La procura di Termini Imerese ha chiesto il rinvio a giudizio a sei persone e a due società, tra cui l’Amap, la municipalizzata che gestisce la rete idrica a Palermo, per la morte di 5 operai deceduti il 6 maggio a Casteldaccia mentre lavorano all’impianto fognario.
La richiesta è stava è stata comunicata a sei tra dirigenti e dipendenti Amap e imprenditori. Si tratta di Nicolò Di Salvo, Gaetano Rotolo, Salvatore Rappa, Sergio Agati, Girolamo Costa, Wanda Ilarda e, oltre all’Amap, alla ditta Quadrifoglio Group srl. Per tutti l’accusa è di omicidio colposo plurimo.
Secondo i pm “nell’ambito dei lavori di pronto intervento, manutenzione ordinaria e programmata della rete fognaria, commissionati da Amap spa e dati in subappalto alla Quadrifoglio Groups srl e, nello svolgimento dei lavori di disostruzione della rete fognaria di Casteldaccia, gli indagati non hanno verificato la idoneità tecnica delle ditte affidatarie e il possesso delle competenze e delle informazioni di sicurezza. Gli imputati, inoltre, non avrebbero redatto o fatto redigere il piano di sicurezza e coordinamento e non avrebbero nominato un coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e in fase di esecuzione.
Tra le accuse anche quella di aver sottovalutato nel documento di valutazione dei rischi di Amap spa il pericolo negli ambienti ‘confinati’, che avrebbe dovuto imporre l’uso dell’autorespiratore e del rilevatore multi-gas. Omissioni e leggerezze che hanno causato la morte per inalazione acuta letale di idrogeno solforato di Giuseppe La Barbera, Ignazio Giordano, Epifanio Alsazia, Giuseppe Miraglia e Roberto Raneri. Gli operai, incaricati di rimuovere l’ostruzione della rete fognaria nei pressi dell’impianto di sollevamento fognario, si introdussero per inserire la sonda dell’autospurgo nella vasca sotterranea, liberando inavvertitamente acido solfidrico gassoso in concentrazioni mortali per il primo operatore e poi per gli altri intervenuti per aiutarlo.






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