Alla fine la riforma vide la luce ma senza riformare nulla o quasi. Gli Enti locali siciliani restano fermi alla vecchia legge: niente terzo mandato per i sindaci, nessun consigliere supplente e, di fatto, nessuna riforma. Vede la luce solo la rappresentanza femminile al 40% nelle giunta comunali ma dalla prossima legislatura. insomma ci saranno comuni dove bisognerà attendere anche 3 anni e mezzo perché venga applicata questa disposizione di legge.

I Comuni e l’Autonomia regionale tradita

L’approvazione della riforma lascia l’amaro in bocca ed i primi a protestare sono i comuni dell’isola che parlano di Autonomia regionale tradita:  “Alla luce delle recenti vicende legislative riguardanti gli enti locali in Sicilia emerge con forza una considerazione che non può più essere elusa: se l’autonomia speciale deve tradursi in un sistema che produce incertezza normativa, instabilità istituzionale e mancato riconoscimento della dignità istituzionale dei Comuni e del ruolo degli amministratori locali, allora occorre avere il coraggio di aprire una riflessione seria sulla sua effettiva utilità per il comparto degli enti locali.” dicono il presidente e il segretario generale di ANCI Sicilia, Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, commentando il via libera del disegno di legge sugli enti locali all’Ars.

Quadro normativo frammentato e il prezzo lo pagano gli Enti Locali

“In questi anni, i Comuni siciliani hanno spesso subito gli effetti negativi di un quadro normativo frammentato, mutevole e talvolta incoerente, senza beneficiare di reali vantaggi derivanti dall’autonomia statutaria. Emblematica è la vicenda del disegno di legge sugli enti locali all’Assemblea regionale siciliana, che ricordiamo essere da oltre tre anni oggetto di un continuo rimaneggiamento tra commissione e Aula, senza giungere a un assetto stabile e condiviso – spiegano -. Le bocciature di norme rilevanti per la vita degli enti locali — dal tema del terzo mandato ad altre disposizioni fondamentali — rappresentano solo l’ultimo episodio di un percorso segnato da incertezza e scelte non sempre orientate alla stabilità del sistema”.

Se l’Ars non è capace di riforma recepisca il testo Unico Enti Locali e basta

“Forse è giunto il momento di valutare con pragmatismo l’opportunità di un pieno adeguamento al Testo unico degli enti locali nazionale, che garantirebbe un quadro normativo chiaro e stabile, maggiore certezza giuridica per amministratori e strutture comunali, minori rischi legati a interventi legislativi estemporanei e una più solida coerenza con l’ordinamento degli enti locali nel resto del Paese – sottolineano -. A ciò si aggiunge un elemento particolarmente significativo: la Sicilia è oggi l’unica regione italiana nella quale il Consiglio delle autonomie locali non è mai stato istituito, nonostante si tratti di un organo essenziale di raccordo istituzionale e di rappresentanza del sistema delle autonomie, previsto dall’ordinamento. Per non parlare della vicenda dell’adeguamento delle indennità, che nel resto d’Italia è stato posto a totale carico dello Stato quale riconoscimento del ruolo indispensabile svolto sul territorio dagli amministratori locali, mentre in Sicilia è stato ed è tuttora oggetto di continua e costante polemica politica”.

“In questo contesto, gli enti locali siciliani si trovano troppo spesso a inseguire condizioni già da tempo riconosciute in altre parti del Paese, mentre norme fondamentali per la loro stabilità e continuità amministrativa vengono ciclicamente rimesse in discussione o non trovano compiuta attuazione”, continuano.

Autonomia speciale diventata un freno

“L’autonomia speciale deve rappresentare uno strumento di rafforzamento delle istituzioni territoriali, non un fattore di debolezza – dice il presidente Amenta -. Se essa non è in grado di garantire stabilità normativa, dignità istituzionale e pari condizioni rispetto al resto del Paese, diventa doveroso interrogarsi — senza pregiudizi — sulla necessità di un riallineamento complessivo del sistema degli enti locali siciliani, sia sul piano dell’ordinamento sia su quello della finanza locale, assicurando agli enti dell’Isola le stesse garanzie anche sotto il profilo finanziario e mettendoli nelle condizioni di svolgere pienamente le proprie funzioni essenziali al servizio delle comunità”.

I comuni chiedono certezze

“I Comuni chiedono certezze, rispetto istituzionale e condizioni di stabilità per poter svolgere pienamente il proprio ruolo al servizio delle comunità. Su questi temi non è più rinviabile un confronto serio, responsabile e orientato all’interesse generale della Sicilia”, conclude il presidente di ANCI Sicilia.

La corsa a mostrare amarezza

A fronte dello sfogo politico dei Comuni c’è una classe Parlamentare che poggio corre a dimostrarsi dispiaciuta, a manifestare amarezza. Lo fa il capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza che pure aveva tentato più volte una mediazione risolutiva: “L’esito complessivo del DDL sugli enti locali suscita amarezza e sconforto. Chiedo scusa per tutto ciò agli amministratori locali e all’Anci Sicilia: non meritavano questo trattamento da parte dell’Ars che si è dimostrata miope in questa occasione oltre che condizionata per l’ennesima volta dal voto segreto”.

Inoltre Assenza chiarisce quanto avvenuto in occasione della bocciatura dell’articolo 10: “Per amore di verità devo smentire la tesi sostenuta dal collega Roberto Di Mauro. Sono stato io e non il vicepresidente Sammartino a chiedere ai deputati della maggioranza di togliere il tesserino prima del voto. Un invito recepito da alcuni e non da tutti”.

Serve una riflessione su come proseguire la legislatura

La, Lega attacca sulla mancata regia d’aula: “Non è possibile che sulle riforme la maggioranza non riesca ad esprimere una posizione unitaria. Qui c’è da comprendere se nel prossimo futuro, tutte le leggi di riforma in cantiere abbiano lo stesso destino segnato come quella appena esitata. Oggi, tutto il lavoro svolto per mesi in I commissione, si è rivelato una waterloo. Ci salva solo la norma per il 40% di genere nelle giunte municipali, per la quale va fatto una chapeau alle donne deputate che hanno saputo fare massa critica. Occorre una riflessione per continuare la legislatura nel segno delle riforme, per avere uno spirito assertivo in maggioranza che talvolta manca. Non possiamo dare la colpa al voto segreto o alle opposizioni se le posizioni della coalizione non appaiono chiare” afferma Salvo Geraci, capogruppo della Lega all’Assemblea regionale siciliana.

“Seguite logiche di convenienza e interessi di parte”

“Spiace constatare che, sul tema del terzo mandato, si sia scelto di impedire soltanto ai cittadini siciliani dei Comuni fino a 15 mila abitanti di potersi liberamente scegliere il proprio sindaco, mentre nel resto d’Italia questa possibilità è consentita. In questi anni il dibattito si è sviluppato seguendo logiche di convenienza e interessi di parte, senza porre al centro principi fondamentali come la democrazia e la libertà di voto. È mancato uno sguardo più ampio, capace di tutelare davvero le comunità locali. Con il voto contrario al superamento del limite del terzo mandato per i Comuni sotto i 15 mila abitanti, il Parlamento siciliano ha finito per comprimere gli spazi di scelta democratica delle comunità interessate. Una decisione che, di fatto, limita la possibilità dei cittadini di confermare, se lo ritengono opportuno, un’amministrazione che ha lavorato bene” sostiene il deputato regionale del gruppo Mpa-Grande Sicilia Giuseppe Lombardo.

Gongolano le opposizioni

“L’approvazione del disegno di legge sugli enti locali segna una battaglia importante per il gruppo Pd ma soprattutto un passaggio storico per la Sicilia. Con il via libera alla norma che introduce la soglia del 40% di rappresentanza di genere nelle giunte comunali, compiamo finalmente un atto di giustizia equiparando la Sicilia al resto d’Italia” dice Michele Catanzaro, capogruppo del Partito Democratico all’Assemblea regionale siciliana dopo l’approvazione del ddl enti locali.

“Non si tratta di una concessione, ma del riconoscimento di un diritto – aggiunge – come gruppo del Partito democratico all’Ars abbiamo portato avanti con convinzione questa battaglia fin dal primo momento”.

“Resta un dato politico emerso con evidenza – conclude Catanzaro – il centrodestra è sempre più diviso, basta guardare l’esito delle votazioni di diversi articoli del ddl per rendersene conto”.

“Sono orgoglioso per la norma su quote rosa nelle giunte dei Comuni, arrivata pure troppo tardi. Quantomeno su questo versante siamo allineati al resto d’Italia. Orgoglioso pure per l’ok alla norma sul tagliando antifrode sulle schede elettorali, fortemente voluta dal M5S, che mette un altro tassello di sicurezza sulle operazioni di voto” dice il capogruppo del M5S all’Ars Antonio De Luca a commento dell’ok finale alla legge sugli enti locali.

“Quella votata oggi – dice De Luca – era tutt’altro che una riforma sugli Enti locali, come pomposamente l’ha definita qualcuno. Serviva semmai ai partiti per i loro giochetti clientelari. Parlare di poltrone aggiuntive e del colore della fascia del presidente del Consiglio comunale in un momento drammatico come questo per la Sicilia è stato veramente fuori luogo. Per fortuna l’opposizione ancora una volta ha giocato bene le sue carte, correggendo le storture della legge e facendo emergere ancora una volta le contraddizioni e le spaccature di una maggioranza ormai in frantumi, cosa che getta più di un’ombra sul cammino di questo governo nell’ultimo scorcio di legislatura che ci separa dal ritorno alle urne”.