggi, a San Giuseppe Jato, non è solo un dovere della memoria: è un atto di verità e rispetto nei confronti dei familiari oggi qui presenti”. Così il sindaco della Città Metropolitana di Palermo Roberto Lagalla che oggi, al Giardino della Memoria di San Giuseppe Jato, ha partecipato alla cerimonia in ricordo del piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso l’11 gennaio 1996. “La sua uccisione – prosegue – ci ricorda fino a che punto può arrivare la ferocia mafiosa quando si sente minacciata dalla giustizia e dalla scelta coraggiosa di collaborare con lo Stato. Giuseppe non è una vittima collaterale: è il simbolo più crudele di una mafia che teme la libertà, la parola, la legge. Ed è anche il simbolo di ciò che non possiamo permettere che accada mai più. La memoria, se resta solo commemorazione, rischia di diventare rituale vuoto. Per questo oggi ribadiamo che il sacrificio di Giuseppe ci obbliga a un impegno quotidiano: nella difesa dei diritti dei più fragili, nell’educazione alla legalità delle nuove generazioni, nel sostegno a chi sceglie di stare dalla parte dello Stato e della giustizia. La Città Metropolitana di Palermo continuerà a essere dalla parte di chi rompe il silenzio, di chi non si piega, di chi crede che la mafia non sia un destino ma una responsabilità da combattere”.












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