È possibile ricevere fino a 18.000 euro dallo Stato per avviare un’attività prima dei 35 anni? La risposta, anche nel 2026, è sì. Il bonus giovani under 35 torna al centro delle politiche per il lavoro e l’imprenditoria, con una misura che punta a sostenere chi decide di mettersi in proprio o avviare una nuova impresa in settori considerati strategici.
Il contributo, che può arrivare a 500 euro al mese, rappresenta uno degli strumenti più rilevanti degli ultimi anni per favorire l’occupazione giovanile.
Nel 2026 la misura viene replicata e ampliata, con una novità importante: l’ingresso delle Partite Iva tra i beneficiari. Un’estensione che risponde alle richieste di migliaia di giovani professionisti e freelance, spesso esclusi dai precedenti incentivi.
Il quadro normativo di riferimento resta quello del Decreto Coesione, aggiornato negli ultimi anni per adattarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro. La conferma operativa arriva dall’Inps, mentre sul piano politico il bonus è al centro del dibattito parlamentare con il decreto Milleproroghe.
Cos’è il bonus giovani under 35 e perché viene rinnovato
Il bonus giovani è una misura di sostegno economico rivolta a chi ha meno di 35 anni e decide di avviare una nuova attività. L’obiettivo è da un lato incentivare l’occupazione giovanile, dall’altro rafforzare l’imprenditorialità in settori ritenuti strategici per la crescita del Paese.
Secondo quanto riportato da Sky TG24, il contributo complessivo previsto per il 2026 è pari a 18.000 euro, erogati in 36 rate mensili da 500 euro ciascuna.
La misura rientra nel pacchetto del Decreto Coesione, una cornice normativa che raccoglie diverse agevolazioni dedicate al lavoro e all’impresa. Nel tempo, questo strumento è stato più volte aggiornato per includere nuove categorie di beneficiari e rispondere alle trasformazioni del mondo del lavoro.
Il rinnovo per il 2026 nasce anche dalla consapevolezza che l’avvio di un’attività comporta costi iniziali spesso difficili da sostenere per i più giovani. Affitti, strumenti di lavoro, consulenze e spese amministrative rappresentano ostacoli concreti, soprattutto nei primi mesi.
La grande novità del 2026: entrano le Partite Iva
Uno degli elementi più rilevanti del bonus giovani 2026 è l’estensione ai lavoratori autonomi con Partita Iva. Inizialmente, l’accesso alla misura era stato limitato alle attività costituite in forma d’impresa. Dopo un confronto istituzionale, la platea è stata ampliata.
Potranno fare domanda tutte le persone under 35 che hanno avviato un’attività in settori strategici tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025. Per i liberi professionisti, il requisito temporale coincide con la data di apertura della Partita Iva.
L’Inps ha chiarito che non tutte le attività rientrano automaticamente nel bonus. Sono ammessi solo specifici codici Ateco, tra cui:
- Attività legali e contabilità (69)
- Direzione aziendale e consulenza gestionale (70)
- Studi di architettura e ingegneria (71)
- Ricerca scientifica e sviluppo (72)
- Pubblicità e ricerche di mercato (73)
- Altre attività professionali, scientifiche e tecniche (74)
- Servizi veterinari (75)
Chi può ottenere il bonus: requisiti chiari e verificabili
I requisiti per accedere al bonus giovani under 35 sono precisi. I criteri fondamentali sono tre:
- Età inferiore a 35 anni;
- Stato di disoccupazione al momento della domanda;
- Avvio di un’attività in Italia in settori considerati strategici.
Il requisito della disoccupazione è centrale e serve a indirizzare il sostegno verso chi non ha altre fonti di reddito da lavoro. Allo stesso tempo, l’attività deve essere realmente operativa e rientrare nei parametri previsti dalla normativa.
Per le imprese che assumono giovani under 35, il Decreto Coesione prevede anche ulteriori strumenti di sostegno, come crediti d’imposta o esoneri contributivi, rafforzando così l’impatto complessivo della misura.
Quanto vale il bonus e come vengono erogati i soldi
Il valore economico del bonus è uno degli aspetti che lo rende particolarmente attrattivo. L’importo massimo è pari a 18.000 euro complessivi.
Le modalità di erogazione, però, possono variare:
- il contributo viene erogato in 36 rate mensili da 500 euro;
- il finanziamento può arrivare fino a 500 euro al mese per tre anni, con versamenti annuali anticipati da 6.000 euro.
In entrambi i casi, l’obiettivo è lo stesso: garantire una continuità di sostegno nei primi anni di attività, quelli più delicati per la stabilità economica di un giovane imprenditore o professionista.
Un altro elemento rilevante riguarda la tassazione. Le somme percepite tramite il bonus under 35 non sono tassate, risultando quindi nette per il beneficiario.
Come e quando presentare la domanda all’Inps
Per il 2026, l’Inps ha adeguato la propria piattaforma telematica per accogliere anche le domande delle Partite Iva. La finestra temporale dedicata ai lavoratori autonomi sarà aperta dal 31 gennaio al 2 marzo 2026.
La procedura è interamente online:
- accesso al sito Inps tramite Spid o CIE;
- ingresso nella sezione Punto di accesso alle prestazioni;
- selezione della voce “Incentivo Decreto Coesione”;
- compilazione e invio della domanda.
La tempestività è importante, perché le risorse sono limitate e le domande vengono valutate secondo i criteri stabiliti dalla normativa.
Lo sapevi che…?
- Il bonus giovani è uno degli incentivi più longevi degli ultimi anni, aggiornato più volte.
- L’inclusione delle Partite Iva è stata una delle richieste più frequenti delle associazioni di categoria.
- I settori ammessi coprono professioni molto diverse, dalla ricerca scientifica alla consulenza aziendale.
FAQ – Le domande più cercate su Google
Il bonus giovani under 35 è sicuro per il 2026?
L’Inps ha confermato la misura, mentre sul piano normativo è in fase di rinnovo attraverso il Milleproroghe.
Serve aprire una Partita Iva nuova?
Sì, per i professionisti il requisito decorre dalla data di apertura della Partita Iva.
Il bonus è cumulabile con altri incentivi?
Dipende dal tipo di agevolazione. Alcuni incentivi possono essere cumulabili, altri no.
I soldi vanno restituiti?
No, il contributo non è un prestito ma un sostegno a fondo perduto.






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