Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
Veramente il titolo originale era solo “E Dio creò la donna”, mitico film di Roger Vadim per la sua musa Brigitte Bardot. Qui le fattezze non sono parigine, ma palermitane, ed hanno il volto di Marianna Caronia, eroina intemerata di battaglie epiche sui diritti politici delle donne siciliane. Tra il film che sdoganò l’emancipazione femminile degli anni cinquanta, i tempi della Nouvelle Vogue, e l’arretratezza patriarcale dell’assemblea regionale siciliana, sono passati 70 anni di crescita culturale dell’Europa, è arrivata perfino la Next Generation UE, ma i politici siciliani di stampo arabo resistevano. Le donne andavano bene come ancelle, specchietti per le allodole, ma non dovevano intralciare “l’onesto e primogenio lavoro di Adamo, quello degli assessori, titolo più nobiliare quasi che funzionale. Assessore è un “inciuria”, che rimane a vita, che in politica vale in un Comune quanto un antico baronato dei tempi odierni, compreso di feudo politico dove esercitare potere. Se poi sei assessore regionale ti senti quasi un principe invitato al ballo descritto con mirabile maestria da Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo. Da domani, grazie all’innovativo fronte trasversale delle donne deputate regionali, nonostante capannelli maschili che tentavano qualunque sotterfugio, tra rinvii ed “ammuina”, compreso l’ultimo che con un emendamento, più immaginifico di quello di La Vardera, tentava di seminare confusione e portare sala d’Ercole all’esiziale ultimo rinvio, è avvenuta una svolta. Chiede la parola l’on. Caronia, la “Marianne” simbolo di libertà d’oltralpe, che parte in sordina, apprezzando la nota misura del collega maschio di Fratelli d’Italia, persona perbene ed autorevole, ma dichiarando il proprio rifiuto all’ennesima presa in giro. “Io da qui non mi muovo. La norma va approvata ora e subito” il tono è fortissimo e stentoreo, memore di tante battaglie ed umiliazioni subite per la condizione di genere, sbattendo il microfono quasi a distruggerlo. Lì in quel momento, alla presenza di tanto pubblico femminile, è venuto giù il muro del patriarcato, del divide et impera che finora aveva impedito una trasversalità sui principi di dignità garantiti dalla Costituzione Italiana, ma non da quella materiale siciliana, al cui articolo 2 c’è scritto: le donne non devono scassare la minchia.
Il muro di Berlino del potere maschile viene giù e dalle
prossime elezioni le giunte siciliane dovranno avere il 40% di presenza
femminile, come nel resto d’Italia, l’Arabia sicula si dovrà adeguare. Gli
effetti li vedremo in futuro, la norma sulla doppia preferenza di genere,
introdotta solo nel 2013, ha portato a decuplicare la presenza femminile nei
consigli comunali siciliani. Un qualcosa che cambia antropologicamente la
politica sicula. Un plauso a tutte le donne deputate siciliane, che con grandi
immaginabili difficoltà non si sono arrese e fatte dividere dagli antiquati, e
forse spaventati, colleghi maschi. Da domani, con colpevole ritardo, nasce la
Donna Politica sicula, in forza di legge e di diritto. Auguri e buon lavoro a
tutte le prossime Assessore donna dei comuni siciliani. Le segreterie politiche
già tremano, non sanno a cosa vanno incontro.
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