Un diamante da 14mila euro consegnato per un compleanno, un rifiuto chiaro e definitivo, poi il licenziamento a giugno 2025 con la motivazione di un presunto disguido sulle ferie. Il Tribunale civile di Trento ha dichiarato nullo il provvedimento perché discriminatorio e ritorsivo, ordinando il reintegro della lavoratrice e il pagamento degli stipendi arretrati e dei contributi maturati dal giugno 2025. La vicenda si è svolta all’interno di una clinica privata, dove il titolare, medico e legale rappresentante della struttura, aveva sviluppato un’infatuazione per una dipendente.

Le avances e il diamante da 14mila euro

La storia inizia nel 2025. Il medico avvia un corteggiamento insistente fatto di messaggi romantici, apprezzamenti continui e fiori. Con il passare dei mesi, l’interesse personale si intensifica fino al gesto più eclatante: per il compleanno della dipendente consegna un anello con diamante dal valore stimato di 14mila euro.

La lavoratrice tenta di restituire il gioiello, non essendo intenzionata a ricambiare i sentimenti del superiore. L’uomo rifiuta inizialmente la restituzione e scrive che il dono è “un segno di affetto che non dipende da quello che provi tu”.

Dal corteggiamento alla ritorsione

Il clima cambia quando il rifiuto della donna diventa definitivo. Nonostante frasi apparentemente distaccate come “Il vantaggio di essere innamorato non corrisposto è che tutto il resto sembra una stupidaggine”, il medico poco prima del licenziamento scrive un messaggio definito glaciale negli atti: “Riportami il gioiello domani se per te non significa niente”.

Subito dopo, il terreno personale lascia spazio a quello professionale. A giugno 2025 arriva il licenziamento, ufficialmente motivato da un disguido legato alle ferie.

Il processo e la decisione del giudice

La lavoratrice impugna il licenziamento e avvia una causa civile. Il procedimento arriva davanti al Tribunale civile di Trento, sezione lavoro. Il giudice Giorgio Flaim analizza la documentazione: messaggi, tempistiche, dichiarazioni e contesto.

Dalle risultanze processuali emerge che non vi erano reali esigenze organizzative né errori effettivi nella gestione delle ferie. Il giudice definisce il provvedimento una reazione punitiva contro l’esercizio del diritto all’autodeterminazione affettiva della donna.

La sentenza dichiara il licenziamento nullo perché discriminatorio. Il Tribunale ordina l’immediato reintegro della dipendente e condanna la clinica al pagamento degli stipendi arretrati e dei contributi maturati dal giugno 2025.

Il profilo giuridico: discriminazione e ritorsione

La magistratura si è concentrata su due elementi:

  • Le motivazioni ufficiali addotte dal datore di lavoro.
  • Il contesto reale emerso dalle prove documentali.
  • Il nesso tra rifiuto sentimentale e licenziamento è stato ritenuto determinante. Il provvedimento è stato qualificato come ritorsivo e discriminatorio, con conseguenze dirette sul piano del diritto del lavoro.

FAQ

Perché il licenziamento è stato annullato?
Perché ritenuto discriminatorio e ritorsivo.

Qual era la motivazione ufficiale?
Un presunto disguido relativo alle ferie.

Quanto valeva il diamante?
14mila euro.

Il giudice ha disposto un risarcimento?
Ha ordinato reintegro e pagamento degli stipendi arretrati e contributi dal giugno 2025.

Chi ha deciso la causa?
Il giudice Giorgio Flaim del Tribunale civile di Trento.