Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
Le pulcinellate generano imitazioni, e tutto svilisce il costrutto della politica rendendola farsa. È l’immagine della Sicilia dopo l’emendamento farlocco di Ismaele La vardera con il famoso milione per i gonzi comunali. L’Anci Sicilia dovrebbe denunciare il “rossomalpelo” per eccesso di “sfottimento”, ma non può, perché qualche sindaco siciliano gli va addirittura appresso, richiedendo il contributo fantasma. Evidentemente il Signor Bonaventura con il milione fasullo ha un seguito. La Corte dei Conti, spesso sollecita a non parificare i bilanci pubblici impuri, nulla ha da dire sullo spreco milionario? Non apre un’indagine sullo sperpero di denaro dei contribuenti fatto nel Parlamento più antico, forse troppo, del mondo?
Ma è il ridicolo il danno maggiore di questa vicenda che va bene solo per i cachet dei talk show. Perché i Comuni siciliani tutto hanno bisogno, tranne che dell’accattonaggio politico. Il fondo per le autonomie locali è stato ridotto ad un quinto in 15 anni dalla Mamma Regione, oggi è una cifra ridicola, una somma da paghetta, per sostenere gli stipendi ai dipendenti comunali residuali, benché sotto organico, ma non certo per erogare servizi ai cittadini. E lo vediamo tutti i giorni, con le buche per le strade, i marciapiedi scassati, l’immondizia lasciata e non ritirata, l’illuminazione, non diciamo le telecamere, inesistente, i servizi sociali pressoché assenti, l’edilizia popolare abbandonata a lager da terzo reich. E cosa fanno i Comuni, I Sindaci? Invece di prendere d’assalto la Bastiglia dei Normanni, chiedendo le giuste somme per dare servizi ai propri cittadini, tentano la riffa del contributo farsa. Una commedia grottesca che svilisce, e rende percepito inutile il voto popolare che elegge i rappresentanti del popolo.
Che figura di niente fa la Sicilia? I veneti o i toscani si farebbero prendere per i fondelli in questa maniera? Tutto questo ci raffigura come una terra di miserabili e poveracci, che chiedono la questua all’uscita delle chiese. Non sa nemmeno di carità, ma di accattonaggio.
Ma ci sono in quest’isola dei Sindaci, che con la schiena dritta, chiedano quello che è giusto e necessario per dare i servizi ai loro cittadini a quei signori che pensano di essere dei feudatari, visto che siedono negli scranni di Sala d’Ercole in un Palazzo Reale? Il fondo delle autonomie locali, Comuni e Liberi Consorzi, deve essere ripristinato con un aumento di stanziamento non di 1 milione, ma di almeno 500 mln. Il minimo per erogare servizi ai siciliani nei quasi 400 comuni dell’isola.
Tutto il resto, piccole somme ai sindaci amici, il finanziamento per la sagra del pruno selvatico o del pistacchio maculato, le mance o le farse, sono solo sperpero o reati contro i cittadini, lo Stato di diritto, il senso della politica, la morale pubblica. Oggi il bilancio della Regione siciliana è di fatto un enorme falso ideologico, sembra fatto per i cittadini ma guarda caso costoro non se ne accorgono minimamente.
Chissà come mai.
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