La bicicletta era diventata la sua compagna di vita quotidiana, il mezzo scelto per attraversare Palermo e raggiungere il posto di lavoro. Un’abitudine che ieri mattina si è trasformata in tragedia per Antonino Corvaia, 55 anni, residente nella zona della Fiera del Mediterraneo. L’uomo stava percorrendo via Francesco Crispi in direzione di via Emerico Amari quando, all’altezza del civico 120, la sua strada si è incrociata fatalmente con quella di un mezzo pesante.

L’incidente è avvenuto nei pressi del porto, da dove era appena uscito un autocarro Mercedes Actros. Per cause ancora in fase di accertamento, il ciclista è entrato in contatto con il camion e, dopo aver perso l’equilibrio, è caduto violentemente sull’asfalto finendo sotto le ruote del veicolo. Nonostante l’immediato intervento dei sanitari del 118, allertati dai passanti, le ferite riportate si sono rivelate troppo gravi. I medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso di Corvaia, lasciando nello sgomento i numerosi testimoni presenti.

La ricostruzione della dinamica e le indagini

Sul luogo del sinistro sono intervenuti gli agenti della sezione Infortunistica della polizia municipale per effettuare i rilievi tecnici necessari a ricostruire la dinamica dell’impatto. Alla guida del mezzo pesante si trovava P.N., un uomo di 56 anni, che come da prassi è stato accompagnato in strutture sanitarie per essere sottoposto ai test tossicologici e alcolemici, volti a verificare le sue condizioni psicofisiche al momento dello scontro.

Secondo le prime informazioni raccolte sul campo, l’urto tra il camion e la bicicletta sarebbe stato di natura laterale. Alcune testimonianze oculari hanno riferito che Corvaia stava procedendo lungo il margine destro della carreggiata e che potrebbe aver compiuto una manovra per evitare alcune autovetture parcheggiate in doppia fila, proprio nel momento in cui transitava l’autocarro. Gli inquirenti hanno comunque escluso che il manto stradale possa aver giocato un ruolo nell’incidente, poiché non sono state rilevate buche o irregolarità rilevanti nel tratto interessato.

Il dolore degli amici e i precedenti in città

La notizia della scomparsa di “Toni”, come lo chiamavano gli amici, si è diffusa rapidamente scatenando un’ondata di commozione sui social network. Molti lo ricordano come una persona di grande disponibilità e dal cuore d’oro, sottolineando l’assurdità di una morte avvenuta mentre cercava semplicemente di raggiungere l’ufficio. Tra i commenti carichi di dolore emerge anche la rabbia per una viabilità urbana percepita come sempre più pericolosa, definita da alcuni residenti come un vero e proprio “far west” dove i soggetti più fragili, come i ciclisti, pagano il prezzo più alto.

Questa tragedia riaccende i riflettori sulla sicurezza stradale a Palermo, a pochi mesi da un altro episodio simile. Lo scorso novembre, infatti, la città aveva pianto Giuseppe Gargano, un pittore di 78 anni che aveva perso la vita in via Gaetano Daita. Anche in quel caso fatale fu uno scontro urbano, avvenuto con uno scooter elettrico a pochi passi dal suo studio d’arte. Due croci che pesano sul bilancio della mobilità cittadina e che tornano a interrogare le istituzioni sulla protezione di chi sceglie le due ruote.