Se il Presidente dell’Ars Gaetano Galvagno dovesse essere rinviato a giudizio nell’udienza del prossimo 21 gennaio, il Parlamento siciliano si costituirà parte civile.

La decisione è stata presa oggi. L’ars si costituirà in giudizio nell’eventuale processo al presidente Gaetano Galvagno per il quale la Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per peculato, truffa e per un caso di corruzione.

La delibera del Consiglio di Presidenza

Lo ha deliberato il Consiglio di Presidenza dell’Assemblea regionale, riunito stamani a Palazzo dei Normanni. Alla riunione era presente lo stesso Galvagno che, secondo riferisce l’agenzia di stampa Ansa, ha chiesto e fatto mettere a verbale che il Consiglio si esprimesse sulla base dei precedenti
pareri dell’Avvocatura dello Stato su casi analoghi: per l’ex presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, accusato di peculato in un’altra inchiesta, gli avvocati dello Stato proposero all’Ars di costituirsi parte civile.

Presenti in nove alla decisione

Su dieci componenti del Consiglio di presidenza alla convocazione con all’ordine del giorno la delibera si sono presentati in nove (assente solo Riccardo Gallo di Fi), tra cui i sei deputati regionali espressione della maggioranza di centrodestra, ai quali proprio Galvagno avrebbe sollecitato di
essere presenti per evitare la mancanza del numero legale, come confermato da esponenti delle opposizioni.

Galvagno abbandona l’aula al momento del voto

Al momento della votazione Galvagno poi ha abbandonato la seduta del Consiglio, lasciando la presidenza al vicario Nuccio Di Paola (M5s). Sui sette presenti 5 sono stati i voti a favore della costituzione di parte civile, due gli astenuti che avevano assunto la stessa posizione nel caso di Miccichè.

“Galvagno ha riconosciuto il ruolo del Parlamento, assumendo un atteggiamento di rispetto dell’istituzione nonostante sia lui la persona coinvolta – dice il deputato del Pd e componente del
Consiglio Nello Dipasquale – Di tutt’altro avviso invece l’atteggiamento del presidente della Regione siciliana Renato Schifani, col governo che non si è costituito parte civile nei confronti dell’assessore regionale al Turismo Elvira Amata (FdI), per la quale la Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a
giudizio per corruzione”.