In un momento terribilmente drammatico per diversi Comuni della Sicilia, colpiti e in alcuni casi totalmente devastati dagli eventi calamitosi, e per migliaia di cittadini che hanno perso tutto, Azione Catania esprime forte preoccupazione per il modo in cui l’emergenza viene affrontata a livello nazionale.
Di fronte a una stima dei danni pari a un miliardo di euro, annunciata dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il gruppo di Azione ribadisce con forza che tali risorse devono essere rese disponibili non solo per le opere pubbliche, ma anche per le famiglie e le aziende che hanno visto andare distrutti beni, abitazioni e attività costruite con i sacrifici di una vita.
«Il nostro punto di vista è chiaro – sottolinea Azione Catania –: i fondi devono servire a ricostruire tutto ciò che è andato perduto. Non è accettabile che, ancora una volta, le grandi calamità che colpiscono il Sud vengano affrontate in maniera diversa rispetto a quelle che interessano altre aree del Paese».
A destare ulteriore amarezza è l’avvio di una corsa ad addossare responsabilità sulle stesse comunità e sui cittadini colpiti, anziché assistere a quello scatto di solidarietà nazionale che in passato si è manifestato per eventi calamitosi avvenuti in altre regioni, spesso anche grazie al contributo generoso delle popolazioni siciliane.
Ancora più grave, secondo Azione, è la proposta avanzata da alcune forze politiche di far ricadere sui Siciliani il costo della ricostruzione. In particolare, la proposta della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein di destinare alla ricostruzione le risorse previste per la realizzazione del Ponte sullo Stretto viene giudicata «inaccettabile e profondamente sbagliata».
«La Sicilia – evidenzia Azione Catania – soffre da sempre di una grave carenza infrastrutturale. Il ponte rappresenta un tassello strategico di un sistema di collegamenti più ampio, già in parte in fase avanzata di realizzazione. Metterne in discussione il finanziamento significherebbe compromettere un processo di sviluppo atteso da decenni, con ricadute importanti sui settori turistico e industriale».
Azione pone inoltre una domanda che ritiene doverosa: quali infrastrutture sono state cancellate in altre regioni d’Italia per finanziare la ricostruzione dopo le calamità che hanno colpito Emilia-Romagna, Abruzzo, Umbria o Marche? E perché, nel caso siciliano, si propone di sacrificare proprio un’infrastruttura strategica nazionale?
«La ricostruzione – conclude il gruppo – non può avvenire mettendo territori contro altri o cancellando opere già programmate. Serve un intervento straordinario dello Stato, fondato su risorse aggiuntive, rapide e adeguate».
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