Un modello sanitario che unisce competenza clinica, prossimità sociale e inclusione culturale . Si terrà mercoledì 18 febbraio 2026, alle ore 10:00, presso la Sede dell’ASP di Enna – Viale Diaz, 7 (Enna), la Conferenza stampa di chiusura dedicata al Servizio di Etnopsichiatria e alle azioni di supporto rivolte in particolare ai profughi in fuga dalle guerre (nuclei familiari, donne, bambini) e al Servizio di Assistenza Domiciliare Socio-Sanitaria realizzate nell’ambito del progetto finanziato con i fondi dell’Ex PNRR, Missione 5, Componente 3, Investimento 1, Linee di Intervento 1.1.1 – Infrastrutture di comunità.
L’iniziativa rappresenta il momento conclusivo di un percorso progettuale che ha coniugato sanità pubblica, intervento territoriale e presa in carico multidisciplinare, ponendo al centro la persona nella sua complessità culturale, sociale e psicologica. Le azione cardine sono state il servizio di ambulatorio di Etnopsichiatria, l’apertura di una Comunità alloggio ed il servizio di Telemedicina. Un’esperienza che si propone come modello innovativo di cura e inclusione, capace di rispondere alle nuove fragilità generate dai conflitti internazionali e dai fenomeni migratori.
Il progetto è stato realizzato con il sostegno del NextGenerationEU – Finanziato dall’Unione Europea, nell’ambito delle politiche di coesione, con il coinvolgimento dell’ASP di Enna, del Consorzio Umana Solidarietà s.c.s., della cooperativa sociale Il Melograno e dei partner istituzionali e territoriali impegnati nell’attuazione degli interventi.
Il valore del modello: Etnopsichiatria e Comunità per la Salute Mentale
Il Servizio di Etnopsichiatria ha rappresentato una risposta concreta alle esigenze di nuclei familiari, donne e minori provenienti da contesti di guerra, portatori di traumi complessi, fragilità psicologiche e difficoltà di integrazione. L’approccio adottato ha integrato competenze psichiatriche, psicologiche, sociali e culturali, riconoscendo il ruolo centrale della mediazione interculturale e della presa in carico personalizzata.
Accanto a questo, la Comunità Alloggio ha rafforzato il sistema di assistenza territoriale attraverso un modello di cura inclusivo, capace di superare la logica emergenziale per costruire percorsi di accompagnamento stabili e strutturati. La telemedicina ha consentito di intervenire direttamente nei contesti di vita attraverso un’assistenza di natura socio sanitaria, promuovendo dignità, autonomia e continuità terapeutica.
Un’esperienza che dimostra come la salute mentale non possa essere scissa dalle condizioni sociali, culturali e relazionali della persona, e come la sanità pubblica possa diventare strumento di coesione e integrazione.
Gli interventi
Alla conferenza stampa interverranno:
Ennio Ciotta, Direttore Sanitario dell’ASP di Enna
Carmela Murè, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASP di Enna
Salvatore Cordovana, RUP del progetto
Massimo Campisi, DEC del progetto
Marta Alleruzzo, Coordinatore Area Disabilità del Consorzio Umana Solidarietà s.c.s.
Vania Marchionna, Responsabile progetti mainstreaming PNRR
Paolo Ragusa, Coordinatore del Consorzio Umana Solidarietà s.c.s. e Presidente ANCOS UNCI
L’incontro sarà occasione per illustrare risultati, criticità affrontate, buone pratiche e prospettive future, con l’obiettivo di consolidare un modello replicabile su altri territori regionali e nazionali.
Una sanità che si prende cura
In un tempo segnato da conflitti, migrazioni forzate e nuove povertà sanitarie, il progetto dell’ASP di Enna si propone come un esempio concreto di sanità capace di coniugare rigore clinico e responsabilità sociale. La salute mentale diventa così spazio di inclusione, ponte tra culture e presidio di dignità.
La conferenza stampa del 18 febbraio non sarà soltanto un momento di rendicontazione istituzionale, ma un passaggio simbolico che riafferma un principio fondamentale: la cura è tale quando è accessibile, interculturale e capace di accogliere le fragilità senza distinzione di provenienza.
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