Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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In quale parte d’Italia le Istituzioni sono costrette a dormire in sacco a pelo per difendere una proprietà pubblica dal potere criminale? Allo ZEN of course. Perché ci dorme l’Assessore Ferrandelli, insieme a Stefania Petix, storica inviata di Striscia, e ad altri? Perché la casa popolare, che ha avuto una regolare ed immediata assegnazione ad una famiglia avente diritto, è già stata presa di mira dal racket degli alloggi del quartiere. Sono loro che detengono il potere di abitazione allo ZEN, si fanno pagare salato questo arbitrio, e gli assegnatari regolari o pagano, se non ci sono altri che hanno già versato acconti, o se ne devono andare. Qui, in questo Antistato, vige Casa Nostra, cioè loro. Fabrizio Ferrandelli ha il carattere per gestire questa iniziativa, anche se dovrebbe essere il Sindaco, o il Presidente Schifani, proprietario per mezzo dello IACP dell’immobile, a doverci dormire. Forse, diciamo solo forse, lo Stato, il prefetto, Piantedosi, magari si scioglierebbero dall’atavico torpore di acquiescenza in un quartiere senza legge. Anzi con una legge indipendente, la loro. È giusto sgomberare un centro sociale, se occupato abusivamente, ma quando 500 alloggi, pubblici ribadiamo, sono in mano alla criminalità lo Stato si “scanta”, si spaventa. E lascia in mano tutto ad un racket, non nascosto, come quello del “pizzo”, ma alla luce del sole. Pure l’acqua viene bollettata allo ZEN 2 da multiutilieties locali e non dalla municipalizzata del comune. A questo punto la Meloni faccia chiarezza e conceda allo ZEN l’extraterritorialità come per San Marino o la Città del Vaticano. In fondo a Palermo un Papa c’era, si chiamava Michele Greco, e sembra che, nonostante il maxiprocesso celebrato in questi giorni, nulla sia cambiato. Lo Stato, perché onestamente non tocca al Comune fare da piantone alla difesa del diritto,  rimane a Palermo, in Sicilia, il Grande Assente. La vera Autonomia siciliana non è quella legislativa, come abbiamo visto col fallimento del testo sugli Enti Locali, ma è questa, dell’autogoverno della criminalità.

Finché lo Stato non manda un presidio permanente, di forza pari o superiore a quella che la criminalità allo ZEN ha in dotazione, il tenente Drogo Ferrandelli subirà il destino della Fortezza Bastiani nel Deserto dei Tartari di Buzzati. Lo ZEN, in cui si spara in Chiesa, in cui ci sono discariche a cielo aperto, in cui si spaccia e si gestisce militarmente il territorio, rappresenta il fallimento di un Paese, e della comunità politica e culturale isolana.

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