Sarà disponibile a fine 2027 grazie al progetto di studio MAESTRI avviato a maggio 2025 e finanziato con fondi europei nell’ambito del programma INTERREG Italia–Malta. Coinvolto un team multidisciplinare di ricercatori di diversi atenei siciliani oltre al CNR di Messina e l’Università e il Ministero dei lavori pubblici di Malta.
Il Mediterraneo contiene appena l’1% dell’acqua marina mondiale, ma concentra circa il 7% delle microplastiche (MP) in essa presenti. Questo perché è un bacino semi-chiuso dove la plastica che entra (ogni anno oltre 100.000 tonnellate) fatica a uscire, accumulandosi lungo le coste e nei fondali. Preoccupano i lunghi tempi di degradazione dei materiali plastici, ma anche i danni che le MP provocano agli organismi marini e, indirettamente, alla salute umana. Le MP infatti possono rilasciare additivi tossici, trasportare inquinanti, patogeni e geni di resistenza agli antibiotici, e, una volta ingerite da fauna marina e anche dall’uomo attraverso la catena alimentare, sono difficilmente eliminabili.
Sebbene la presenza di plastiche nel mare e negli organismi marini sia ormai ampiamente documentata, restano ancora limitate le conoscenze sui meccanismi che ne regolano il trasporto e la distribuzione nell’ambiente marino. In particolare, non è chiaro quali siano le rotte percorse dalle particelle plastiche né come le correnti marine, i venti e i processi di circolazione costiera ne influenzino lo spostamento e l’accumulo in specifiche aree marine.
Per affrontare tale problematica complessa, in quanto di natura sistemica, nasce MAESTRI, acronimo di “Modelli previsionali di accumulo di microplastiche in aree marine costiere, effetti sulla biodiversità e strategie per ridurre l’inquinamento”, progetto ideato e coordinato dall’Università di Palermo che svilupperà il primo modello previsionale di accumulo di MP nel Mediterraneo centrale. Il modello sarà capace di descrivere, simulare e prevedere la distribuzione delle MP nei prossimi dieci anni in questa area, individuando le zone costiere più vulnerabili all’accumulo e chiarendo le dinamiche che ne determinano la concentrazione.
MAESTRI è finanziato con 1,5 milioni di euro nell’ambito del Programma INTERREG Italia–Malta. Avviato a maggio 2025, si concluderà nel 2027.
A guidare i lavori sono i professori Fabrizio Pepe e Gianluca Sarà e la dott.ssa Marta Corradino del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’ateneo palermitano, promotori dello studio, in collaborazione con le Università di Messina (Dipartimento di Ingegneria), Catania (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e dell’Ambiente) e inoltre il CNR di Messina, il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Malta e il Ministero dei Lavori Pubblici di Malta.
«Il Mar Mediterraneo è oggi uno degli hotspot mondiali dell’inquinamento da microplastiche. Con MAESTRI, grazie alla multidisciplinarietà che integra competenze di geologia, biologia marina, ingegneria e chimica, vogliamo fornire strumenti scientifici concreti per prevedere dove le microplastiche si accumuleranno. Comprendere le dinamiche di trasporto e concentrazione delle plastiche è essenziale per individuare le aree più vulnerabili, stimare i tempi di permanenza della plastica in mare e anticiparne l’ingresso nelle reti trofiche, così da poter valutare e mitigare i rischi ecologici e sanitari», spiegano i coordinatori del progetto.
Le aree pilota
Il monitoraggio costiero interesserà 8 km di coste della Sicilia sud-orientale (Isola delle Correnti e Vendicari) e 9 km di coste maltesi (Ghadira Bay, Golden Bay, Riviera Bay, Gnejna Bay, Ramla Bay e Salina Bay).
Tecnologia e ricerca sul campo
Durante il primo anno (da maggio 2025 a maggio 2026) verranno raccolti dati con strumenti ad alta tecnologia e metodologie di calcolo evolute:
droni dotati di sensori avanzati per analizzare le spiagge
strumenti geofisici per studiare i fondali fino a 50 metri di profondità
tecniche spettroscopiche FT-IR per identificare la composizione chimica delle MP
modelli numerici lagrangiani per simulare il movimento delle MP in mare
Saranno raccolti oltre 200 campioni di sedimenti e più di 100 campioni d’acqua da cui verranno estratte le MP per essere studiate chimicamente (con metodiche spettroscopiche) al fine di identificarne le varie tipologie e risalire alla loro origine. Si studierà la plastisfera (comunità microbiche che colonizzano le superfici plastiche) per un censimento dei batteri e dei funghi che sembrano essere capaci di degradare i polimeri della plastica.
Le attività del progetto includono anche la raccolta di dati sugli organismi bentonici (vivono a contatto con il fondale marino) e planctonici (vivono nella colonna d’acqua) per quantificare la presenza dei polimeri in tali organismi e capire come le MP interferiscano con i processi fisiologici e metabolici degli stessi.
In uno dei siti maltesi sarà inoltre installato un sistema di monitoraggio con telecamere ad alta risoluzione per studiare l’arrivo e l’accumulo dei rifiuti plastici dopo le mareggiate, dati fondamentali per validare i modelli previsionali.
Un progetto strategico per l’area transfrontaliera
La collaborazione tra Italia e Malta punta a costruire un sistema condiviso di prevenzione e gestione dell’inquinamento da microplastiche, con ricadute dirette sulla tutela della biodiversità marina, sulla pesca e sui servizi ecosistemici del Mediterraneo centrale.
MAESTRI è stato presentato ufficialmente il 19 febbraio 2026 nella sede del Rettorato dell’Università di Palermo nel corso di una giornata di interventi istituzionali e scientifici.
INTERVENTI DEL 19 FEBBRAIO
Saluti ed interventi istituzionali
Massimo Midiri- Rettore dell’Università di Palermo
Attilio Sulli- Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare
Alessandro Aiuppa, Delegato alla Ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare
Daniela Segreto, Dirigente dell’Autorità di gestione nell’ambito del programma Interreg per la Regione Siciliana
Andrea Pace, Prorettore alla Ricerca dell’Università di Palermo
Ricercatori
Francesco Tiralongo, Università di Catania: “Microplastiche in ambiente marino, origine ed effetti sulla fauna”
Fabrizio Pepe, Università di Palermo: “Il progetto Maestri dall’idea all’azione: obiettivi, metodologie e finalità”
Giovanni Sgubin, Università di Palermo: “Simulazione numerica della dispersione delle microplastiche in mare e possibili impatti”
Carla Faraci, Università di Messina, “Lo studio del trasporto di plastiche in ambienti marino-costieri attraverso l’integrazione di tecniche numerico-sperimentali e di campo”
Emmanuel Sinagra, Università di Malta: “Microplastics in marine and coastal sediments”
Paola Quatrini, Università di Palermo: ”Microplastiche e microorganismi. Biodiversità della plastisfera: dal rischio sanitario al potenziale di biodegradazione”.
DICHIARAZIONI
Relatore: Francesco Tiralongo- Università di Catania, intervenuto su Microplastiche in ambiente marino: origine ed effetti sulla fauna
“Le microplastiche sono presenti in tanti prodotti di utilizzo comune, come cosmetici e pellet industriali, ma anche il risultato della degradazione di tessuti sintetici, pneumatici, vernici nautiche, imballaggi, attrezzi da pesca, etc. Possono essere anche particelle di 1 micron e arrivare nei mari dall’atmosfera. Si accumulano sulle superfici, sulle colonne d’acqua, sui fondali e sui sedimenti costieri. Scambiati per particelle alimentari o per ingestione accidentale, vengono assunti dal plancton e in generale dagli organismi filtratori e poi dagli animali fino all’essere umano attraverso la sua dieta alimentare. Sugli organismi provocano falsa sazietà, occlusione intestinale riduzione della crescita e alterazione del comportamento alimentare. Spesso, associate anche ad altri composti tossici, le MP provocano effetti chimici/biologici quali stress ossidativo, infiammazione, danni tissutali, alterazioni endocrine. Rappresentano quindi un problema socioeconomico che possiamo limitare riducendo le sorgenti, con le tecnologie più opportune, le ricerca scientifica, ma anche con la collaborazione di tutti i cittadini”.
Relatore: Fabrizio Pepe – Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare – Università di Palermo, intervenuto su “Il progetto Maestri dall’idea all’azione: obiettivi, metodologie e finalità”
«Ogni anno enormi quantità di plastica raggiungono il mare e, frammentandosi in microplastiche, diventano persistenti e pervasive. Le correnti non le distribuiscono in modo uniforme: tendono a concentrarle soprattutto nelle aree costiere, dove sono più esposte le specie marine, le zone di pesca e le aree turistiche.
MAESTRI nasce da una domanda cruciale: possiamo prevedere dove si accumuleranno le microplastiche? Se possiamo prevederlo, possiamo intervenire!
Il progetto sviluppa modelli previsionali che integrano dati sulle correnti marine, sulla geologia delle coste sabbiose e simulazioni matematiche, per individuare gli hotspot di accumulo su scala decennale nell’area transfrontaliera e identificare le aree marine più vulnerabili. MAESTRI non si limita a descrivere il problema, ma anticiparlo: trasformare la previsione in prevenzione, fornendo a amministrazioni, autorità portuali ed enti ambientali strumenti scientifici concreti per pianificare monitoraggi, interventi mirati e politiche basate su dati solidi. La conoscenza, quando diventa azione condivisa tra i due Paesi coinvolti, può davvero fare la differenza nella tutela del nostro mare e dei suoi servizi ecosistemici»
Relatore: Giovanni Sgubin- Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare – Università di Palermo, intervenuto su Simulazione numerica della dispersione delle microplastiche in mare e possibili impatti.
“Cercheremo di comprendere e prevedere i meccanismi di trasporto e accumulo delle microplastiche con modelli numerici lagrangiani implementati su scala mediterranea, che simulano le traiettorie di milioni di particelle virtuali di microplastiche trasportate dalle correnti. I risultati delle simulazioni numeriche del progetto costituiranno la base scientifica per sistemi previsionali multi-scala innovativi”.
Relatrice: Carla Faraci- Dipartimento di Ingegneria – Università di Messina, intervenuta su Lo studio del trasporto di plastiche in ambienti marino-costieri attraverso l’integrazione di tecniche numerico-sperimentali e di campo
“Un passo essenziale per progettare strategie e misure più efficaci di mitigazione dell’inquinamento da microplastiche, ridurre la vulnerabilità degli ecosistemi costieri e limitare gli impatti dei polimeri sulle componenti biotiche e abiotiche è conoscere come si spostano nell’ambiente marino le microplastiche e quale sia il loro destino. Tali studi richiedono di combinare osservazioni sul campo con modelli fisici e numerici. In questa direzione si inserisce la ricerca del gruppo di Ingegneria costiera dell’Università di Messina, che studia i meccanismi che regolano il trasporto e l’accumulo delle plastiche lungo la spiaggia, oltre alle interazioni tra moto ondoso e detriti plastici sui fondali marini”.
Relatore: Emmanuel Sinagra – Dipartimento di Geoscienze –
Università di Malta, intervenuto su “Microplastics in marine and coastal sediments”
«Un aspetto che non possiamo più trascurare è la presenza di plastiche e microplastiche nei sedimenti marini. Non parliamo solo di ciò che galleggia in superficie: una quota significativa delle particelle, nel tempo, sprofonda e si deposita sui fondali, trasformando i sedimenti in veri e propri serbatoi di contaminazione. Questo significa che l’inquinamento non è solo visibile, ma persistente e potenzialmente in grado di essere rimobilizzato da correnti, mareggiate o attività antropiche. Comprendere l’entità e la dinamica di questo accumulo è fondamentale per valutare gli effetti sugli organismi bentonici (che vivono sul fondo marino) e, più in generale, sulla salute degli ecosistemi marini»
Relatrice: Paola Quatrini- Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare – Università di Palermo, intervenuta su ”Microplastiche e microorganismi. Biodiversità della plastisfera: dal rischio sanitario al potenziale di biodegradazione”.
“Nel progetto MAESTRI, studieremo anche con metodi molecolari la composizione della plastisfera (comunità microbiche che vivono sule superfici plastiche), che può includere patogeni ma anche microrganismi in grado di degradare i polimeri plastici, e valuteremo l’impatto delle microplastiche sulla biodiversità marina. Isoleremo batteri e funghi potenzialmente capaci di degradare la plastica che potranno essere potenziati ed applicati in futuro per la rimozione delle microplastiche”.
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