Fermate o almeno limitate l’accordo di libero scambio con il Mercosur ovvero il patto di libero scambio fra Europa e Paesi dell’accordo sud Americano, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. C’è il rischio di una concorrenza “violenta” nel mercato delle carni, ma anche da tutelare i marchi dei vini siciliani.
Una lettera dal Parlamento siciliano agli eurodeputati italiani
Dal Parlamento regionale siciliano partirà una lettera formale a tutti i deputati europei affinché si intervenga per modificare l’accordo raggiunto dall’Unione europea con il Mercosur prima della ratifica da parte del Parlamento di Strasburgo. A darne notizia sono i deputati del Partito Democratico all’Ars, Nello Dipasquale e Dario Safina, al termine della riunione della commissione Attività produttive di Palazzo dei Normanni, che ha ascoltato i rappresentanti di categoria del mondo dell’agricoltura e della zootecnia in merito alle problematiche legate all’eventuale stipula dell’accordo commerciale. Alla seduta della commissione hanno partecipato i rappresentanti regionali di Coldiretti, Cia e Confagricoltura.
Non una risposta a Trump ma un’ulteriore beffa per i prodotti siciliani
“Abbiamo analizzato tutte le criticità di quell’accordo – dicono Dipasquale e Safina –. Se non dovessero arrivare delle modifiche sostanziali, l’intesa non rappresenterà più una risposta ai dazi di Trump ma un’ulteriore beffa per l’agricoltura e la zootecnia di qualità della Sicilia e di tutta l’Italia”.
Secondo i due deputati dem, “il rischio è che a beneficiare dell’accordo con il Mercosur non siano soltanto le aziende italiane ed europee che si occupano di meccanizzazione agricola, ma anche quelle attive nella commercializzazione e nella produzione di fitofarmaci, che vedrebbero aprirsi ulteriormente il mercato sudamericano, oltre alle grandi multinazionali dell’agroindustria. Un sistema che favorisce i grandi gruppi e non certo gli agricoltori e gli allevatori, penalizzando ancora una volta le piccole e medie realtà produttive agricole e zootecniche”.
Implementare la lista dei 57 prodotti da tutelare
Nell’accordo è stata stilata una lista di prodotti italiani da tutelare anche dall’ecventualità di riproduzioni ma fra questi c’è solo il Marsala e un generico marchio Sicilia. Dipasquale e Safina, quindi, auspicano che “la deputazione europea italiana, senza distinzione tra schieramenti politici, si renda conto dell’importanza della questione ed eviti – concludono i parlamentari del Pd – un ulteriore danno per i nostri produttori”.
L’elenco dei prodotti a rischio secondo i 5 stelle
“L’accordo di libero scambio UE – Mercosur votato anche dalla premier Giorgia Meloni in Consiglio europeo sarà l’ennesima mazzata per gli agricoltori e allevatori siciliani. Il governo Italiano si è chiaramente schierato dalla parte delle grandi multinazionali straniere anche in tema di agroalimentare, compresa la Lega di Salvini che invece nelle piazze, balbetta contrarietà all’accordo. Intanto spariscono dalla lista delle indicazioni geografiche tutelate, praticamente tutti i prodotti tipici dell’Isola, tra i quali l’arancia Rossa, il Cerasuolo, il Ciliegino e il Ragusano Dop, il cappero di Pantelleria o il pistacchio di Bronte o l’olio del Belìce e ancora tutti gli altri prodotti che possono essere danneggiati da questo accordo. Sottoscriviamo risoluzione che impegna i parlamentari europei a contrastare la svendita della Sicilia” sostengono i deputati regionali del Movimento 5 Stelle Stefania Campo e Luigi Sunseri a margine della medesima riunione della commissione attività produttive dell’Assemblea Regionale Siciliana.
“Come era prevedibile, nella lista dei 57 prodotti italiani tutelati nell’accordo – spiegano i deputati – sono totalmente spariti tutti i prodotti tipici siciliani mentre questa comprende quasi tutti prodotti del nord Italia. Penalizzato il meridione, un disastro che va a sommarsi ai già nefasti effetti degli accordi pregressi come l’UE Marocco o quello sull’olio tunisino. Rivolgiamo un appello agli europarlamentari siciliani, seppur nella loro ininfluenza politica a votare compattamente no all’accordo in sede di ratifica del trattato, sconfessando Giorgia Meloni e mettendosi al fianco del comparto produttivo siciliano” concludono Campo e Sunseri.






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