Due interi quartiere condannati alla demolizione, un fronte di frana che non si è ancora fermato ed evacuazione che continuano a causa dell’allargamento della zona di rischio. La situazione a Niscemi è complessa e, per molti versi, senza una vera soluzione. Le abitazioni, le attività commerciali, e le costruzioni in genere che sorgono lungo il perimetro sotto osservazioni sono da considerare irrecuperabili.

Dichiarata la zona rossa

Sono le valutazioni dei tecnici della Protezione civile nazionale, regionale e locale che hanno costretto il sindaco ad ordinanze di sgombero e a delimitare una zona rossa che arriva fino a 150 metri dal fronte di frana e che si estende per tutta la lunghezza della stessa frana, che supera i 4 chilometri. La porzione di territorio interdetta è consistente e il numero di abitazioni abbandonate elevato. Sono almeno 1500 gli sfollati e il numero è soltanto orientativo

Il sorvolo dei Vigili del Fuoco

In mattinata l’elicottero “Drago 156” del reparto volo dei Vigili del Fuoco di Catania ha compiuto un sorvolo per una ricognizione aerea. In atto le attività di monitoraggio e il recupero dei beni dagli edifici sgomberati.

Sono due gli assi viari lungo i quali è stato interdette il traffico veicolare ovvero la SP 10 e la SP 12, di fatto tutte le strade di acceso e deflusso dal Paese. Entrare o uscire da Niscemi è una operazione complessa anche se ancora il centro abitato non può definirsi del tutto isolato.

Le cause del disastro sono lontane nel tempo, quel movimento franoso è noto da oltre un secolo. Le cause di ciò che sta succedendo vanno ricercate non solo nella fragilità geologica del territorio, caratterizzato da terreni argillosi e instabili, o nelle piogge intense e persistenti degli ultimi giorni che hanno saturato il suolo, ma anche nel sistema di autorizzazioni del secolo scorso che non ha tenuto  presente l’ambiente: un reticolo urbano cresciuto nel tempo lungo aree naturalmente predisposte al dissesto ha fatto il resto.