E’ crollata una palazzina di tre piani nel quartiere Sante Croci, una di quelle in bilico sul costone di Niscemi. L’edificio crollato era a pochi metri dall’immagine simbolo dell’auto sul precipizio.

Niscemi piove da 48 ore consecutive. Altri edifici adiacenti a quello crollato e anche questi in bilico sul costone, appaiono squarciati.

Dall’alto sono visibili negli immobili pezzi di stanze, mobili, elettrodomestici, in alcuni casi si notano foto appese sui muri di famiglie con bambini. Le abitazioni si sbriciolano lentamente, fino al cedimento definitivo come nel caso della palazzina di tre piani.

Monitoraggio e sistemazione della frana ‘urgenti’ già nel 1997

Il monitoraggio della frana di Niscemi e le conseguenti opere di messa in sicurezza erano state definite “urgenti” già nell’ottobre 1997, quando nella Gazzetta Ufficiale del novembre successivo si ravvisava “l’urgenza di procedere al monitoraggio dell’area in frana, all’acquisizione degli elementi tecnici conoscitivi preliminari e alla successiva redazione del progetto di sistemazione dell’area in frana”. Negli stessi giorni l’allora sottosegretario alla Protezione civile Franco Barberi aveva detto che sarebbe stato possibile evitare la frana e che questa era stata la conseguenza di una ‘malamministrazione’.

Nella stessa ordinanza del 29 ottobre 1997, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 4 novembre 1997 venivano indicati i finanziamenti per gli interventi, ossia una parte dei 250 miliardi di lire assegnati alla Regione Sicilia nel 1996 per interventi contro il dissesto idrogeologico e 3 miliardi di lire stanziati nell’aprile 1996, anche questi per “fronteggiare l’emergenza idrica nella regione siciliana” e che risultavano non utilizzati “entro il termine dello stato d’emergenza, scaduto il 31 dicembre 1996”. In quegli stessi giorni Barberi osservava che i tecnici avevano trovato “una situazione di completo disordine: nessun drenaggio, acque superficali, bianche e nere, riversate in questo rione senza alcuna canalizzazione. E tutto questo nonostante ci fosse sulla zona un vincolo idrogeologico”. La situazione davanti alla quale ci SI trovava, aveva detto ancora, era “una pagina di un’ordinaria malamministrazione” che aveva provocato “danni irreparabili” e che andava definito “un percorso di risanamento del versante e ricostruire tutto quello che è stato distrutto. Il terremoto non si puo’ evitare, questa frana si sarebbe potuta evitare gestendo meglio il territorio”.