Nelle guerre moderne il confronto si gioca anche sul terreno dei numeri: morti, feriti, sfollati, macerie. Nel conflitto tra Israele e Hamas, iniziato dopo l’attacco del 7 ottobre 2023, le cifre dei decessi a Gaza sono state uno dei temi più divisivi. Ora, secondo i media israeliani, un alto funzionario militare avrebbe riconosciuto che il bilancio diffuso dal ministero della Sanità di Gaza è “in larga parte accurato”, attestandosi intorno a 70.000 morti. Non si tratta di una presa di posizione formale dell’esercito ma il fatto stesso che emerga da canali informati interni è politicamente rilevante.
Da dove arrivano i numeri: ministero della Sanità di Gaza e verifiche esterne
Il conteggio più citato nelle cronache internazionali proviene dal ministero della Sanità dell’enclave, amministrata da Hamas. Quelle cifre, negli ultimi mesi, sono state riprese anche in aggiornamenti legati ai negoziati e alla tregua: secondo dati riportati da agenzie internazionali come Reuters, il totale avrebbe superato 71.000 vittime e continuerebbe a crescere, con ulteriori decessi registrati anche durante il cessate il fuoco.
Perché Israele li ha contestati a lungo
La linea israeliana, per gran parte del conflitto, è stata prudente o apertamente critica rispetto ai numeri provenienti da un’istituzione che opera sotto un governo ostile. Nel racconto di Israele, l’assenza di una distinzione pubblica e verificabile fra civili e combattenti rende il dato politicamente “opaco”. Inoltre, le IDF hanno spesso affiancato alle cifre complessive stime proprie sulle perdite dei gruppi armati, rivendicando l’uccisione di decine di migliaia di combattenti nel corso della campagna. Proprio questa frizione ha reso la “contabilità” di Gaza un terreno di scontro comunicativo, oltre che umano.
Cosa cambia con il riconoscimento attribuito a un funzionario militare
La novità, riportata dalla stampa israeliana, è che un funzionario di alto livello avrebbe indicato ai giornalisti che il totale del ministero della Sanità di Gaza è, nel complesso, credibile. In altre parole: non si tratterebbe di un numero “inventato”, ma di una stima compatibile con valutazioni interne israeliane. È un passaggio che può incidere sul dibattito diplomatico, perché riduce lo spazio per contestare in blocco il dato, pur lasciando intatta la disputa sulla composizione delle vittime.
Il nodo civili-combattenti e la “ratio” evocata dalle IDF
Il punto più sensibile resta la ripartizione tra civili e combattenti. La stessa fonte, sempre secondo le ricostruzioni, avrebbe ammesso che la suddivisione è “ancora in revisione” e che non è noto con precisione quanti fossero membri di gruppi armati e quanti siano morti direttamente a causa dei combattimenti. È qui che la politica estera incontra il diritto internazionale: la percezione della proporzione tra vittime civili e militari condiziona la legittimità dell’azione militare agli occhi degli alleati e delle organizzazioni multilaterali.
Implicazioni per diplomazia e informazione: cosa aspettarsi adesso
Se il dato complessivo viene considerato plausibile anche da ambienti israeliani, la discussione potrebbe spostarsi su due piani: la verifica (quante vittime restano sotto le macerie o tra i dispersi) e la composizione (civili, combattenti, cause di morte). Per la diplomazia, questo può tradursi in maggiore urgenza su corridoi umanitari, ricostruzione e governance postbellica. Per l’informazione, significa che la “guerra delle cifre” non finisce, ma cambia forma: meno scontro sull’ordine di grandezza, più confronto sulla lettura politica e giuridica dei dati.
Domande frequenti sui dati delle vittime a Gaza
Perché le cifre di Gaza sono contestate?
Perché arrivano da un’istituzione che opera sotto Hamas e non distinguono in modo pubblico e verificabile fra civili e combattenti.
Cosa significa “in larga parte accurati”?
Che l’ordine di grandezza del totale sarebbe compatibile con valutazioni interne israeliane, pur restando aperta la ripartizione delle categorie.
Durante la tregua si continua a morire?
Sì, agenzie internazionali riportano ulteriori morti anche dopo l’avvio del cessate il fuoco nell’ottobre 2025.
È una posizione ufficiale delle IDF?
No: la ricostruzione è attribuita a fonti interne; l’esercito può precisare che non rappresenta la linea ufficiale.






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