Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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È passata ormai una settimana dal passaggio in Sicilia di Harry, che ci ha lasciato danni e devastazione sulle coste sicule. Tutti hanno notato l’irrilevanza con cui questo disastro è stato trattato dai media, e di conseguenza dalla politica nazionale che si muove solo per quello che esce in TV e dintorni. Qualche scarno servizio sui TG, non certamente aperture, mezze pagine sui giornali poco prima dello sport, un po’ più di video sui social a causa dei siciliani sparsi per il globo che chiedevano notizie a casa. Poca roba in sostanza. Non è scattata nessuna solidarietà nazionale, con i governatori che mandano aiuti, con un Consiglio dei Ministri convocato d’urgenza, con i volti noti della tv, da Mentana alla Gruber, che organizzano collette. Ci siamo chiesti perché?

Perché siamo all’annosa questione meridionale, o al forza Etna senza nemmeno Salvini?

Da mesi siamo nelle prime pagine dei giornali con scandali di consociativismo e marchette, con il Cuffarismo clientelare, con arresti, indagini e rinvii a giudizio. Con cambiamenti riformatrici a zero, con le periferie, lo ZEN di Palermo in primis, che sparano ad alzo zero. Diciamolo francamente, l’immagine che passa oltre lo stretto della Sicilia è brutta, sporca e cattiva. Se un mite e laborioso Emiliano è alluvionato fa venir immediatamente un sentimento di solidarietà, ma voi sareste istintivamente solidali con dei poco di buono, tendenti a prendere mazzette da ladri di polli, ad abusare dell’auto blu, a far vincere dei posti di lavoro di retroguardia ad una massa di precari famelica vocata al voto di scambio. Perché il settentrionale fa di tutte le erbe un fascio, se qualcuno fa politica con elargizioni e clientele qualcuno lo vota, se no non sarebbero li. Ed è difficile dargli torto. Se loro rubano lo fanno perbene, attribuendosi, per legge molte più risorse pro capite di noi siciliani, e se chiedono mazzette non sono più buste con i soldi, ma magari criptovalute o consulenze. Loro sono evoluti e noi siamo rimasti dei cialtroni. Lo si evince da una frase sfuggita a Schifani, che ha invitato i suoi dirigenti ad abbandonare le scrivanie. Anche in questo la nostra sicilianissima cialtroneria, la conta dei danni l’abbiamo fatta subito spannometricamente, senza che tecnici, ingegneri, dirigenti del genio civile, funzionari delle ferrovie o dell’Anas redigessero perizie stime, computi metrici dei costi di ripristino, senzavche i comuni chiedessero una esaustiva rendicontazione con perizie giurate ai privati danneggiati. Subito abbiamo sparato la cifra tonda di un miliardo, fregandocene se sia di più il conto o di meno. Una dinamica rivendicativa, ma anche vittimistica e, considerata dall’opinione pubblica nazionale, cialtrona. Tutto senza dati, tabelle, rendicontazioni dei dirigenti preposti che sono rimasti appunto alle loro scrivanie. Non c’è un report dettagliato, un dossier tecnico, tutto approssimativo, per cercare una questua a Roma. La quale ormai ci ritiene più una rogna, soprattutto politica, da scansare che un prezioso componente della comunità nazionale.

Sembra di tornare alla memoria del film di Pietro Germi, sedotta ed abbandonata, in cui il maresciallo napoletano schifato dalla nostra cialtroneria metteva la mano sulla cartina geografica nascondendo la Sicilia, dicendo che senza di essa l’Italia sarebbe migliore. Da allora, erano gli anni sessanta, sembra che sia cambiato poco o nulla.


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