pippo manuli
Pensionato....opinionista per hobby, di fede repubblicana
ASM Taormina, il fallimento annunciato di una “marcia in più”
ASM Taormina è senza liquidità.
Non è una sorpresa: è la certificazione finale di un modello politico-amministrativo che chiunque avesse voluto guardare avrebbe potuto vedere deragliare da tempo.
La società partecipata del Comune di Taormina – controllata al 100% dall’ente – è stata trasformata, negli ultimi anni, da strumento operativo a **contenitore onnivoro di servizi, personale, incarichi e consulenze**, sotto la regia diretta dell’amministrazione comunale pro tempore. Una crescita imposta, rapida, senza un piano industriale credibile e senza un sistema di controlli adeguato.
I numeri, oggi, parlano più delle dichiarazioni.
ASM incassa oltre 20 milioni di euro l’anno:
– più di 4 milioni dai parcheggi,
– oltre 5 milioni dal trasporto su fune,
– 11,5 milioni circa dai contratti di servizio stipulati con lo stesso Comune che la controlla.
A fronte di questi incassi, le uscite sono una slavina:
– 3,5 milioni per energia,
– 800 mila euro per pulizie e servizi esternalizzati,
– circa 2 milioni di tasse comunali (un paradosso contabile),
– 1 milione tra consulenze e spese legali,
– un “costo politico” che compare nei bilanci sotto forma di incarichi fiduciari.
Il personale? 1,2 milioni di euro al mese, oltre 15,6 milioni l’anno.
Risultato: oltre tre milioni di passività e stipendi non pagati a circa 400 lavoratori, mentre la macchina amministrativa continuava a produrre assunzioni, affidamenti sotto soglia e manifestazioni d’interesse ripetute, spesso con gli stessi soggetti ricorrenti.
Tutto questo è avvenuto sotto gli occhi del socio unico, il Comune di Taormina.
Dov’erano il Sindaco, la Giunta, il Consiglio comunale, il Segretario generale, il Collegio dei revisori?
Chi ha esercitato il controllo analogo previsto dalla legge sulle partecipate?
Chi ha verificato la sostenibilità economica delle decisioni del CdA di ASM, nominato dalla politica e politicamente responsabile?
E soprattutto:
dov’era lo Stato?
Il Ministero dell’Interno – Direzione Enti Locali, l’Assessorato regionale alle Autonomie Locali, la Corte dei Conti – Sezione di controllo per la Sicilia, tutti soggetti che hanno competenze precise in materia di partecipate pubbliche, non possono far finta che il caso Taormina sia una fisiologica difficoltà gestionale.
Qui siamo davanti a un manuale di elusione del controllo, non a un incidente di percorso.
La proliferazione delle partecipate nei Comuni sotto i 30.000 abitanti – Taormina ne è l’esempio perfetto – consente di spostare spesa, personale e potere decisionale fuori dal perimetro del bilancio comunale, riducendo trasparenza e responsabilità politica.
La scelta di costituire persino una S.p.A. per la riscossione, con un investimento milionario anticipato, mentre ASM mostrava già segnali evidenti di squilibrio, non è stata un errore: è stata una forzatura consapevole.
Oggi il conto arriva.
E come sempre non lo pagano i decisori, ma i lavoratori, i cittadini e un Comune che rischia di ritrovarsi con una partecipata tecnicamente fallita e politicamente indifendibile.
La “marcia in più” si è rivelata una corsa a occhi chiusi.
Adesso non servono slogan, né conferenze stampa.
Servono atti ispettivi, responsabilità personali, interventi esterni.
Perché Taormina non è un feudo.
E una società pubblica non è un bancomat politico.
PR T – Manuli
Luogo: Piazzale Lumbi, Mario e Nicola Garipoli, s. n., TAORMINA, MESSINA, SICILIA
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