Da destra a sinistra è un coro unanime in difesa degli oratori dopo la sentenza che ha condannato una parrocchia palermitana a risarcire i condomini di uno stabile per il chiasso dei ragazzi che giocano in oratorio.

Il deputato pediatra che lotta contro i cellulari

“Le sentenze si rispettano, sempre. Tutte. Ma non tutte, è ovvio, sono condivisibili, e quella di Palermo che ha condannato la parrocchia di Palermo a risarcire i condomini del palazzo prospiciente l’oratorio perché infastiditi dai rumori e dalle voci dei ragazzi che giocavano mi lascia a dir poco interdetto. Altro che caciara, ce ne fossero di oratori sparsi per ogni dove, servirebbero non solo a tenere lontani i nostri bambini e i nostri ragazzi dai pericoli della strada, ma anche dalla minaccia dei social e dei telefonini, che, purtroppo, è ancora presa sottogamba” afferma il deputato pediatra del M5S all’Ars Carlo Gilistro, primo firmatario della legge-voto approvata all’unanimità lo scorso febbraio dall’Ars che vieta l’uso dei cellulari ai bambini fino a cinque anni e ne regolamenta l’uso in maniera molto restrittiva in età successiva.

Speriamo rimanga un caso isolato

“Spero – dice Gilistro – che questa sentenza rimanga un caso isolato. Altro che sanzionare gli oratori, dovremmo incentivare la socializzazione dei ragazzi che sta scomparendo, non a caso gli hikikomori, cioè i segregati in casa che comunicano col mondo solo attraverso internet, stanno diventando un esercito, senza contare i danni che l’abuso dei social e dei cellulari provoca, e lo vedo ogni giorno sul campo, grazie alla mia professione di pediatra”.

I danni da social e da isolamento

“Esperti di neuroscienze dicono che scrollare sui social danneggia le funzioni cerebrali molto più dell’alcol. Lo scrolling col tempo porta a stanchezza mentale e difficoltà di apprendimento. Per non parlare di tutti gli altri contraccolpi cui ormai assistiamo da tempo: ansia, crisi di panico, scoppi di rabbia improvvisa, svenimenti, disturbi del sonno e alterazione dell’umore, solo per citarne alcuni”.