Una perquisizione informatica ha interessato ieri, venerdì 13 febbraio, il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale di Ravenna nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Ravenna su certificazioni mediche necessarie per l’accompagnamento di cittadini stranieri irregolari nei Cpr, i Centri di permanenza per i rimpatri. Almeno sei medici risultano indagati. L’inchiesta riguarda l’ipotesi che in diversi casi i certificati potessero essere dolosamente incompleti o del tutto arbitrari nell’attestare l’inidoneità al rimpatrio.
Su cosa sta indagando la Procura
L’attività investigativa, coordinata dai pubblici ministeri Daniele Barberini e Angela Scorza, ha comportato verifiche informatiche durate per l’intera giornata nel reparto ospedaliero.
Gli investigatori della Squadra Mobile hanno concentrato l’attenzione su dispositivi in grado di contenere comunicazioni, messaggi e scambi tra i professionisti coinvolti.
L’intervento politico: le parole di Salvini e Piantedosi
La notizia ha generato reazioni immediate. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha scritto su X: «Gravissimo. Se fosse confermato, sarebbe una vergogna da licenziamento, da radiazione e da arresto».
Inoltre, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, rispondendo a Bologna a chi gli chiedeva sul caso e sulla possibilità di fare un CPR a Bologna, ha affermato: “Mi sono sentito con de Pascale (presidente della Regione Emilia Romagna, n.d.r.), ragioneremo e cercheremo di trovare un’intesa. È una funzione dello Stato, quindi è una responsabilità nostra. Pensavo che fosse matura la volontà e il convincimento dell’utilità, perché avevo letto delle sollecitazioni persino a fare qualcosa per migliorare il sistema delle espulsioni, ma ci ragioneremo: mi sederò intorno al tavolo con il presidente della Regione, come è previsto, e poi sentiremo pure tutti gli altri”.
E ancora: “Queste cose servono al bene collettivo. C’è qualcuno – riferendosi al sindaco di Bologna Matteo Lepore – che ha delle perplessità, ho letto delle dichiarazioni che io non condivido. Non è vero che i Cpr sono vuoti, abbiamo una quota crescente di rimpatri che stiamo facendo annualmente che si alimenta proprio dal fatto che abbiamo recuperato la funzionalità di molti Cpr. Noi siamo convinti che i Cpr servono, come si è visto drammaticamente e tragicamente in alcuni casi di cronaca, per togliere dalla strada persone che oltre ad essere irregolari sono pericolose”.
La mobilitazione davanti all’ospedale
Nel frattempo, un gruppo che si è definito composto da “sanitari, studenti delle professioni sanitarie e cittadini” ha convocato per lunedì 16 febbraio alle 13 un flash mob sulle scale dell’ospedale, all’ingresso di via Missiroli.
Nel post pubblicato su Facebook si legge: «Le modalità di accertamento sono risultate estremamente impattanti sull’unità operativa e sui sanitari coinvolti. Esprimiamo solidarietà a chiunque svolga ogni giorno il proprio lavoro con competenza, responsabilità e rispetto del codice deontologico e si trovi oggi a rendere conto dei propri atti di cura e a difendersi per via legale di fronte a un sospetto di dolo esercitato con queste modalità».
Il gruppo aggiunge: «Nel massimo rispetto della magistratura, riteniamo che gli accadimenti descritti siano inaccettabili nei confronti degli operatori del servizio sanitario nazionale e determinino una strumentalizzazione, delegittimazione e messa sotto pressione del sistema e degli operatori».
L’intervento del sindaco Barattoni
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni.
«Ho piena fiducia nel lavoro della Magistratura, alla quale compete in questa fase l’accertamento di eventuali responsabilità individuali, ma questo è solo un aspetto della vicenda. Perché servirebbero prudenza e cautela, invece queste indagini, volte a riscontrare eventuali reati, hanno generato una serie di dichiarazioni improvvide da parte di alcuni Ministri della Repubblica, solitamente silenti rispetto a indagini o, peggio ancora, davanti a condanne dei loro colleghi di governo che, al contrario, in questo caso già individuano colpevoli e additano all’opinione pubblica i medici dell’Unità operativa di malattie infettive dell’Ospedale di Ravenna come i responsabili di tutto ciò che non va in tema di rimpatri».
Il sindaco prosegue: «In un paese ‘normale’ le forze di polizia si devono occupare di sicurezza, i medici di salute, chi indaga di giustizia e chi governa dovrebbe fare in modo che i diritti delle persone, così come quelli degli operatori di polizia e sanitari, vengano garantiti. Invece, per come sono le procedure di rimpatrio oggi, ci troviamo di fronte a politiche che non funzionano né nella parte della tutela dei diritti delle persone nei Cpr, né per coloro che devono operare per la sicurezza e la salute di tutti».
E ancora: «Anzi, spesso sono chiamati a sopperire a tali mancanze enti e professionisti che con grande senso di responsabilità mai si sottraggono. Per questo è pericoloso mettere alla berlina chi ogni giorno si occupa della salute di tutti. Anche perché quando nel nostro paese ci sono state persone morte nei Cpr e alcuni medici sono stati indagati per omicidio colposo nulla si è sentito da parte dei Ministri. Non tocca ai medici garantire la sicurezza».
Infine: «Cari Ministri, pensate quindi a come far funzionare meglio le procedure, assicurando a tutte e a tutti le migliori condizioni per poter fare il proprio lavoro, che siano operatori di polizia o sanitari, non speculando su indagini appena partite».
FAQ
Quanti medici sono indagati?
Almeno sei, secondo quanto emerso.
Cosa si ipotizza?
Certificati dolosamente incompleti o arbitrari per attestare l’inidoneità al rimpatrio.
C’è stata una perquisizione?
Sì, informatica, durata per l’intera giornata nel reparto Malattie Infettive.






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