Maurizio Zoppi

Scrivo, parlo, respiro... ma non sempre in quest’ordine

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Certe persone non finiscono nei necrologi importanti, non danno il nome a una via, non vengono ricordate con discorsi solenni. Eppure restano. Restano più di tanti altri.

Maria Celeste Tetamo era una persona qualunque. Ed è proprio per questo che vale la pena ricordarla.

Amava i cani. Di quell’amore silenzioso, costante, che non ha bisogno di essere raccontato ma solo vissuto. Un amore che non è mai tramontato, nemmeno quando il tempo ha iniziato a piegare la schiena e a rendere più lenti i passi. Nemmeno quando il dolore ha bussato forte alla porta.

Da giovane lavorava in un negozio di antiquariato. Era vicina di casa dei miei. L’ho vista vivere, semplicemente vivere: crescere, invecchiare, vedere i figli andare via di casa, attraversare l’Europa – e non solo – in camper con il marito e i figli, portandosi dietro quella voglia di mondo che non tutti hanno il coraggio di coltivare.

Poi il lutto. La perdita di suo marito. Un dolore che non ha mai fatto rumore, che non ha chiesto attenzioni, che non si è trasformato in lamento pubblico. Un dolore tenuto dentro, con dignità. Come faceva lei, sempre.

Ricordo una scena più di tutte. Lei e suo marito avevano un cane meticcio, femmina, color miele. Era anziana, stanca. E lui, fino all’ultimo, per amore, la prendeva in braccio per portarla fuori, giù per le scale, perché non ce la faceva più. Un gesto piccolo, quotidiano, ma enorme. Di quelli che spiegano una vita meglio di mille parole.

Maria Celeste è morta per una polmonite. In silenzio. Senza dare fastidio. Senza pretendere nulla, come se anche la morte dovesse rispettare quella sua discrezione antica. Oggi i funerali, nella cappella della chiesa di Villa Sofia. Poche parole, poche persone, nessuna celebrazione. E va bene così.

Questo non è un coccodrillo. È un promemoria. Un modo per dire che non solo le persone famose meritano memoria. Che esistono vite normali, gentili, coerenti, che lasciano tracce profonde proprio perché non cercano riflettori.

Maria Celeste Tetamo era una persona vera, qualunque. Ed è per questo che non dovrebbe essere dimenticata.

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