Giusi Patti Holmes
Sono Giusi Patti Holmes, giornalista, scrittrice e, soprattutto, un affollato condominio di donne, bizzarre e diversissime tra loro, che mi coabitano. Il mio motto è: "Amunì, seguitemi".
Per una volta avevo creduto che maggioranza e opposizione facessero fronte comune sul cosiddetto Ddl Stupri, introducendo il concetto di “consenso” nel diritto penale italiano. Devo ammettere che la stretta di mano tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del PD Elly Schlein, nonché l’approvazione all’unanimità, in Commissione Giustizia alla Camera, di un emendamento che, proposto da Carolina Varchi di Fratelli d’Italia e Michela Di Biase del Partito Democratico, introduceva, per la prima volta, il principio del consenso “libero e attuale”, ovvero “solo sì è sì”, mi aveva fatto sperare che, su certi temi, si potessero superare le contrapposizioni politiche.
Invece, il 25 novembre 2025, ironia della sorte proprio nella “Gionata contro la violenza sulle donne”, dal Senato arriva lo stop. Il 27 gennaio 2026, l’avvocata e senatrice Giulia Bongiorno, la più insospettabile in quanto creatrice, con Michelle Hunziker, della Fondazione Doppia Difesa, nata per aiutare e tutelare le donne vittime di violenza fisica e psicologica, fa approvare, in Commissione Giustizia al Senato di cui è presidente, con 12 voti a favore, compreso il suo, e 10 contrari, il nuovo testo base dell’articolo 609 bis del codice penale da cui scompare la parola “consenso” e appare “dissenso”.
Brevemente, se nel primo caso il sesso senza consenso era stupro, nel secondo, invece, le donne dovranno dimostrare di aver manifestato il loro dissenso in quel tragico e orrorifico momento. Da vittime, quali sono, si troveranno sul banco degli imputati al posto del violentatore. Anche perché il testo aggiunge che “la volontà contraria deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è stato commesso“. Quindi, se presa a sorpresa e impossibilitata a dire No, lo stupro non verrà considerato tale? Le donne, e un mondo di associazioni impegnate nella difesa delle vittime di violenza, si sentono giustamente tradite dal capovolgimento di senso che l’introduzione del “dissenso” ha apportato al Ddl Stupri.
Ma l’avvocata leghista non si è resa conto, cosa improbabile vista la sua indiscutibile intelligenza, di aver fatto fare una pessima figura sia alla deputata palermitana, che alla stessa Presidente del Consiglio che, con quella stretta di mano alla segretaria PD, aveva dato la sua parola? Perché questo colpo di coda? Probabilmente, da leghista e salviniana, per dare ai colleghi di coalizione una dimostrazione di forza.
Il consenso doveva entrare nel Ddl Stupri per evitare alle donne abusate di dover dimostrare, repetita iuvant, un dissenso non provabile e, quindi, facilmente contestabile. Dal “doveva” passo al “dovrebbe” per quanto riguarda, invece, l’obbligatorietà dell’educazione sessuo/affettiva nelle scuole. Il concetto di “consenso”, seguite il mio ragionamento, fatto sparire da Ddl Stupri, diventa fondamentale se dato dai genitori per decidere se i figli possano o meno partecipare a queste lezioni: un’assurdità in cui i ragazzi sono trattati quasi come incapaci di intendere e di volere. La nostra maggioranza di governo, evidentemente, ha messo dei paletti risibili in quanto le vede con una pruderie che non hanno. In almeno venti paesi europei, al contrario, questa materia è obbligatoria perché se ne è compresa la reale funzione, ovvero quella di accompagnare gli alunni in un percorso di crescita personale, sia affettiva, che sessuale, grazie a seri professionisti e non a cineforum scolastici di film porno.
Per fortuna abbiamo il Presidente Mattarella che, riguardo alla violenza, ha pronunciato parole pesanti come un macigno: “Ogni ferita fisica e psicologica inferta a una bambina, ragazza o donna, ogni ingiustificata svalutazione delle capacità femminili sono forme di oppressione antica che rendono le donne meno libere, meno uguali, subalterne, infine vittime. Vanno superate discriminazioni, pregiudizi o stereotipi sui ruoli e sulle attitudini basati sull’appartenenza di genere, iniziando dall’infanzia e in particolare dal mondo della scuola”.
Se per me: “Ubi Mattarella, minor cessat“, nella realtà, purtroppo, i minor sono maior e decidono.
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