C’è uno spettro che si aggira per Sala d’Ercole: quello del voto segreto. Una possibilità che ha spinto le deputate regionali siciliane, senza distinzione di appartenenza politica, a rompere il silenzio e lanciare un messaggio chiaro ai colleghi uomini: nessun escamotage procedurale sulla norma che introduce la quota di genere nei Comuni.

Al centro del dibattito c’è l’articolo della riforma delle amministrazioni locali che fissa al 40 per cento la soglia minima di rappresentanza femminile (e maschile) negli enti locali siciliani, in linea con quanto già previsto dalla normativa nazionale. Una disposizione che, secondo le parlamentari, deve essere votata senza ricorrere al voto segreto, strumento che in passato ha spesso affossato norme considerate “scomode”.

All’Assemblea regionale siciliana le donne sono appena 15 su 72 deputati. Un dato che rende ancora più forte l’allarme lanciato dalle parlamentari, che parlano apertamente di una questione di agibilità politica e di civiltà democratica.

«La norma sulla rappresentanza di genere negli enti locali siciliani – spiegano le parlamentari regionali– deve essere votata a viso aperto. Non è solo una questione di equilibri politici, ma di rispetto del dettato costituzionale e delle leggi già vigenti a livello nazionale».

Il voto sulla riforma era inizialmente previsto per questa settimana, ma i lavori parlamentari sono stati rinviati a causa dell’emergenza legata al ciclone Harry. Il rinvio, tuttavia, non ha spento il confronto politico, anzi ha alimentato il timore che qualcuno possa tentare la strada del voto segreto quando il testo tornerà in Aula.

Secondo le deputate, la norma non rappresenta un’imposizione, ma uno strumento per stimolare la partecipazione attiva delle donne, a partire proprio dai Comuni, primo livello di rappresentanza democratica. Oggi, ricordano, negli enti locali siciliani la percentuale di donne elette e presenti nelle giunte non supera il 12 per cento.

«Che la politica abbia bisogno di più donne con un impegno diretto è una necessità avvertita dagli elettori – sottolineano –. Votare contro questa norma a Sala d’Ercole sarebbe un’abiura, una ritrattazione grave, soprattutto perché si tratta di un adeguamento a una legge già in vigore nel resto del Paese».

Un appello, dunque, che va oltre gli schieramenti e chiama in causa la responsabilità dell’intero Parlamento regionale. Per le parlamentari siciliane, il passaggio sulla rappresentanza di genere è una cartina di tornasole della credibilità della riforma e della volontà dell’Ars di colmare un ritardo storico.