pippo manuli
Pensionato....opinionista per hobby, di fede repubblicana
Oltre la retorica della “fuoriuscita dal dissesto”: il caso Taormina
La fuoriuscita formale dal dissesto finanziario di un ente locale non coincide automaticamente con la ricostruzione della legalità amministrativa, della trasparenza contabile e della fiducia pubblica. Sono piani diversi, che spesso vengono sovrapposti in modo improprio. Il caso del Comune di Taormina rappresenta, in questo senso, un esempio emblematico di come la chiusura di una procedura non equivalga necessariamente alla chiusura delle questioni sostanziali che quella procedura avrebbe dovuto chiarire.
Il dissesto non è solo un evento finanziario: è un evento sistemico. Coinvolge responsabilità, competenze, procedure, controlli, separazione delle funzioni, regole contabili e principi di legalità amministrativa. Quando questi elementi si intrecciano senza una netta delimitazione dei ruoli — tra organi politici, strutture amministrative, organismi straordinari, organi di controllo e revisione — il rischio non è solo l’inefficienza, ma la perdita di intelligibilità del sistema stesso.
La costruzione della massa passiva, la gestione delle transazioni, il trattamento dei crediti vetusti, la crescita anomala del monte passività, la gestione delle anticipazioni finanziarie, la relazione tra Comune e OSL, il ruolo dei revisori e i pareri degli organismi centrali non sono dettagli tecnici: sono il cuore giuridico e contabile della procedura. È lì che si misura la qualità della legalità amministrativa, non nei comunicati di chiusura o nelle narrazioni celebrative.
Un sistema sano si riconosce da criteri chiari, uniformi, verificabili, documentati. Da procedure leggibili. Da decisioni motivate. Da separazioni nette di competenze. Da controlli effettuati, non solo formali. Quando invece emergono gestioni “miste”, criteri variabili, trattamenti differenziati, opacità documentali, commistioni funzionali e narrazioni sostitutive dei dati, il problema non è più solo contabile: diventa istituzionale.
La vera questione, allora, non è se il dissesto sia stato chiuso, ma come sia stato chiuso. Non se i numeri tornano formalmente, ma se il percorso è stato coerente con i principi di legalità, imparzialità, trasparenza, equità e buon andamento della pubblica amministrazione. Perché un equilibrio finanziario costruito su procedure opache non è un equilibrio stabile, ma una fragile stabilizzazione contabile.
In una democrazia amministrativa matura, il controllo non è un atto ostile, ma una funzione fisiologica. L’istruttoria non è accusa, ma metodo. L’analisi non è delegittimazione, ma tutela dell’interesse pubblico. La verifica non è conflitto, ma garanzia. E la trasparenza non è un adempimento formale, ma una condizione di legittimità sostanziale.
Il caso Taormina pone una domanda semplice e profonda: vogliamo una pubblica amministrazione che chiuda le procedure o una che ricostruisca fiducia? Perché solo la seconda può davvero parlare di risanamento. Tutto il resto è contabilità del tempo, non ricostruzione del sistema.
E senza ricostruzione del sistema, ogni “uscita dal dissesto” resta un fatto amministrativo.
Non diventa mai un fatto istituzionale.
Giuseppe Manuli PRI Taormina.
Luogo: Vittorino da Feltre, Dietro Cappucini, S n, TAORMINA, MESSINA, SICILIA

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